Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15892 del 26/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/06/2017, (ud. 19/05/2017, dep.26/06/2017),  n. 15892

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16247/2016 proposto da:

T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avv.ti VITTORIO DI MEGLIO e PASQUALE PACIFICO;

– ricorrenti –

contro

T.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato DOMENICO PUCA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2332/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 22/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/05/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI

LOMBARDO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– T.F. ha proposto sei motivi di ricorso per la cassazione della sentenza di cui in epigrafe, con la quale la Corte territoriale, in riforma della pronuncia di primo grado e in accoglimento della domanda proposta nei suoi confronti dal fratello T.G., dichiarò che quest’ultimo, in forza della scrittura privata stipulata inter partes il 22.12.1975, aveva acquistato la proprietà del piano terra, di una porzione del terrazzo ad esso antistante e degli accessori, facenti parte dell’immobile sito in (OMISSIS);

– T.G. ha resistito con controricorso;

– la parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– il primo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte territoriale qualificato come confessione il riconoscimento di debito contenuto nella scrittura privata) è inammissibile, in quanto la detta qualificazione non costituisce l’unica ratio decidendi della sentenza impugnata, avendo la Corte territoriale valutato le prove contrarie offerte dal convenuto e ritenuto le stesse non in grado di smentire il contenuto della dichiarazione;

– il secondo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la Corte territoriale erroneamente qualificato come confessoria la scrittura privata stipulata inter partes) è inammissibile, in quanto non supera la soglia dell’assoluta genericità;

– il terzo motivo, denominato 2-bis (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la Corte territoriale ritenuto che i documenti prodotti dal convenuto non fornissero la prova contraria al contenuto della scrittura) è inammissibile, in quanto si risolve in una censura di merito relativa all’accertamento dei fatti compiuto sulla base delle prove acquisite, accertamento (sollecitato dall’attore con l’atto di appello, con conseguente esclusione del giudicato relativamente alla corrispondente statuizione di primo grado) che è insindacabile in sede di legittimità, risultando peraltro la motivazione della sentenza impugnata non apparente nè manifestamente illogica (cfr. Cass., Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014);

– il quarto motivo, denominato 2-ter a p. 15 (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4), è inammissibile, in quanto del tutto generico sia con riferimento al dedotto vizio di ultrapetizione (il ricorrente non spiega come e in quali termini l’attore avrebbe abbandonato l’originaria domanda) sia con riferimento al dedotto giudicato interno (non spiega in quali termini si sarebbe formato);

– il quinto motivo, denominato anch’esso 2-ter a p. 16 (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, in relazione alla ritenuta sussistenza di una datio in solutum) è inammissibile, in quanto si risolve in una censura relativa all’interpretazione di un atto negoziale, la quale, per pacifica giurisprudenza di questa Corte, costituisce un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità, quando – come nella specie – non risultano violati i canoni legali di ermeneutica contrattuale di cui all’art. 1362 c.c. e segg. (la cui violazione non è peraltro neppure denunciata) e la motivazione della sentenza impugnata (nella specie esaustiva: cfr. p. 6-8) è esente da errori logici e giuridici (cfr., ex multis, Cass., Sez. L, n. 17168 del 2012; Sez. 2, n. 13242 del 2010).

– il sesto motivo, denominato anch’esso 2-ter a p. 17 del ricorso (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per avere la Corte territoriale, nel qualificare il contratto come datio in solutum, consentito una inammissibile mutatio libelli) è manifestamente infondato, in quanto non sussiste alcuna mutatio libelli non essendo mutati nè la causa petendi nè il petitum della originaria domanda (di mero accertamento dell’avvenuto trasferimento della proprietà), essendosi invece la Corte territoriale limitata a interpretare il contratto e riqualificarlo giuridicamente;

– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi rispetto ai motivi di ricorso, essendo meramente reiterativa degli stessi;

– il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.500,00 (tremilacinquecento) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 19 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2017

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