Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15961 del 20/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 20/07/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 20/07/2011), n.15961

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

COSTRUZIONI PRISCO DI RIENZO SRL (OMISSIS), (già snc Costruzioni

Prisco Di Rienzo), in persona dell’Amministratore Delegato e

presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EUDO

GIULIOLI 47/B/18, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MAZZITELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato SORICE ANTONIO giusta mandato a

margine del ricorso;

– ricorrente –

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NIZZA 59,

presso lo studio dell’avvocato DI AMATO ASTOLFO, rappresentato e

difeso dagli avvocati STANGA DOMENICO, ABBATE ALBERTO giusta procura

a margine del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

COSTRUZIONI PRISCO DI RIENZO SRL (OMISSIS), (già snc Costruzioni

Prisco Di Rienzo), in persona dell’Amministratore Delegato e

presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EUDO

GIULIOLI 47/B/18, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MAZZITELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato SORICE ANTONIO giusta mandato a

margine del controricorso;

– controricorrente –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 1558/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

30/03/2010, depositata il 26/04/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito l’Avvocato Sorice Antonio, difensore della ricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE che nulla

osserva.

La Corte:

Letti gli atti depositati.

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 Il fatto che ha originato la controversia è il seguente: Gaetano P. ha chiesto alla Costruzioni Prisco Di Rienzo il risarcimento del danno conseguente all’infortunio di cui era rimasto vittima durante l’esecuzione di lavori di intonacatura svolti, quale affidatario, per conto della società.

Con sentenza depositata in data 26 aprile 2010 la Corte d’Appello di Napoli, in riforma della sentenza del Tribunale che aveva respinto la domanda, ha dichiarato il pari concorso di colpa ed ha condannato la società Costruzioni al risarcimento del danno liquidato in Euro.

181.000,00.

La soccombente ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi mentre il P. ha proposto ricorso incidentale articolato in due motivi.

2 Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c..

3. – Ricorso principale della Costruzioni Prisco Di Rienzo.

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1656 c.c., in relazione al precedente art. 1362.

La censura concerne l’interpretazione della scrittura privata sottoscritta il 14 febbraio 1992 tra la Costruzioni Prisco Di Rienzo e la società Pi.Due, che la Corte territoriale ha inquadrato nello schema del subappalto parziale.

Ma, con riferimento a detta scrittura, è stato violato l’art. 366 c.p.c., n. 6.

Infatti è orientamento costante (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008) che, in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità. In altri termini, il ricorrente per cassazione, ove intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, – di produrlo agli atti e di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile. Inoltre la censura non aggredisce una delle argomentazioni decisive addotte dalla sentenza impugnata, che ha spiegato che l’infortunio si è verificato per il cedimento di una tavola del ponteggio fornito dalla Di Rienzo. Il secondo motivo lamenta insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia. Si assume che la Corte territoriale ha ritenuto scontata la circostanza che il materiale messo a disposizione della ricorrente fosse in pessime condizioni, quindi non idonee all’uso.

In realtà la Corte territoriale ha affermato che la circostanza era pacifica e che le deposizioni testimoniali erano concordi sul punto ed ha aggiunto che il marciume era ben visibile a una semplice osservazione, tanto da essere stato sostituito in tutta fretta subito dopo la caduta del P.. Ciò è sufficiente a giustificare la decisione e, d’altra parte, le argomentazioni addotte dalla ricorrente non valgono a smentirla e implicano un’indagine fattuale.

Il terzo motivo adduce violazione degli artt. 2043 e 2051 c.c.. In violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, la ricorrente tratta un tema che non dimostra avere sottoposto all’esame della Corte d’Appello. La sentenza impugnata ha evidenziato la responsabilità della ricorrente per non aver provveduto a fornire e mantenere in opera ponteggi strutturalmente idonei a sopportare i carichi di lavoro e ad evitare pericoli per gli operai. Recentemente questa stessa sezione (Cass. Sez. 3^, n. 15273 del 2010) ha stabilito che l’appaltatore il quale, incaricato di eseguire lavorazioni pericolose per la loro natura, subappalti a terzi l’esecuzione di parte dei lavori oggetto del contratto di appalto, non può trasferire tutti gli obblighi collaterali del contratto di appalto sul subappaltatore, ancorchè lo stesso debba considerarsi autonomo ed esperto, restando a suo carico i doveri protettivi e di sicurezza, il cui inadempimento rende configurabile a suo carico la responsabilità di cui all’art. 2050 c.c., per gli eventuali danni riportati dal subappaltatore.

Il quarto motivo lamenta violazione dell’art. 1224 c.c. in relazione al quantum; erronea determinazione degli interessi. Si assume che non convince la motivazione posta a sostegno della determinazione degli interessi, ma la censura in esame è limitata alla violazione di legge e non ha prospettato il vizio di motivazione. Le argomentazioni addotte non dimostrano la violazione dell’art. 1224 c.c.. La Corte d’Appello ha spiegato di avere determinato gli interessi calcolandoli nella misura media del 4%.

4. – Ricorso incidentale del P..

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1655, 1656, 2043 e 2087 c.c.; erroneo esame di prove documentali determinanti; errata interpretazione ex artt. 1362 e 1363 c.c. delle norme contrattuali; violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 1. Il motivo prospetta una serie di censure autonome e indipendenti tra loro e che involgono capi diversi della sentenza impugnata, quindi viola il principio di specificità dei motivi di ricorso stabilito dall’art. 366 c.p.c., n. 4. Inoltre fa riferimento a documenti nei cui confronti non è stato rispettato l’art. 366 c.p.c., n. 6 (si veda quanto enunciato in risposta al primo motivo del ricorso principale). Ancora, vengono sottoposti all’esame della Corte argomenti che attengono al merito. Infine, non vengono dimostrate nè violazione, nè falsa applicazione delle numerose norme indicate. In realtà il ricorrente incidentale propone le proprie tesi senza porle in relazione con la motivazione della sentenza.

D’altra parte è pacifico che la responsabilità dell’appaltatore ben può concorrere con quella del subappaltatore e la relativa indagine spetta necessariamente al giudice di merito, il quale deve accertare le modalità del fatto all’origine della controversia e i rispettivi comportamenti. Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 1; errore di calcolo; assenza di motivazione circa il mancato riconoscimento di alcune voci di danno.

Gli eventuali errori di calcolo non possono essere fatti valere in sede di legittimità. D’altra parte la liquidazione del danno biologico (permanente e temporaneo) è pur sempre avvenuta utilizzando il criterio equitativo e ciò mette al riparo la sentenza impugnata.

Il danno richiesto con riferimento alla diminuita capacità reddituale è stato negato perchè non provato. L’affermazione della Corte territoriale è corretta sul piano giuridico (tale danno deve essere provato dal danneggiato) e non è stata smentita dal ricorrente sul piano probatorio. La sentenza impugnata ha liquidato anche gli interessi sulla somma via via rivalutata. Il ricorrente lamenta anche l’omessa liquidazione del danno morale ed effettivamente la sentenza non reca alcun riferimento ad esso.

Tuttavia, considerata la natura onnicomprensiva ormai attribuita al danno non patrimoniale dalla nota sentenza n. 26972 del 2008 delle Sezioni Unite, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare – anche in ottemperanza al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – di averlo specificamente indicato nella propria domanda.

5.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente incidentale ha presentato memoria; la ricorrente principale ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;

6.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che le argomentazioni addotte con la memoria dal ricorrente incidentale non sono condivisibili e non inficiano i rilievi contenuti nella relazione; che entrambi i ricorsi debbono perciò essere rigettati essendo manifestamente infondati; spese compensate; visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta entrambi i ricorsi. Spese compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2011

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