Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15882 del 26/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/06/2017, (ud. 02/03/2017, dep.26/06/2017),  n. 15882

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26075-2015 proposto da:

RISCOSSIONE SICILIA S.P.A. – P.I. (OMISSIS), C.F. (OMISSIS), in

persona del Direttore Generale f.f. e legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. P. DA PALESTRINA,

19, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA DI STEFANI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ACCURSIO GALLO;

– ricorrente –

contro

B.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA BARBERINI

12 presso lo studio dell’avvocato MARCELLO CECCHETTI, rappresentato

e difeso dall’avvocato MAURIZIO GIACONIA;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1427/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, depositata il 09/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/03/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 1427/1/2015, depositata il 9 aprile 2015, la Commissione tributaria regionale della Sicilia accolse l’appello proposto nei confronti di Riscossione Sicilia S.p.A. dal sig. B.C. avverso la sentenza resa dalla CTP di Palermo, che aveva invece rigettato il ricorso del contribuente avverso avviso di pagamento, emesso sulla base di cartella esattoriale, avente come destinataria la società Sicilconi S.a.s., di cui il B. era legale rappresentante quale socio accomandatario, della quale il contribuente aveva lamentato, per quanto qui rileva, l’invalidità della notifica.

Avverso la sentenza della CTR Riscossione Sicilia S.p.A. ha proposto ricorso per cassazione in forza di tre motivi.

Il contribuente ha depositato memoria nei termini, resistendo all’avverso ricorso.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la decisione impugnata ha affermato che la riproposizione in appello delle stesse argomentazioni poste a sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado sia sufficiente affinchè possa dirsi rispettato l’obbligo di specificità dei motivi di appello.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, e dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, osservando come, nella fattispecie in oggetto, ricorra un vero e proprio caso di motivazione apparente nella parte in cui la sentenza impugnata, relativamente alla notifica della cartella di pagamento prodromica all’avviso di pagamento impugnato dal B., socio accomandatario della Sicilconi S.a.s., si sia limitata a riepilogare in astratto le modalità di notifica di cui all’art. 145 c.p.c., senza tuttavia far comprendere perchè l’iter previsto dalla norma non fosse stato rispettato.

Con il terzo motivo, infine, la ricorrente censura la sentenza impugnata per omesso esame circa un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, laddove, nella generica statuizione secondo cui “da quanto offerto in produzione dall’appellante non sembra che sia stato rispettato l’iter teste descritto”, ha tralasciato di considerare che la notifica al B.C., socio accomandatario della Sicilconi S.a.s. e dunque legale rappresentante della società medesima, presso il domicilio del B., è avvenuta dopo che è stata riscontrata l’impossibilità di eseguire la notifica presso la sede della società.

Il primo motivo è infondato, avendo la decisione impugnata giudicato in conformità alla giurisprudenza in materia di questa Corte (oltre a Cass. ord. 6-5, primo luglio 2014, n. 14908, richiamata nella decisione impugnata, si veda anche Cass. sez. 5, 3 agosto 2016, n. 16163), senza che siano state esposte dalla ricorrente argomentazioni idonee a sollecitare un mutamento del suddetto indirizzo.

E’ invece manifestamente fondato il secondo motivo.

La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto nulla la notifica della cartella di pagamento effettuata presso il domicilio del B., incorre, infatti, nel vizio di motivazione apparente, limitandosi ad indicare in astratto la sequenza procedimentale notificatoria, senza che sia stata rapportata in alcun modo alla fattispecie concreta.

In tal modo, mancando del tutto la ricostruzione della fattispecie concreta ai fini della sua sussunzione in quella astratta, il sillogismo che distingue il giudizio finisce per essere monco della premessa minore e, di conseguenza, privo della sua conclusione razionale (cfr. Cass. sez. 5, 27 maggio 2011, n. 11710; Cass. sez. 5, 30 ottobre 2015, n. 22242; Cass. sez. 6-5, ord. 10 gennaio 2017, n. 378).

In particolare è omessa l’indicazione della data di cancellazione della società di persone dal registro delle imprese, onde accertare se, all’atto della notifica direttamente al socio accomandatario, detta notifica potesse dirsi o meno validamente indirizzata al B. come legale rappresentante della stessa, una volta tentata vanamente la notifica presso la sede sociale, ovvero, se già intervenuta l’estinzione della società, la cartella avrebbe dovuto essere notificata a tutti i soci come peculiari successori della società stessa, secondo i principi espressi dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 12 marzo 2013, n. 6070).

La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al secondo motivo, assorbito il terzo, e rimessa per nuovo esame alla CTR della Sicilia che, ai fini del giudizio sulla validità o meno della notifica della cartella di pagamento, asseritamente avvenuta in data 11 giugno 2011, terrà conto specificamente anche della data di cancellazione della S.a.s. Sicilconi dal registro delle imprese.

Il giudice di rinvio provvederà, altresì, in ordine alla disciplina delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

Accoglie il ricorso in relazione al secondo motivo, rigettato il primo ed assorbito il terzo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 2 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2017

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