Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15887 del 08/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 08/06/2021), n.15887

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Francesco Antonio – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32658-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2778/14/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 09/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente avverso un avviso di accertamento IRPEF per l’anno d’imposta 2006 con il quale veniva rettificato induttivamente il reddito;

la Commissione Tributaria Regionale respingeva l’appello dell’Agenzia delle entrate affermando che “sono infatti condivisibili e qui confermate tutte le motivazioni della sentenza impugnata, mentre l’appello dell’A.E. non offre alcun concreto elemento utile a giustificare la chiesta riforma della sentenza di primo grado”.

Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso l’Agenzia delle entrate, affidato a due motivi di impugnazione mentre la parte contribuente non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia delle entrate denuncia nullità della sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1,19 e 21 per non avere la Commissione Tributaria Regionale dichiarato inammissibile il ricorso della parte contribuente in quanto l’annullamento parziale adottato dall’Amministrazione in via di autotutela non è impugnabile;

considerato che con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61 nonchè dell’art. 111 Cost., comma 6 per avere la Commissione Tributaria Regionale rigettato l’appello con motivazione inesistente;

ritenuto di dover prioritariamente affrontare il secondo motivo di impugnazione in quanto, coinvolgendo l’eventuale nullità della sentenza d’appello, è logicamente e giuridicamente antecedente rispetto al primo;

considerato, quanto al suddetto secondo motivo di impugnazione che, secondo questa Corte:

il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. n. 27899 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017; Cass. SU n. 8053 del 2014);

in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non è più deducibile quale vizio di legittimità il semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6 e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perchè perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Cass. n. 27899 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018).

Nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale ha infatti fornito una motivazione sostanzialmente vuota, non intelligibile e de relato, indebitamente ridotta al disotto del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, (Cass. n. 27899 del 2020; Cass. n. 22272 del 2018) aderendo acriticamente alla decisione della Commissione Tributaria Provinciale senza neppure richiamarne i contenuti ritenuti salienti (nè nella parte in fatto nè in quella in diritto), limitandosi soltanto ad affermare che “sono infatti condivisibili e qui confermate tutte le motivazioni della sentenza impugnata, mentre l’appello dell’A.E. non offre alcun concreto elemento utile a giustificare la chiesta riforma della sentenza di primo grado”.

Il primo motivo di impugnazione è assorbito dall’accoglimento del secondo.

Pertanto, ritenuto fondato il secondo motivo di impugnazione e assorbito il primo, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va conseguentemente accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte, accoglie il secondo motivo di impugnazione e assorbe il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2021

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