Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15963 del 06/07/2010

Cassazione civile sez. III, 06/07/2010, (ud. 20/05/2010, dep. 06/07/2010), n.15963

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.A., G.R., elettivamente domiciliati in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avv.

MODENA NADIA, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

L.D. – B.G., quali soci della SPAZIO CASA

SNC, elettivamente domiciliati in ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA 29,

presso lo studio dell’avvocato PICCINI BARBARA, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato PADOVANI ROBERTO, giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

AGENZIA IMMOBILIARE PRIMACASA CERRO SAS DI MASSIMO VINCO e C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 242/2008 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA del

9.7.07, depositata il 21/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/05/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. FUZIO Riccardo.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 23 marzo 2009 C.A. e G.R. hanno chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 21 febbraio 2008 dalla Corte d’Appello di Venezia che, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Verona, li aveva condannati al pagamento di Euro 6.197,48 ciascuno in favore della Spazio Casa S.n.c. di L.D. e B. G..

Questi ultimi hanno resistito con controricorso, mentre l’Agenzia Immobiliare Primacasa Cerro Case S.a.s. di Massimo Vinco &. C, la cui domanda era stata rigettata, non ha espletato attivita’ difensiva.

2 – I tre motivi del ricorso risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, e’ ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che e’ inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimita’, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico – giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo i ricorrenti lamentano omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo della controversia. Con la censura assumono che la Corte territoriale ha ritenuto provato il contratto di mediazione sulla base di una testimonianza indiretta e de relato. Essa implica esame e valutazione delle risultanze processuali e non ottempera al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione con riferimento alla testimonianza de qua. Il momento di sintesi finale prescinde totalmente dalla motivazione della sentenza impugnata e dai necessari riferimenti al caso concreto e non specifica in quali parti e per quali ragioni essa si riveli, rispettivamente, omessa, insufficiente, contraddittoria.

Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione dell’art. 1755 c.c..

Il quesito finale prescinde totalmente dalla motivazione della sentenza impugnata e implica una valutazione di merito che la Corte territoriale ha risolto ritenendo che l’esito positivo delle trattative, riprese dopo essere state interrotte per le difformita’ del fabbricato, fosse causalmente collegato all’incontro iniziale.

Con il terzo motivo viene denunciata violazione degli artt. 2735 e 1417 c.c..

Il tema e’ la determinazione della provvigione sulla base del prezzo di compravendita emerso dalla prova testimoniale e non di quello dichiarato nell’atto notarile.

Anche questa censura, che non ottempera al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, si conclude con un quesito di diritto astratto, poiche’ prescinde totalmente dai necessari riferimenti al caso concreto e alla motivazione della sentenza e presuppone un accertamento di fatto, cioe’ l’individuazione del soggetto confitente.

4.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

I ricorrenti hanno presentato memoria, nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte con la memoria non contrastano efficacemente i rilievi della relazione;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento in solido delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 20 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2010

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