Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15923 del 08/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 08/06/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 08/06/2021), n.15923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21017-2017 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, UFF. RECUPERO CREDITI DEL GIUDICE DI PACE

DI ROMA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO

94, presso lo studio dell’avvocato BARBARA MORBINATI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3539/2017 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 19/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA TADDEI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Il Ministero della Giustizia e l’Ufficio recupero crediti del Giudice di Pace di Roma ricorrono per la cassazione della sentenza n. 3539/3/2017 della CTR Lazio, che a conferma della sentenza della CTP di Roma n. 17886/2009, rigettava l’appello proposto dagli Uffici nella causa che li vede opposti ad M.A. in relazione al preteso pagamento del contributo unificato di Euro 30,00 relativo alla causa iscritta il 26.2.2009 al ruolo del Giudice di Pace di Roma.

La sentenza della CTR confermava la sentenza del primo giudice rilevando che il ricorso introduttivo consentiva di individuare petitum e causa petendi e che la controversia, come ritenuto dal primo giudice, era da ascriversi al procedimento oppositivo introdotto dalla L. n. 689 del 1981, e non, come preteso dagli Uffici, ad un giudizio di cognizione con conseguente debenza del contributo unificato.

Il contribuente si è costituito con controricorso. Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Il Ministero della Giustizia e l’Ufficio recupero credito del Giudice di Pace di Roma articolano due motivi, ribaditi da memoria, per la cassazione della sentenza, lamentando:

a) La violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. D), posto che il ricorso introduttivo del giudizio di merito, ad opera del contribuente, non conteneva la copia dell’atto impugnato, nè l’esatta indicazione del petitum, con pregiudizio delle possibilità di difesa di controparte, che ha potuto solo presumere che il presente giudizio avesse ad oggetto l’avviso di pagamento del contributo unificato. In tale evenienza, non riscontrata a causa della incompletezza degli atti depositati da controparte il ricorso introduttivo dovrebbe essere dichiarato inammissibile perchè relativo ad un atto non esecutivo.

b) La violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 10, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Secondo i ricorrenti la sentenza della CTR ha ritenuto erroneamente applicabile alla causa in esame l’esenzione relativa ai procedimenti L. n. 689 del 1981, ex art. 18, norma quest’ultima applicabile solo ai provvedimenti amministrativi e sanzionatori previsti dalla predetta normativa, inapplicabile al caso in esame, riconducibile all’ambito dei giudizi di opposizione a norma dell’art. 615 c.p.c..

Il ricorso è fondato nei termini che seguono.

Il primo motivo è in parte inammissibile in parte infondato.

E’ inammissibile la parte relativa alla non esecutività dell’atto impugnato perchè non dedotta in appello e proposta solo nel giudizio di legittimità; è infondata la parte attinente alla genericità del motivo perchè l’originario ricorso ha consentito, de plano, di individuare petitum e causa petendi.

In ordine al secondo motivo questo Collegio osserva quanto di seguito riportato.

L’impugnazione riguarda, come viene riportato nella sentenza della CTR, un avviso di accertamento per il mancato pagamento del contributo unificato, notificato al contribuente in relazione a un giudizio di opposizione ex art. 615 c.p.c., comma 1, promosso nel 2009 e riguardante importi dovuti a titolo di sanzioni amministrative.

Il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 1, prevede che “Non è soggetto al contributo unificato il processo già esente, secondo previsione legislativa e senza limiti di competenza o di valore, dall’imposta di bollo o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura.

Nel disciplinare il giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione, la L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 10, inizialmente stabiliva che “Gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta”.

La L. n. 191 del 2009, art. 2, comma 212 (in vigore dal 01/01/2010) ha, poi, apportato importanti modifiche al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, introducendo, tra l’altro, il comma 6 bis, secondo il quale “Nei procedimenti di cui alla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonchè delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato al presente testo unico, art. 30”.

E il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 34,L. n. 689 del 1981, ha abrogato l’intero art. 23.

A partire dal 2010, dunque, i giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione sono assoggettati al pagamento del contributo unificato.

Alla presente controversia si applica comunque la disciplina previgente, tenuto conto, che la fattispecie attiene a una causa iscritta a ruolo nel corso dell’anno 2009.

Dal combinato disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 1, e della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 10, applicabili ratione temporis, si ricava che, al tempo dell’iscrizione a ruolo della causa in questione, il giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione non era soggetto al pagamento del contributo unificato. Secondo la sentenza impugnata, il giudizio L. n. 689 del 1981, ex art. 23, e quello di opposizione ex art. 615 c.p.c., devono essere sottoposti alla stessa disciplina, trattandosi comunque di opposizioni a sanzioni amministrative (di competenza del giudice di pace) da ritenersi esenti da qualsiasi spesa.

La questione è stata compiutamente affrontata dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 30 ottobre 2009, n. 266/E, e dalla nota del Ministero della Giustizia 9 ottobre 2009, n. 123240 (entrambe citate dalle amministrazioni ricorrenti), ove si è ritenuto che la previsione esentativa trova esclusiva applicazione con riguardo alla procedura disciplinata dalla L. n. 689 del 1981, art. 23, a prescindere dal grado, ma non può estendersi ad un altro giudizio, quale è quello di opposizione all’esecuzione.

A tale orientamento ha aderito anche il giudice di legittimità che, con soluzione condivisa da questo Collegio, ha affermato che l’esenzione dal contributo unificato di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 1, attiene al solo al giudizio di opposizione alla ordinanza ingiunzione della L. n. 689 del 1981, ex art. 22, stante la specialità del rito e l’eccezionalità della previsione di un trattamento tributario di favore, e non anche all’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. (così Cass., Sez. 5, n. 23877 del 29/10/2020; Cass., Sez. 5, n. 23692 del 28/10/2020; Cass., Sez. 5, n. 33113 del 21/12/2018).

Dalla semplice lettura del combinato disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 1, e della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 1, si evince con chiarezza che l’esenzione in esame è stata prevista solo con riferimento al giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione.

D’altronde, le norme che introducono agevolazioni ed esenzioni costituiscono norme di carattere eccezionale e, come tali, esigono un’esegesi ispirata al criterio di stretta interpretazione. Esse non ammettono interpretazione analogica o estensiva, con la conseguenza che i benefici in esse contemplati non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione come rigorosamente identificato in base alla definizione normativa (proprio con riferimento al contributo unificato nel processo civile, v. le già menzionate Cass., Sez. 5, n. 23877 del 29/10/2020 e Cass., Sez. 5, n. 23692 del 28/10/2020, nonchè Cass., Sez. 1, n. 7294 del 22/03/2013; con riguardo ad altre fattispecie, v. da ultimo Cass., Sez. 5, n. 17796 del 06/07/2018 e Cass., Sez. 6-5, n. 15407 del 21/06/2017).

Applicando il principio al caso qui in esame, in conclusione, il secondo motivo di ricorso deve essere accolto; la sentenza deve essere cassata e non essendo necessari accertamenti ulteriori in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la causa può essere decisa e l’originario ricorso del contribuente va rigettato, non essendo il giudizio di opposizione all’esecuzione compreso tra quelli per i quali è prevista l’esenzione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10 (art. 384 c.p.c., comma 2).

La novità della questione trattata, sulla quale sono intervenute pronunce di questa Corte solo dopo la proposta impugnazione, giustifica la compensazione delle spese giudiziali.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata nei limiti del motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente; compensa tra le parti le spese di lite dei gradi di merito e di legittimità.

Così deciso in Roma, Camera di consiglio, con modalità da remoto, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2021

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