Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15908 del 08/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2021, (ud. 15/04/2021, dep. 08/06/2021), n.15908

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE X

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. XXXXXX – Presidente –

Dott. XXXXXX – Consigliere –

Dott. XXXX – Consigliere –

Dott. XXXX – Consigliere –

Dott. XXXX – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34407-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.G., S.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1354/5/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 02/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva parzialmente il ricorso della parte contribuente avverso avvisi di accertamento relativi a IRES, IRAP ed IVA, emessi nei confronti di L.G. e S.C. nella loro qualità di amministratori della società di fatto ” L.G. e S.C.”;

la Commissione Tributaria Regionale respingeva il ricorso dell’Agenzia delle entrate e accoglieva l’appello incidentale di L.G. ritenendo che anche a voler considerare inefficaci e quindi inopponibili al Fisco le operazioni societarie contestate in sede di verifica, l’accertamento risulta comunque illegittimo in quanto effettuato nei confronti di una società nei cui confronti L. e S. non hanno mai assunto contemporaneamente il ruolo di soci;

l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato ad un motivo di impugnazione mentre la parte contribuente si costituiva con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 37 e 37-bis, nonchèartt. 2697 e 2729 c.c. per avere la sentenza impugnata fatto erronea applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis anzichè dello stesso D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, e per aver conseguentemente erroneamente ritenuto insussistenti i presupposti per l’applicazione del precetto antielusivo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, nonostante lo spostamento della sede sociale del Gruppo L. s.r.l. dall’Italia alla Romania, nazione quest’ultima ove il gruppo non ha mai operato, al fine di evadere gli obblighi tributari mediante l’intestazione della titolarità dell’impresa ad un prestanome rumeno privo di conoscenze specifiche del settore d’impresa e mediante la mancata esibizione delle scritture contabili.

Il motivo è fondato.

Secondo questa Corte infatti:

“il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, (“sono imputati al contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti quando sia dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, che egli ne è l’effettivo possessore per interposta persona”), secondo la costante interpretazione di questa Corte è norma che si riferisce a qualsiasi ipotesi di interposizione, anche a quella reale, nè presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d’imposta, potendo l’elusione attuarsi anche mediante operazioni effettive e reali (Cass. n. 449 del 2013, Cass. n. 25671 del 2013, Cass. n. 21794 del 2014, Cass. n. 21952 del 2015, Cass. n. 4966 del 2017): la disposizione, infatti, intende stigmatizzare quelle operazioni volte ad aggirare la normativa fiscale, a prescindere dalla natura simulata o reale della stessa, e ciò anche alla luce del più generale principio del divieto di abuso del diritto” (Cass. n. 3450 del 2021);

in tema di accertamento dei redditi, il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, imputa al contribuente i redditi formalmente intestati ad un altro soggetto quando, in base a presunzioni gravi, precise e concordanti, egli ne risulti l’effettivo titolare, senza distinguere tra interposizione fittizia e reale, sicchè la sua applicazione non è limitata alle sole operazioni simulate (Cass. n. 3450 del 2021; Cass. n. 27625 del 2018; Cass. n. 15830 del 2016);

in tema di accertamento dei redditi, l’Amministrazione finanziaria può avvalersi, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37 e ss., della prova presuntiva e, pertanto, quale soggetto terzo, anche in mancanza di un riscontro documentale, ricorrendo presunzioni gravi, precise e concordanti, è legittimata ad effettuare una ripresa a tassazione in forza della ritenuta simulazione dei contratti stipulati dal contribuente che è onerato della prova contraria (Cass. n. 25521 del 2018).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta ai suddetti principi laddove per un verso, e con particolare riguardo al primo principio, ha ritenuto applicabile la norma di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis del senza porsi il problema della possibilità di applicare la diversa norma, originariamente invocata dall’Ufficio, dello stesso D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, pur essendo contestata nel caso di specie una interposizione di persona; per un altro verso, e con particolare riferimento al secondo principio, non si è posta il problema di attribuire rilevanza a circostanze riconosciute dalla stessa sentenza impugnata – di indubbio peso, e che come tali ben potrebbero assumere i connotati di presunzioni gravi, precise e concordanti di una interposizione reale o fittizia di persona, quali: la cessione da parte del socio L. del 75% delle quote del gruppo L. s.r.l. alla moglie De Bellis, la cessione da parte di quest’ultima di una quota al cittadino rumeno Costei che diviene amministratore unico della società, il trasferimento della sede della società dall’Italia alla Romania senza una effettiva motivazione imprenditoriale e l’assenza di una effettiva attività imprenditoriale in Romania; per un altro verso ancora, e con riguardo specificamente al terzo dei principi esposti, ha fatto un cattivo uso dei principi in tema di distribuzione degli oneri probatori, in quanto, una volta evidenziati i sopra indicati elementi gravi precisi e concordanti, avrebbe dovuto gravare la parte contribuente della prova riguardante l’assenza di una interposizione di persona.

Pertanto, ritenuto fondato il motivo di impugnazione, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2021

 

 

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