Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15888 del 06/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 06/07/2010, (ud. 12/05/2010, dep. 06/07/2010), n.15888

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui Uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 è elettivamente

domiciliata;

– ricorrente –

contro

M.A. res.te a (OMISSIS), rappresentata e difesa, giusta

procura speciale con firma autenticata dal Notaio Diego Ferrario di

Brescia del 14.04.2010 rep. n. 1073, dall’Avv. MANCA BITTI Daniele,

nel cui studio in Roma, Via Luigi Luciani n. 1 è elettivamente

domiciliata;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 90/66/2007 della Commissione Tributaria

Regionale di Milano, Sez. Staccata di Brescia n. 66, in data

19.03.2007, depositata il 24.09.2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12 maggio 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Presente il P.M., Dr. MARINELLI Vincenzo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto al n. 26921/2008 R.G., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 90/66/2007, pronunziata dalla C.T.R. di Milano, Sezione Staccata di Brescia n. 63, il 19.03.2007 e DEPOSITATA il 24 settembre 2007.

Con tale decisione, la C.T.R. ha respinto l’appello dell’Agenzia Entrate e riconosciuto il diritto al rimborso, per insussistenza dei presupposti impositivi.

2 – Il ricorso di che trattasi, che riguarda impugnazione del silenzio rifiuto su domanda di rimborso dell’IRAP per gli anni dal 1998 al 2001, è affidato a due mezzi, con cui si deduce insufficiente motivazione su punto decisivo della controversia, nonchè violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3.

3 – L’intimata, giusto controricorso, ha chiesto il rigetto dell’impugnazione.

4 – Ai ricorsi proposti contro sentenze o provvedimenti pubblicati a partire dal 2.03.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. 15 febbraio 2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in materia di ricorso per cassazione, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo 1^.

Secondo l’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto – i motivi dì ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360, nn. 1), 2), 3) e 4), l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto (Cass. SS.UU. n. 23732/2007, n. 23153/2007, n. 20360/2007, n. 19892/2007), mentre, nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (Cass. SS.UU. n. 20603/2007, n. 16002/2007).

4 bis – Si propone di trattare il ricorso in Camera di consiglio e dichiararlo inammissibile, in quanto la formulazione dei motivi non soddisfa i requisiti postulati dall’art. 366 bis c.p.c., dal momento che la censura per vizio di motivazione non indica gli elementi pretermessi ed in ipotesi idonei a giustificare un diverso decisum, limitandosi ad un generico rinvio ad atti dei precedenti gradi di giudizio, mentre il quesito posto a conclusione del vizio di legge, non appare conferente, tenuto conto che il generico riferimento solo alla esistenza di collaboratori non appare, di per sè, circostanza emblematica.

5 – Va, altresì, rilevato che i mezzi dovrebbero, comunque, essere valutati, sia richiamando quanto enunciato dalla Corte di Cassazione in pregresse condivise pronunce, nelle quali si è affermato il principio secondo cui a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate (Cass. n. 3680/2007, 3678/2007, n. 3676/2007, n. 3672/2007), sia pure rifacendosi al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui la deduzione del vizio di motivazione deve evidenziare l’erroneità del risultato raggiunto dal Giudice del merito attraverso l’allegazione e la dimostrazione dell’inesistenza o dell’assoluta inadeguatezza dei dati che egli ha tenuto presenti ai fini della decisione, o delle regola giustificative (anche implicite) che da quei dati hanno condotto alla conclusione accolta, non potendo limitarsi alla mera contrapposizione di un risultato diverso sulla base dei medesimi dati, che si assume erroneamente valutati e di regole di giustificazione prospettate come più congrue (Cass. n. 3994/2005, n. 20322/2005, n. 1170/2004).

6 La CTR, nel caso, ha ritenuto sussistenti gli elementi indice dell’autonoma organizzazione, nella considerazione che il contribuente avesse dimostrato, in modo inequivoco, con la produzione della documentazione versata in atti, la insussistenza in capo allo stesso degli elementi che possano qualificare la sua attività professionale come autonomamente organizzata. Tale motivazione, sul piano logico-formale ed anche giuridico appare corretta e coerente ai richiamati principi.

Le censure, prospettando genericamente una diversa interpretazione della realtà fattuale e dei dati, già acquisiti al processo e considerati, sia pur implicitamente, irrilevanti dai Giudici di merito, senza indicare altri concreti elementi indice, pretermessi e ritenuti emblematici, che avrebbero dovuto indurre ad un diverso decisum, sembrano, allora, formulati in violazione del principio di autosufficienza e di consolidato orientamento giurisprudenziale.

7 – Si ritiene, dunque, ricorrere i presupposti per la relativa trattazione in Camera di Consiglio e la definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., proponendosi una declaratoria di inammissibilità e/o, comunque, il rigetto dell’impugnazione per manifesta infondatezza. Il Relatore Cons. Dott. Antonino Di Blasi”.

Considerato che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori;

Visti il ricorso, il controricorso, le memorie depositate dalle parti in vista dell’udienza camerale, nonchè tutti gli altri atti di causa;

Considerato che il Collegio condivide le argomentazioni svolte nella relazione;

Ritenuto che, in base a tali condivisi motivi ed ai richiamati principi, il ricorso va rigettato;

Considerato che le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in complessivi Euro milleseicento, di cui Euro millecinquecento per onorario ed Euro cento per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

PQM

rigetta il ricorso, e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in complessivi Euro milleseicento, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2010

 

 

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