Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15954 del 06/07/2010

Cassazione civile sez. I, 06/07/2010, (ud. 08/10/2009, dep. 06/07/2010), n.15954

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 27955/2007 proposto da:

L.L., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE

FLAMINIO 26, presso lo studio dell’avvocato BALDI FRANCESCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ROMOLI Francesco, giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro in carica

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 238/07 E.R. della CORTE D’APPELLO di PERUGIA

del 2/04/07, depositato il 25/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’08/10/2009 dal Consigliere e Relatore Dott. GIUSEPPE SALME’;

è presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con decreto del 25 maggio 2007 la corte d’appello di Perugia condannava il Ministero della giustizia al pagamento, in favore di L.L., della somma di Euro 8.000 a titolo di equa riparazione del danno non patrimoniale subito per la non ragionevole durata di un processo penale svoltosi dinanzi al Tribunale di Roma, nonchè al rimborso delle spese processuali;

che la corte d’appello ha rilevato che il L., sottoposto a custodia cautelare in carcere con provvedimento del luglio 1992, era stato rinviato a giudizio con l’imputazione di associazione per delinquere per la falsificazione di carte di credito a seguito di richiesta formulata il 16 agosto 1994 e che il processo era stato definito in primo grado con sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione in data 26 gennaio 2006;

che – fissata in cinque anni la durata fisiologica del procedimento penale, ivi compresa la fase delle indagini preliminari – il periodo di durata irragionevole è stato quantificato in sette anni e nove mesi, dopo avere detratto dalla durata complessiva, tra l’altro, il periodo (di tre mesi) concesso all’imputato per valutare la possibilità di formulare la richiesta di patteggiamento;

che la corte d’appello ha liquidato il danno non patrimoniale in Euro 8.000,00 (somma comprensiva degli interessi), tenuto conto della durata del processo presupposto e dell’entità della posta in gioco;

che avverso la decisione il L. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi e il Ministero della giustizia ha svolto attività difensiva con controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che il primo motivo, è manifestamente fondato, perchè la richiesta di sospensione formulata dall’imputato in vista di valutare la possibilità, introdotta da una legge sopravvenuta nel corso del dibattimento penale, di accedere al patteggiamento allargato, costituisce esercizio di una facoltà prevista dalla legge processuale e quindi non può essere detratto dalla durata complessivo il periodo di tre mesi, che il secondo ed il terzo motivo, con i quali si censura, sotto il profilo sia della violazione di legge che del vizio di motivazione, la decisione in punto di liquidazione del danno non patrimoniale – non appaiono meritevoli di accoglimento, perchè, per un ritardo quantificato in sette anni e nove mesi, è stata liquidata a titolo di danno non patrimoniale la somma di Euro 8.000,00 corrispondente a un parametro liquidatorio di Euro 1.000,00 per anno e quindi corrispondente a una liquidazione di un danno da ritardo di otto anni, conforme a quanto indicato dalla CEDU;

che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto può decidersi nel merito liquidando la somma di Euro 250,00 per gli ulteriori tre mesi di ritardo, procedendo alla liquidazione delle spese del giudizio di merito;

che sussistono giusti motivi per compensare le spese di questo giudizio, attesa la manifesta fondatezza del primo motivo.

PQM

La corte rigetta il secondo e il terzo motivo, accoglie il primo motivo e decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., condanna il Ministero della giustizia al pagamento di Euro 250,00 in favore di L.L.; condanna l’amministrazione al pagamento di Euro 1.500,00 per le spese del giudizio di merito (Euro 850,00 per onorari, Euro 600,00 per diritti, Euro 50,00 per esborsi) e compensa le spese di questo giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della struttura centralizzata per l’esame dei ricorsi civili, il 8 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2010

 

 

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