Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15944 del 24/07/2020

Cassazione civile sez. I, 24/07/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 24/07/2020), n.15944

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4364/2019 proposto da:

N.D.M.F., elettivamente domiciliato in Termoli Via

M.Pagano 15 presso lo studio dell’Avv.to Giovanni Giacci che lo

rappresenta e difende come da procura speciale in calce al ricorso,

manca il domiciliatario;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, Commissione Territoriale Riconoscimento

Protezione Internazionale;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata il

13/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/02/2020 da Dott. MELONI MARINA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Campobasso, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 13/12/2018, ha respinto le domande di N.D.M.F., nato in (OMISSIS), di riconoscimento, in via gradata, dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria o della protezione umanitaria, confermando il provvedimento di rigetto pronunciato dalla competente Commissione Territoriale;

il tribunale, premesso in fatto che il richiedente asilo aveva riferito alla Commissione Territoriale di essere fuggito dal proprio paese in quanto non riusciva ad estinguere un debito contratto con una banca, non era in grado di sostenere le spese per il matrimonio delle sorelle e viveva in condizioni di forte disagio connesse all’impossibilità di realizzarsi personalmente, ha osservato: che i motivi di allontanamento prospettati, di carattere meramente economico, non erano riconducibili nè ai presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato nè a quelli per il riconoscimento della protezione sussidiaria; che inoltre doveva escludersi che il (OMISSIS) versasse in una situazione di violenza armata generalizzata; che, infine, il ricorrente non aveva allegato, nè provato, che in caso di ritorno in patria si sarebbe trovato in condizioni di particolare vulnerabilità, tali da giustificare l’accoglimento della domanda di protezione umanitaria;

N.D. ha proposto ricorso per la cassazione del decreto, affidato a tre motivi;

il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorrente denuncia con il primo motivo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 28 bis, comma 2, lett. a) per avere il tribunale respinto le domande senza aver prima disposto la sua audizione e senza aver attivato i suoi poteri istruttori ufficiosi in ordine alla situazione socio-economica del (OMISSIS);

con il secondo motivo denuncia nullità del decreto per violazione dell’art. 112 c.p.c., omesso esame di un fatto decisivo, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 3, 5, 7, art. 8, comma 3, art. 14, comma 32, L. n. 251 del 2007, art. 3 lamentando ancora una volta che il tribunale non abbia disposto la sua audizione ed abbia omesso di accertare, anche mediante istruttoria officiosa, la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria:

con il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 5 T.U.I. (D.Lgs. n. 286 del 1998), per avere il giudice del merito respinto la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria senza valutare la sua vulnerabilità soggettiva, in relazione alla situazione del paese di provenienza;

i motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, vanno dichiarati inammissibili;

D. lamenta che il giudice del merito non abbia disposto la sua audizione, ma, oltre a non chiarire se l’abbia espressamente richiesta, non tiene conto che il tribunale ha ritenuto credibili le sue dichiarazioni e, proprio per questo, ha escluso che le ragioni, di natura meramente economica, che lo avevano indotto a lasciare il paese di origine potessero giustificare il riconoscimento del diritto all’asilo od alla protezione sussidiaria;

il giudice a quo ha poi escluso, con statuizione che non è stata specificamente censurata, che le domande potessero essere accolte in ragione dell’instabilità socio-politica in cui versa il (OMISSIS) o del fatto che nel paese non è garantito il pieno esercizio delle libertà democratiche, non risultando che tali circostanze oggettive avessero inciso in via diretta sulla vita ricorrente, esponendolo al rischio di subire danni gravi alla persona o trattamenti inumani o degradanti in caso di rientro;

il tribunale ha anche assolto al proprio dovere di cooperazione istruttoria officiosa, avendo accertato, sulla scorta di fonti di informazione internazionale puntualmente citate, che il (OMISSIS) non registra la presenza di gruppi terroristici armati nè è teatro di violenza armata indiscriminata: tale accertamento non è stato contraddetto dal ricorrente, che neppure ha precisato in quale altra direzione l’indagine sulla situazione del paese avrebbe dovuto essere svolta;

i vizi di omesso esame di un fatto decisivo e di omessa pronuncia risultano denunciati solo nella rubrica nel secondo motivo, ma non trovano riscontro nell’illustrazione del mezzo di censura;

palesemente generica, infine, è la censura che investe il capo della pronuncia impugnata che ha respinto la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, la quale non coglie nel segno nemmeno laddove lamenta l’omesso esame del fatto costituito dall’avviato percorso di integrazione lavorativa del richiedente, dedotto senza nulla allegare in ordine al mancato godimento in patria del minimum di diritti fondamentali garantiti ad ogni persona umana: profilo, questo, decisivo ai fini del giudizio comparativo da compiersi – nel senso dell’incolmabile sproporzione tra la situazione del paese di origine e quella del paese ospitante – in funzione del riconoscimento della misura tutoria di cui al D.Lgs. n. 289 del 1998, art. 5, comma 6;

nulla per le spese, in mancanza di attività difensiva del Ministero dell’Interno;

sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso per cassazione, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione pria civile della Corte di Cassazione, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2020

 

 

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