Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1599 del 24/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2020, (ud. 27/09/2019, dep. 24/01/2020), n.1599

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16027-2018 proposto da:

ASSOCIAZIONE AGRICOLA ALPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MEDAGLIE D’ORO

193, presso lo studio dell’avvocato MAURO DANIELLI, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIUSEPPE PELLEGRINO;

– ricorrente –

contro

ASSESSORATO RISORSE AGRICOLE E FORESTALI, PRESIDENZA DELLA REGIONE

SICILIANA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2131/2017 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 17/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

MARULLI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti l’Associazione Agricola Alpa impugna l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Palermo, confermandone il rigetto già decretato in primo grado, ha respinto la domanda da essa proposta nei confronti dell’Assessorato Risorse Agricole e Forestali della Regione Sicilia intesa a conseguire il pagamento dell’ultima quota del contributo previsto dal bando POR Sicilia 2000-2006, art. 8, in favore degli insediamenti di nuova realizzazione ad opera di giovani agricoltori.

Il mezzo così proposto si vale di tre motivi.

Non ha svolto attività difensiva l’amministrazione intimata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente associazione lamenta la violazione del richiamato bando, artt. 8 e 20, del Reg. CE n. 1257 del 1999, dell’art. 12 preleggi, e dell’art. 111 Cost., nonchè vizio di motivazione su un fatto decisivo avendo il decidente ravvisato la perentorietà del termine entro cui l’insediamento avrebbe dovuto essere realizzato quantunque nessun elemento del bando e del regolamento giustifichi siffatta natura, sicchè la motivazione adottata sul punto risulta “del tutto contraddittoria ed illogica”.

11 motivo è inammissibile poichè, pur sotto l’apparente veste di un errore di diritto, esso intende sindacare l’apprezzamento di fatto condotto dal decidente di merito, noto essendo che la valutazione circa la natura ordinatoria o perentoria assunta dal termine si risolve in un apprezzamento di fatto del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua e priva di vizi logici e giuridici (cfr. Cass., Sez. II, 26/03/2018, n. 7540).

Nè peraltro la censurabilità dell’impugnato giudizio si rende possibile sotto il pure dedotto profilo motivazionale, sottraendosi il vizio così lamentato al perimetro dell’attuale denunciabilità per cassazione del relativo errore.

3. E’ fondato per contro il secondo motivo di ricorso inteso a censurare il capo dell’impugnata decisione che ha divisato l’inammissibilità ed insieme l’infondatezza della svolta domanda risarcitoria – declinata dal ricorrente sul rilievo che l’esiziale inosservanza del termine era imputabile al ritardo con cui l’amministrazione competente aveva provveduto ad accordare il contributo – in ragione della tardività della domanda, introdotta solo in sede di replica ex art. 183 c.p.c., e risultata indimostrata.

Posto che la determinazione in punto di infondatezza deve ritenersi tamquam non esset (Cass., Sez. U, 30/10/2013, n. 24469), va richiamato, circa la determinazione in punto di inammissibilità, il diverso principio affermato da Cass., Sez. U, 15/06/2015, n. 12310 – applicabile ratione temporis in ragione dell’incardinamento del giudizio con citazione notificata il 31.7.2009 – (“La modificazione della domanda ammessa ex art. 183 c.p.c., può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa (“petitum” e “causa petendi”), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l’allungamento dei tempi processuali”), di modo che, non potendo revocarsi in dubbio che la proposta domanda risarcitoria attenga alla medesima vicenda sostanziale, si rivela conseguentemente errato il diverso convincimento esternato dal decidente d’appello nel giudicarla tardiva.

4. La fondatezza del secondo motivo di ricorso assorbe il terzo motivo di ricorso.

5. L’impugnata decisione va perciò cassata e la causa va rinviata avanti al giudice a giro per il doveroso prosieguo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara assorbito il terzo motivo di ricorso; cassa l’impugnata decisione nei limiti del motivo accolto e rinvia la causa avanti alla Corte d’Appello di Palermo che, in altra composizione, provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 27 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2020

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