Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15955 del 20/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 20/07/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 20/07/2011), n.15955

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 13926/2010 proposto da:

D.A.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA G. ZANARDELLI 23, presso lo studio dell’avvocato NARDOZZA

MASSIMO, rappresentato e difeso dall’avvocato FILIPPUCCI Fabrizio,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4 587/2 009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

3.7.09, depositata il 19/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE.

La Corte, letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Il fatto che ha originato la controversia è il seguente:

M.M. ha chiesto la condanna di D.A.M. a restituirgli quanto versato in eccesso rispetto alla somma mutuatagli; il D.A. ha formulato domanda riconvenzionale per ottenere il pagamento del residuo della somma che asseriva avere mutuato in misura superiore a quella dichiarata dal M..

Con sentenza depositata in data 19 novembre 2009 la Corte d’Appello di Roma ha respinto la domanda riconvenzionale.

2 – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c..

3. – Il primo motivo denuncia nullità della sentenza e del procedimento in relazione all’art. 112 c.p.c.. Si assume che la sentenza impugnata non si è pronunciata sulla questione della inidoneità delle prove addotte dal M..

La censura non rispetta il principio di autosufficienza (non riferisce in quali termini la questione fosse stata sottoposta all’esame della Corte territoriale e non ne dimostra la decisività) e non censura una delle due rationes decidendi della sentenza impugnata, ossia la mancata contestazione ex art. 167 c.p.c., dell’avverso assunto.

Il secondo motivo lamenta omessa, contraddittoria e insufficiente motivazione circa un punto nodale della controversia. Si assume che la Corte territoriale ha rigettato la domanda riconvenzionale con un ragionamento palesemente errato. La censura si sostanzia in un inammissibile confronto tra la sentenza di primo grado e quella impugnata, ma non adduce specifici argomenti idonei a dimostrare che la motivazione della medesima sia omessa, insufficiente o contraddittoria.

E’ appena il caso di ribadire che il vizio di contraddittorietà della motivazione ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la “ratio decidendi” che sorregge il “decisum” adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorchè dalla lettura della sentenza non sussistano incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice. (Cass. n. 8106 del 2006).

Il difetto di insufficienza della motivazione è configurabile soltanto quando dall’esame del ragionamento svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza stessa impugnata emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero quando è evincibile l’obiettiva deficienza, nel complesso della sentenza medesima, del procedimento logico che ha indotto il predetto giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, quando vi sia difformità rispetto alle attese e alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati, poichè, in quest’ultimo caso, il motivo di ricorso si risolverebbe in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello stesso giudice di merito che tenderebbe all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione; in ogni caso, per poter considerare la motivazione adottata dal giudice di merito adeguata e sufficiente, non è necessario che nella stessa vengano prese in esame (al fine di confutarle o condividerle) tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in tal caso ritenere implicitamente disattese tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass. n. 2272 del 2007).

4.- La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie nè alcuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile; nulla spese;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile Nulla spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2011

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