Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15943 del 27/06/2017


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Cassazione civile, sez. I, 27/06/2017, (ud. 18/01/2017, dep.27/06/2017),  n. 15943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Banca Monte dei Paschi s.p.a., incorporante Monte Paschi Factor

s.p.a., elett.te dom.ta in Roma, p.zza dell’Unità 13, presso l’avv.

Luisa Ranucci, rappr.ta e difesa dall’avv. Luigi Antonielli d’Oulx,

per delega a margine del ricorso. Con richiesta di ricevere le

comunicazioni di cancelleria ex art. 136 c.p.c. ed D.L. n. 112 del

2008, ex art. 51 presso la casella di posta elettronica certificata

del processo telematico di cui al D.M. 17 luglio 2008, art. 11

oppure ai nn. di fax 011/5629228 e 06/36002480 o ai rispettivi

indirizzi di p.e.c. luigantoniellidoulx-pec.ordineavvocatitorino.it

e luisaranucci-ordineavvocatiroma.org;

– ricorrente –

nei confronti di:

Fallimento (OMISSIS) s.p.a., elett.te dom.to in Roma, viale delle

Belle Arti 7, presso l’avv. Raffaele Ambrosio che lo rappresenta e

difende, in seguito al provvedimento del G.D. del 29 ottobre 2012 e

in virtù di delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3467/11 della Corte d’appello di Roma emessa

in data 19 gennaio 2011 e depositata il 5 settembre 2011, R.G. n.

6806/03;

sentito il Pubblico Ministero in persona del sostituto procuratore

generale dott. Salvato Luigi, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

RILEVATO

che:

1. La controversia ha per oggetto la cessione a Monte Paschi Factor dei crediti vantati dalla società (OMISSIS) s.p.a., In bonis, nei confronti del Ministero della Difesa. La curatela del Fallimento (OMISSIS) s.p.a. ha agito nei confronti di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., di Monte Paschi Factor e del Ministero della Difesa per la revoca delle cessioni e, in subordine, per la revoca delle rimesse effettuate dal Monte Paschi Factor sul conto corrente n. (OMISSIS), intrattenuto da (OMISSIS) s.p.a. presso l’agenzia n. (OMISSIS) della Banca MPS allo scopo di estinguere o ridurre gli scoperti ivi esistenti.

2. Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 25715/2002, ha respinto le domande proposte dalla curatela sul rilievo che le cessioni dei crediti e le rimesse sul conto non avevano avuto una funzione solutoria, diretta all’estinzione di un pregresso debito nei confronti del factor, ma la funzione di garanzia tipica del contratto di factoring.

3. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 3467/2011, ha accolto l’impugnazione della curatela fallimentare e ha dichiarato l’inefficacia, nei confronti della massa dei creditori del fallimento, delle rimesse effettuate da Monte Paschi Factor sul c/c n. (OMISSIS), intestato a (OMISSIS) presso l’agenzia n. (OMISSIS) del Monte Paschi di Siena, per un complessivo importo di 862.119,69 Euro. Ha condannato la Banca MPS alla restituzione della predetta somma in favore del fallimento con interessi legali dalla domanda.

4. Ricorre per cassazione Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. affidandosi a cinque motivi di impugnazione.

5. Si difende con controricorso il Fallimento (OMISSIS) s.p.a.

6. Le parti depositano memorie difensive.

Diritto

RITENUTO

che:

7. Con il primo motivo di ricorso si deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio con particolare riferimento alla disposta inefficacia delle rimesse solutorie effettuate da MP Factor sul conto corrente Monte Paschi Siena n. (OMISSIS) intestato a (OMISSIS) s.p.a. La banca ricorrente contesta la correttezza della ricostruzione del rapporto contrattuale fra (OMISSIS) s.p.a. e MP Factor che si è incentrata sul carattere solutorio delle rimesse e, specificamente, contesta la sovrapposizione a tale rapporto di factoring di quello autonomo e indipendente intercorso fra (OMISSIS) e MPS.

8. Il motivo non coglie la ratio decidendi della decisione impugnata che non si basa su una ricostruzione in termini di solutorietà e/o anomalia del contratto di factoring, consistente nel pagamento delle anticipazioni alla società cedente solo dopo l’avvenuta realizzazione dei crediti ceduti, ma piuttosto sul carattere trilaterale del rapporto, nonostante il dato formale della distinzione del contratto di factoring rispetto al rapporto credito-debitorio della società (OMISSIS) con la Banca Monte Paschi. Si tratta di una ricostruzione che, sotto il profilo motivazionale, ha una base logica e coerente nello svolgimento complessivo della vicenda negoziale che ha interessato le parti in causa e che è stata ricostruita attraverso l’acquisizione dei dati, consentita dall’espletamento della c.t.u., che rappresentano il flusso del finanziamento garantito dalle cessione dei crediti ma destinato ab origine a garantire la banca sul rientro della società cedente dalla sua esposizione debitoria.

9. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3) in relazione aslla L. Fall., art. 67, comma 1, n. 2. La ricorrente censura la dichiarazione di inefficacia delle rimesse pronunciata senza che sia stata dichiarata l’inefficacia delle cessioni.

10. Il motivo è infondato. Per un verso, se è vero che il dispositivo della sentenza impugnata consiste nella dichiarazione di inefficacia delle rimesse solutorie effettuate da Monte Paschi Factor sul conto corrente Monte Paschi Siena intestato a (OMISSIS) s.p.a., tuttavia la motivazione della sentenza chiarisce inequivocamente che tale dichiarazione di inefficacia si fonda sulla strumentalità del rapporto di factoring, e delle relative cessioni dei crediti di (OMISSIS) verso il Ministero della Difesa, per consentire alla cedente il rientro dalla presistente posizione debitoria nei confronti della banca. Per altro verso, se è vero, nella ricostruzione della Corte di appello, che le cessioni hanno avuto, secondo la previsione del contratto di factoring, la funzione di garanzia atipica, consistente nel consentire il recupero delle anticipazioni da parte del factor, tuttavia la destinazione delle rimesse da parte del factor e della società cedente è stata, come si è detto, quella del conferimento di tali somme al rapporto credito-debitorio esistente fra (OMISSIS) e la banca. La Corte di appello ha riscontrato, attraverso la C.T.U. e la contabilizzazione delle rimesse nei rapporti con la banca, tale finalizzazione e destinazione delle rimesse e ciò ha consentito ai giudici dell’appello di rilevare una sostanziale unitarietà e trilateralità del rapporto. Tale ricostruzione è stata ritenuta idonea a far configurare l’anormalità dei pagamenti effettuati, in definitiva, da (OMISSIS) alla banca, attraverso lo strumento delle cessioni dei crediti a un soggetto terzo, ma collegato alla banca Monte Paschi, che ha effettuato le rimesse alla società cedente sul suo conto corrente presso la banca MP, consentendo a quest’ultima di monitorare il flusso delle rimesse derivanti dalle cessioni e di ottenere l’eliminazione della esposizione della cliente nei suoi confronti.

11. Con il terzo motivo di ricorso, in relazione alla mancata individuazione delle rimesse solutorie, si deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5). La ricorrente rileva che la controparte ha esteso la domanda proposta in primo grado e limitata alla revocatoria L. Fall., ex art. 67, comma 1, n. 2 anche alla diversa ipotesi di cui all’art. 67, comma 2. Secondo la ricorrente inoltre la Corte di appello ha seguito acriticamente la consulenza ma senza indicare chiaramente il percorso logico e aritmetico con il quale è pervenuta alla determinazione delle rimesse a contenuto solutorio e confondendo in definitiva le cessioni con le rimesse.

12. Il motivo deve considerarsi infondato sotto entrambi gli aspetti. L’ampia articolazione delle conclusioni effettuata in primo grado dalla società controricorrente e il riferimento complessivo alla L. Fall., art. 67 smentiscono l’affermazione di parte ricorrente che non trova, del resto, un riscontro logico nella prospettazione dell’intera vicenda negoziale effettuata dalla società (OMISSIS). Quanto alla pretesa indeterminatezza della metodologia seguita dal consulente e recepita dalla Corte di appello, per individuare le rimesse solutorie e per pervenire concretamente alla loro quantificazione in 862.119,69 Euro, deve rilevarsi che le censure della ricorrente, oltre che non specifiche, sono da ritenersi infondate dato che l’oggetto della domanda era chiaramente riferito alle cessioni dei crediti nei confronti del Ministero della Difesa, e alle relative rimesse, e che da tale complessivo ammontare, rilevato dal C.T.U., la Corte di appello ha dedotto quanto ha costituito oggetto di separata domanda decisa dalla sentenza n. 15403/2013 di questa Corte.

13. Con il quarto motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione di norma di diritto in relazione alla L. Fall., art. 67, comma 1, n. 2 e comma 2 (art. 360 c.p.c., n. 3). La ricorrente contesta la motivazione della Corte di appello laddove ha applicato anche alle rimesse di denaro la disposizione di cui alla L. Fall., art. 67, comma 1 considerandole tutte collegate alle cessioni e ritenendole operazioni anomale. Secondo la ricorrente le rimesse non possono che essere rapportate, ai fini della dichiarazione di inefficacia, all’art. 67, comma 2 ed essere esclusi dall’azione revocatoria.

14. Il motivo deve considerarsi infondato per le ragioni già esposte relativamente ai precedenti motivi. Difatti, per un verso, la domanda proposta dalla società (OMISSIS) in primo grado era più ampia di quella che la ricorrente ritiene essere stata proposta, con esclusivo riferimento alla L. Fall., art. 67, comma 1, n. 2, in quanto investiva, sulla base della complessiva prospettazione del rapporto che ha coinvolto le parti in causa, sia le cessioni che le rimesse. L’anomalia e revocabilità di queste ultime è stata ritenuta dalla Corte di appello in relazione alla strumentalità del contratto di factoring e alla sostanziale trilateralità del rapporto.

15. Con il quinto motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione di legge in relazione alla L. Fall., art. 67, comma (art. 360 c.p.c., n. 3); omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5). Secondo la ricorrente è incomprensibile il procedimento logico-giuridico con cui la Corte di appello perviene alla qualificazione e quantificazione della somma di Euro 1.101.358,03 come ammontare complessivo delle rimesse solutorie. Il motivo di ricorso censura, in particolare, la mancata considerazione dell’esistenza o meno di un affidamento bancario, nonchè dei criteri normalmente utilizzati per identificare le operazioni revocabili, e contesta l’adozione del criterio del saldo contabile, invece che del saldo disponibile, nonchè la mancata compensazione con le operazioni bilanciate rinvenibili nel caso di specie.

16. Il motivo è inammissibile in quanto è costituito da censure e da deduzioni nuove e formulate in modo astratto. La questione relativa all’esistenza di un affidamento bancario in favore di (OMISSIS), oltre ad essere stata sollevata tardivamente, appare irrilevante per la preesistenza di una esposizione debitoria nei confronti della banca Monte Paschi e della ripetuta formazione, rilevata dal c.t.u., di scoperti sul conto corrente in questione. La censura relativa alla metodologia seguita dal C.T.U. per identificare e quantificare le rimesse solutorie è del tutto generica e astratta e non tiene conto della loro individuazione sulla base di quanto ha costituito l’oggetto della domanda di revocatoria fallimentare proposta da (OMISSIS) che si è riferita esclusivamente alle cessioni dei crediti nei confronti del Ministero della Difesa e alle conseguenti rimesse.

17. In generale, e con riferimento a tutti i motivi del ricorso, deve rilevarsi pertanto che la Corte di appello – con motivazione logica e coerente – ha accertato l’aderenza della situazione rilevata dal C.T.U. alle prospettazioni portate a sostegno della domanda di (OMISSIS), a fronte delle quali i giudici dell’appello non hanno riscontrato alcuna specifica contestazione, da parte della ricorrente, che pure è stata destinataria di una informativa analitica sulle cessioni e le rimesse.

18. Il ricorso va pertanto respinto con condanna della ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi Euro 9.200 di cui 200 per spese, oltre accessori di legge e spese forfettarie.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2017

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