Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15867 del 24/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 24/07/2020, (ud. 15/10/2019, dep. 24/07/2020), n.15867

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni Maria – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19249-2015 proposto:

B.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARDINAL DE

LUCA 22, presso lo studio dell’avvocato SCIUBA PIETRO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliato ROMA, VIA DEI PORTOGHESI presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che lo rappresenta difende;

– controricorrenti –

Avverso la sentenza n. 7228/2014 della COMM. TRIB. REG della

Lombardia SEZ. DIST. di BRESCIA, depositata il 23/12/2014;

udita la relazione della causa svolta camera di consiglio del

15/10/2019 dal Consigliere NOVIK ADET TONI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

– la controversia ha ad oggetto l’impugnazione del silenzio-rifiuto formatosi sulla richiesta di rimborso Iva, maturato nell’anno d’imposta 2002, da parte di B.G., erede di S.F.;

– il credito era stato esposto in compensazione dalla S. e non era utilizzabile stante l’intervenuta cessazione dell’attività;

– la Commissione tributaria provinciale di Bergamo ha accolto il ricorso presentato dalla contribuente, argomentando che il credito non era contestato e che il termine di prescrizione decennale non era ancora maturato;

– la decisione di primo grado è stata riformata dalla Commissione tributaria regionale di Milano, sez. staccata di Brescia (CTR);

– la CTR, dato atto dell’esistenza in giurisprudenza di un contrasto interpretativo circa le modalità da seguire per non perdere il diritto al rimborso dell’Iva, hanno aderito alla tesi maggioritaria secondo cui “la domanda di rimborso espressa dal contribuente al momento della presentazione della dichiarazione costituisca una manifestazione di volontà che non richiede di essere reiterata attraverso il ricorso a successivi adempimenti”;

– detta interpretazione, tuttavia, era condizionata alla circostanza che la dichiarazione contenesse una chiara e precisa indicazione in tal senso;

– nel caso in esame, al contrario, la dante causa dell’appellata, S.F., nella dichiarazione mod. unico 2003, per l’anno di imposta 2002, aveva espresso la volontà di utilizzare il credito d’imposta in compensazione con altri tributi, cosicchè avrebbe dovuto formalizzare il mutamento di opzione con l’apposito modello ministeriale, anteriormente alla scadenza del termine decadenziale posto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21;

– in conclusione, conclude la CTR, in mancanza della domanda di rimborso il credito non era più azionabile per l’intervenuta decadenza;

– la contribuente ricorre contro l’agenzia delle entrate per la cassazione della decisione, sulla base di tre motivi, illustrati con memoria; l’agenzia resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– con il primo motivo di ricorso, la contribuente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30, comma 2, nonchè degli artt. 2033,2934,2946 c.c., in prospettiva dell’art. 360 c.p.c., n. 3;

– evidenzia che, non essendo il credito in contestazione, per effetto della presentazione della dichiarazione annuale Iva contenente la richiesta di rimborso, l’amministrazione in conseguenza della cessazione dell’attività, non avendo proceduto a rettifiche o ad accertamenti, avrebbe dovuto procedere al rimborso a prescindere dalla trasmissione del quadro VR; la fattispecie era simile al pagamento indebito e il credito era soggetto al normale termine di prescrizione decennale;

– con il secondo motivo di ricorso, la contribuente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti con riferimento al contenuto del quadro RX del modello unico 2003 per il 2002 ed alla cessazione dell’attività, in prospettiva dell’art. 360 c.p.c., n. 5;

– evidenzia che la CTR aveva omesso di rilevare che con la cessazione dell’attività, la deceduta S. non poteva portare in detrazione o in compensazione il credito; tale fatto, decisivo, era stato obliterato dalla sentenza;

– con il terzo motivo di ricorso, la contribuente eccepisce la violazione degli artt. 113 e 132 c.p.c., e 111 Cost., comma 6, in prospettiva dell’art. 360 c.p.c., n. 4;

– evidenzia che l’omessa motivazione in ordine alla cessazione dell’attività e all’impossibilità di portare il credito in detrazione o in compensazione determinava la mancanza della motivazione;

il primo motivo è fondato;

– ed invero, questa Corte ha più volte affermato, che la domanda di rimborso o restituzione del credito d’imposta maturato dal contribuente è da considerarsi già presentata con compilazione nella dichiarazione annuale del relativo quadro, “che configura formale esercizio del diritto” (20039/11);

– la manifestazione di volontà che ha luogo con la formalizzazione dell’istanza in sede di dichiarazione è condizione imprescindibile per far luogo al suo accoglimento, posto che, al di là dell’inequivoco tenore della legge, che vincola appunto il rimborso alla circostanza che esso sia richiesto in sede di dichiarazione – in ciò realizzandosi il presupposto di esigibilità del credito per dare inizio al procedimento di esecuzione del rimborso (20678/14)-, la richiesta è volta ad impedire la decadenza che altrimenti si determinerebbe per effetto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, il cui secondo inciso, com’è noto, prevede che la domanda di restituzione non possa essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno, in cui si è verificato il presupposto per la restituzione;

– il giudicante d’appello, nel ritenere che la defunta Flavia S., avendo espresso la volontà di utilizzare il credito d’imposta in compensazione con altri tributi, avrebbe dovuto formalizzare il mutamento di opzione con l’apposito modello ministeriale, prima della scadenza del termine di decadenza posto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, non considera che il sopravvenuto decesso costituisce un evento che ha impedito alla contribuente la modifica della dichiarazione;

– la richiesta di compensazione è stata formulata nella dichiarazione in base alla situazione del momento, ma non impedisce che si debba tenere conto dei fatti successivi sopravvenuti e ritenere che essa comunque nel suo nucleo contiene la volontà di non perdere il credito, con la conseguenza che, per effetto del successivo decesso, essa si trasforma in richiesta di rimborso;

– pertanto, anche in caso di cessazione d’attività, nella quale non è possibile portare in detrazione l’eccedenza l’anno successivo, una volta esercitato tempestivamente in dichiarazione, al diritto al rimborso non è applicabile il termine biennale di decadenza, previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, ma solo quello ordinario di prescrizione decennale, di cui all’art. 2946 c.c. (Cass. n. 19115 del 28/09/2016, conformi Cass. n. 4559 del 22/02/2017, Cass. n. 20255 del 09/10/2015);

– non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con l’accoglimento della domanda introduttiva dei contribuenti;

– gli altri motivi sono assorbiti;

– le spese del giudizio di merito vanno compensate, tenuto conto delle oscillazioni giurisprudenziali sulla questione al momento dell’instaurazione della controversia;

– le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo; compensa fra le parti le spese del giudizio di merito; condanna la controricorrente al pagamento in favore della ricorrente delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.500, per compensi, oltre spese generali nella misura del 15% dei compensi, oltre accessori.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 15 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2020

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