Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15848 del 26/06/2017


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Cassazione civile, sez. II, 26/06/2017, (ud. 11/05/2017, dep.26/06/2017),  n. 15848

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

M.M.P.M., rappresentato e difeso dall’Avvocato

Salvatore Di Pardo, con domicilio eletto nel suo recapito in Roma,

piazza del Popolo, n. 18, al Regus Business Centres s.r.l.;

– ricorrente –

contro

ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI

LECCE, in persona del presidente pro tempore, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Gabriele Russo, con domicilio eletto nello studio

dell’Avvocato Gabriele Valentini in Roma, piazza dei Prati degli

Strozzi, n. 26;

– resistente –

e contro

FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI CHIRURGHI ED

ODONTOIATRI; PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI

LECCE; PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE; MINISTERO

DELLA SALUTE;

– intimati –

avverso la decisione della Commissione centrale per gli esercenti le

professioni sanitarie depositata il 24 aprile 2014.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11 maggio 2017 dal Consigliere Alberto Giusti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, con decisione depositata il 24 aprile 2014, ha respinto il ricorso proposto dal dott. M.M.P.M. avverso la delibera dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Lecce, con la quale gli era stata irrogata la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per mesi uno;

che per la cassazione della decisione della Commissione centrale il M. ha proposto ricorso, sulla base di sei motivi;

che nessuno degli intimati ha resistito con controricorso, ma l’Ordine dei medici chirurgi ed odontoiatri della Provincia di Lecce ha depositato, in data 23 settembre 2015, una procura speciale;

che in prossimità della camera di consiglio il M. e l’Ordine di Lecce hanno depositato memorie.

Considerato che con la memoria depositata in prossimità dell’adunanza camerale l’Ordine dei medici ha sollevato un’eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività, sul rilievo che la decisione della Commissione è stata notificata in data 21 maggio 2014, laddove la notifica del ricorso per cassazione è stata richiesta soltanto in data 18 luglio 2014, oltre il termine di trenta giorni previsto dal D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, art. 68 recante il regolamento per l’esecuzione del D.Lgs. 13 settembre 1946, n. 233;

che l’eccezione è infondata;

che questa Corte (Cass., Sez. U., 24 novembre 1997, n. 11727) ha già statuito che il D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, art. 68 che fissa il termine di trenta giorni dalla notificazione della decisione emanata dalla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie per la proposizione del ricorso per cassazione, è illegittimo e deve essere, quindi, disapplicato, ai sensi della L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 5, all. E, dal momento che si tratta di norma regolamentare e che la stessa introduce una deroga all’art. 325 c.p.c., comma 2, non consentita in mancanza di una apposita disposizione di legge;

che poichè il termine per la proposizione del ricorso per cassazione avverso la decisione emessa dalla Commissione centrale è, secondo la disciplina ordinaria del codice di procedura civile, di sessanta giorni (Cass., Sez. 3, 16 novembre 2006, n. 24383), va esclusa l’eccepita tardività, essendo stato nella specie il termine di sessanta giorni ampiamente rispettato;

che, con sentenza n. 215 del 2016, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.Lgs.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, art. 17, comma 1 e comma 2, lett. a), b), c), d) ed e), nelle parti in cui si fa riferimento alla nomina dei componenti di derivazione ministeriale;

che, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale, la decisione della Commissione centrale, qui impugnata, risulta assunta da un organo privo, per scelta legislativa legata alla sua costituzione e composizione, dei requisiti di indipendenza e imparzialità che costituiscono il substrato indispensabile dell’esercizio del potere giurisdizionale;

che l’assenza di indipendenza e imparzialità, anche se riferibile solo ad alcuni dei componenti della Commissione, si trasferisce in termini osmotici dai partecipi all’organo, non potendosi consentire che lo stesso eserciti la funzione giurisdizionale attraverso dinamiche radicalmente viziate dalla interlocuzione, nel percorso che porta alla decisione, di soggetti privi delle citate caratteristiche;

che tanto è in grado di determinare la nullità della decisione assunta dalla Commissione (Cass., Sez. 2 7 febbraio 2017, n. 3252; Cass., Sez. 2, 14 febbraio 2017, n. 3903);

che, pertanto, pronunciando sul ricorso, la decisione impugnata deve essere cassata, e la causa deve essere rinviata alla Commissione centrale, diversamente composta;

che le spese del giudizio di cassazione vanno compensate tra le parti, essendo il suo esito dipeso da una declaratoria di illegittimità costituzionale sopravvenuta alla proposizione dell’impugnazione.

PQM

 

La Corte, pronunciando sul ricorso, cassa la decisione impugnata e rinvia la causa alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, in diversa composizione; dichiara compensate tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione civile, il 11 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2017

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