Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16001 del 01/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 01/08/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 01/08/2016), n.16001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22756-2014 proposto da:

REGIONE CAMPANIA, in persona del Presidente e legale rappresentante

della Giunta Regionale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POLI

29, presso l’Ufficio di Rappresentanza della Regione Campania,

rappresentata e difesa dagli avvocati CORRADO GRANDE, GRAZIELLA

MANDATO, MARIA D’ELIA giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.F.V., D.F.R., G.L.,

A.F., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE,

22, presso lo studio dell’avvocato ROCCO LUIGI GIROLAMO,

rappresentati e difesi dall’avvocato FERDINANDO DI CERBO giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

A.A., D.R.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 653/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

24/01/2014, depositata il 24/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado che aveva condannato la Regione Campania al pagamento in favore di ciascuno degli odierni controricorrenti della somma di Euro 1.317,84, oltre interessi legali dalla maturazione al saldo, a titolo di reddito di cittadinanza ex L.R. n. 2 del 2004, spettante in relazione al periodo dedotto.

Il giudice di appello, richiamato il principio affermato da Cass. ss.uu. n. 18480 del 2010, secondo il quale il diritto alla corresponsione del “reddito di cittadinanza”, previsto dalla L.R. Campania n. 2 del 2004, artt. 2 e 3 che ne ha stabilito l’erogazione nella misura massima in 350 Euro mensili per nucleo familiare, spetta a tutti coloro, che presentino i requisiti richiesti dalla norma fra i quali devono essere suddivise le risorse disponibili, conseguendone la illegittimità del provvedimento dell’Amministrazione che preveda la destinazione di tali risorse mediante l’attribuzione dell’intero importo – nel tetto massimo di 350 Euro – ad alcuni soltanto degli aventi diritto, secondo il minor reddito, con esclusione degli altri, sulla base di una distinzione tra “domande ammesse e finanziate” e “domande ammesse e non finanziate” non contenute nella legge, ha negato efficacia retroattiva alla L.R. n. 4 del 2011 (art. 1, comma 208) che, in dichiarata funzione interpretativa della L. n. 2 del 2004, aveva chiarito che il beneficio in controversia avrebbe dovuto essere erogato soltanto ai soggetti utilmente collocati nelle graduatorie d’ambito, fino all’esaurimento delle risorse. A tale conclusione il giudice di appello è pervenuto sia in ragione della ravvisata insussistenza di esigenze interpretative, attesa la chiarezza del contenuto della Legge del 2004 istitutiva del beneficio e del citato intervento chiarificatore di queste S.U., sia alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata, che anche alla luce della giurisprudenza della CEDU, avrebbe comportato l’impossibilità di incidere retroattivamente sulle posizioni soggettive degli assistiti, in assenza di preminenti esigenze di pubblico interesse (posto che l’interpretazione accolta, non incidente sullo stanziamento di bilancio, non avrebbe comunque comportato aggravi finanziari per l’ente erogante), rispetto a quelle di contrasto alla emarginazione ed alla povertà perseguite con la legge originaria.

Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo la Regione Campania. Ritualmente evocati in giudizio gli intimati A. e D.R. non hanno svolto attività difensiva mentre gli altri si sono difesi con controricorso ed hanno depositato memoria insistendo nelle conclusioni già prese.

Tanto premesso va rilevato che con l’unico motivo di ricorso la Regione Campania, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art 12 disp. gen., della L.R. Campania n. 2 del 2004, come interpretata dall’art. 1 comma 208 L. n. 4 del 2011, e del Regolamento n. 1/2004 del Consiglio regionale della Campania, censura la decisione impugnata per avere, in sintesi, negato natura interpretativa alla disposizione di cui alla L.R. n. 4 del 2011, art. 1, comma 208 che richiamando il regolamento n. 1 del 2004 e così conferendo, in parte qua, rango normativo primario allo stesso, avrebbe in ogni caso chiarito e ribadito, senza possibilità di deroga da parte del giudice – se non denunciandone l’eventuale illegittimità costituzionale – l’effettiva portata della originaria norma della L.R. n. 2 del 2004, nel senso, fatto chiaro dal tenore letterale della stessa, secondo cui il beneficio avrebbe dovuto essere erogato soltanto ai soggetti utilmente collocati nelle graduatorie d’ambito, fino all’esaurimento delle risorse.

Il motivo è manifestamente fondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte la quale ha ripetutamente affermato che la L.R. Campania 15 marzo 2011, n. 4, nel riconoscere il reddito di cittadinanza ai soli richiedenti utilmente collocati in graduatoria, e nei limiti dello stanziamento per il relativo ambito, comporta una determinazione in misura fissa e non variabile della prestazione ed ha natura di legge di interpretazione autentica della L.R. Campania 19 febbraio 2004, n. 2, art. 2 e art. 3, comma 1, poichè predilige una delle interpretazioni possibili delle norme interpretate, senza che rilevi, in senso contrario, la pregressa diversa interpretazione delle Sezioni Unite e senza che, pertanto, sia elusiva dell’obbligo di osservanza delle norme sovranazionali in violazione dell’art. 117 Cost., comma 1, in relazione all’art. 6, par. 1, della CEDU. Nè, in tal modo, si realizza un’ingiustificata interferenza nell’amministrazione della giustizia, in quanto la sua efficacia retroattiva – comunque insuscettibile di incidere su diritti retributivi e previdenziali definitivamente acquisiti – è giustificata dalla necessità di tutelare interessi costituzionalmente protetti, quali la concretezza degli interventi assistenziali e il rispetto delle esigenze di bilancio dell’ente erogatore. (v. tra le altre, Cass. ss.uu. n. 12180 del 2015, ss.uu. n. 23291 del 2015″ ss.uu. n. 12644 del 2014).

A tale giurisprudenza deve essere data continuità, non ravvisandosi neppure nelle considerazioni svolte nella memoria, ragioni che inducano a rivedere l’orientamento consolidatosi anche per effetto del recente intervento delle sezioni unite.

In conclusione il ricorso, manifestamente fondato, deve essere accolto. La sentenza cassata e la controversia decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con il rigetto dell’originaria domanda.

Il recente intervento da parte delle sezioni unite sulle questioni controverse giustifica la compensazione tra le parti delle spese dell’intero processo.

PQM

La Corte, accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originaria domanda.

Compensa tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 agosto 2016

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