Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15996 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 09/06/2021), n.15996

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso N. 27832/2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (c.f. (OMISSIS)) in persona del Direttore pro

tempore rappresentata e difeso ope legis dall’Avvocatura Generale

dello Stato, nei cui uffici in Roma via dei Portoghesi 12 è

domiciliata;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ AGRICOLA SANTAMARIA s.r.l., c.f. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in Roma

via E. Duse 35 presso lo studio dell’avv. Alberto Gommellini che la

rappresenta e difende unitamente Matteo Targhini del Foro di Forlì

Cesena;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1190/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARI

REGIONALE della EMILIA ROMAGNA depositata in data 02/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. RITA

RUSSO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1.- La società agricola SIA (poi incorporata dalla soc. Santamaria) ha impugnato l’avviso di liquidazione di maggiore imposta di registro notificatole in relazione ad un atto di compravendita del (OMISSIS) con il quale la società agricola ha acquistato un complesso immobiliare in (OMISSIS), deducendo che tra le abitazioni e capannoni facenti parte di questo complesso immobiliare sussisteva un vincolo pertinenziale sicchè anche alle pertinenze si applicava il regime IVA.

Il ricorso è stato rigettato in primo grado e la società ha proposto appello, che è stato accolto dalla CTR dell’Emilia-Romagna, la quale ha ritenuto sussistente il vincolo pertinenziale tra le abitazioni e i capannoni, destinati ad allevamento, con la conseguente applicabilità ad entrambi del regime IVA. La CTR ha altresì evidenziato che nel rogito è espressamente indicato che la parte venditrice ha inteso avvalersi dell’opzione di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, comma 1, n. 8 ter, chiedendo espressamente l’assoggettamento del presente trasferimento ad IVA.

2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia affidandosi a due motivi. Ha resistito con controricorso la società contribuente. La causa è stata trattata alla udienza camerale del 12 gennaio 2021.

Diritto

RITENUTO

che:

3.- Con il primo motivo del ricorso la parte lamenta la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53 e 56, dell’art. 112 c.p.c.. Deduce che l’appellante non aveva riproposto in appello la questione del vizio di motivazione dell’atto impositivo sicchè la CIR, nel ravvisare il vincolo di pertinenzialità (su cui l’atto impositivo aveva motivato), avrebbe deciso un profilo su cui si era formato il giudicato.

Il motivo è infondato.

La sussistenza di un vincolo di pertinenzialità implica un accertamento in fatto prodromico all’applicazione della norma che esula dal fatto che l’avviso di accertamento fosse o meno motivato. Dalla lettura della sentenza è evidente che la motivazione dell’avviso di accertamento è stata valutata non sotto il profilo della sua (eventuale) carenza, ma per affermare che si tratta di una motivazione non condivisibile, in quanto resa in astratto, mentre conducendo un esame in concreto, fondato sull’esame del rogito e di una allegata perizia, il giudice d’appello è giunto alla conclusione che sussisteva il vincolo di pertinenzialità.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si lamenta la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, in quanto erroneamente la CTR ha ritenuto che gli immobili abitativi costituissero pertinenza del bene strumentale principale e che, dunque, potesse applicarsi l’art. 10, comma 8 ter, che prevede l’assoggettamento ad IVA qualora la parte opti per tale imposizione.

Il motivo è inammissibile in quanto, sotto veste di censura per violazione di norme di diritto, si sollecita la revisione del giudizio di fatto operato dal giudice d’appello che ai fini di ritenere il vincolo pertinenziale ha esaminato una perizia, dando conto degli elementi salienti che caratterizzano il complesso immobiliare e ha tratto la conseguenza della applicabilità del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, comma 18 ter, anche in base all’esame del rogito, ove è manifesta l’intenzione di avvalersi della opzione prevista dal comma prima n. 8 ter la quale prevede che sono operazioni esenti “le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentai che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui al T.U. Edilizia, di cui al D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 3, comma 1, lettere c), d) ed f), entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento, e quelle per le quali nel relativo allo il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione;

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza della ricorrente e si liquidano come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.300,00 oltre rimborso spese forfetarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, Camera di consiglio da remoto, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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