Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15951 del 29/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 29/07/2016, (ud. 18/03/2016, dep. 29/07/2016), n.15951

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7522-2015 proposto da:

S.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 23,

presso lo studio dell’avvocato CINZIA DE MICHELI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ANDREA ARTIOLI, giusta procura in

calce del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO S.G.;

– intimato –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di GENOVA del 9/9/2014

depositata il 11/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/03/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Che è stata depositata relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. in cui si legge quanto segue:

“1. – La Corte d’appello di Genova ha confermato (sia pure con diversa motivazione) il provvedimento con cui il Tribunale di Imperia aveva dichiarato inammissibile la domanda di esdebitazione proposta dal sig. S.G. a seguito della chiusura del proprio fallimento.

La Corte ha ritenuto che il fallito, proponendo la domanda con ricorso del 15 marzo 2014, avesse violato il termine annuale di decadenza decorrente dalla notifica del decreto di chiusura del fallimento, nella specie eseguita il 27 maggio 2010 presso la sua residenza a mani del figlio convivente, come risultava dall’avviso di ricevimento del plico, mentre non era stata fornita la prova del difetto del requisito della convivenza tra il figlio consegnatario e il padre destinatario della notificazione, non avendo il reclamante prodotto il certificato di residenza di suo figlio.

2. – Il sig. S. ha proposto ricorso per cassazione con un solo motivo, cui non resiste il curatore del fallimento intimato.

3. – Con l’unico motivo di ricorso, denunciando violazione degli artt. 137 c.p.c. e ss., si ripropone la tesi del difetto di convivenza del figlio del sig. S. con il padre, producendo in questa sede il certificato di residenza del primo.

3.1. – Il motivo è inammissibile perchè la prova contraria alla sussistenza della convivenza, presunta in base all’avviso di ricevimento del plico, avrebbe dovuto essere fornita nel giudizio di merito e non può essere prodotta nel giudizio di legittimità, nel quale non sono ammessi nuovi documenti, ad eccezione soltanto di quelli riguardanti la nullità del provvedimento impugnato o l’ammissibilità del ricorso (art. 372 c.p.c.).”;

che detta relazione è stata comunicata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state presentate memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che il Collegio condivide le considerazioni svolte nella relazione di cui sopra;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile;

che in mancanza di attività difensiva della parte intimata non occorre provvedere sulle spese processuali.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti dell’obbligo di versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2016

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