Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15847 del 26/06/2017


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Cassazione civile, sez. II, 26/06/2017, (ud. 11/05/2017, dep.26/06/2017),  n. 15847

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

D.L.M., rappresentato e difeso dall’Avvocato Francesco

Farolfi, con domicilio eletto nello studio dell’Avvocato Scilla

Malagoli in Roma, via Silvio Pellico, n. 44;

– ricorrente –

contro

FEDERAZIONE NAZIONALE ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI

ODONTOIATRI, in persona del presidente pro tempore, rappresentata e

difesa dall’Avvocato Francesco Caroleo, con domicilio eletto nel suo

studio in Roma, piazza della Libertà, n. 20;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELLA SALUTE; PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL

TRIBUNALE DI ROMA; PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE

DI FORLI’;

– intimati –

avverso la decisione della Commissione centrale per gli esercenti le

professioni sanitarie depositata il 5 agosto 2015.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11 maggio 2017 dal Consigliere Alberto Giusti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, con decisione depositata il 5 agosto 2015, ha respinto il ricorso proposto dal dott. D.L.M. avverso la Delib. della Federazione nazionale ordine dei medichi chirurghi e degli odontoiatri-Commissione albo odontoiatri, con la quale era stata irrogata nei suoi confronti la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale per un anno;

che per la cassazione della decisione della Commissione centrale il D.L. ha proposto ricorso, sulla base di sei motivi;

che la Federazione nazionale ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha resistito con controricorso, mentre gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede;

che in prossimità della camera di consiglio il ricorrente ha depositato una memoria illustrativa.

Considerato che il primo motivo prospetta la nullità della decisione impugnata perchè pronunciata da un organo giudicante istituito in violazione degli artt. 108, 111, 117 e 97 Cost., sollevando eccezione di illegittimità costituzionale del D.Lgs.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, art. 17 (Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse), nella parte in cui include nella Commissione centrale – in violazione dell’art. 108 Cost., comma 2, art. 111 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in riferimento all’art. 6, par. 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) – due componenti designati dal Ministero della salute, un dirigente amministrativo e un dirigente medico del Ministero;

che il motivo è fondato;

che, con sentenza n. 215 del 2016, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.Lgs.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, art. 17, comma 1 e comma 2, lett. a), b), c), d) ed e), nelle parti in cui si fa riferimento alla nomina dei componenti di derivazione ministeriale;

che, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale, la decisione della Commissione centrale, qui impugnata, risulta assunta da un organo privo, per scelta legislativa legata alla sua costituzione e composizione, dei requisiti di indipendenza e imparzialità che costituiscono il substrato indispensabile dell’esercizio del potere giurisdizionale;

che l’assenza di indipendenza e imparzialità, anche se riferibile solo ad alcuni dei componenti della Commissione, si trasferisce in termini osmotici dai partecipi all’organo, non potendosi consentire che lo stesso eserciti la funzione giurisdizionale attraverso dinamiche radicalmente viziate dalla interlocuzione, nel percorso che porta alla decisione, di soggetti privi delle citate caratteristiche;

che tanto è in grado di determinare la nullità della decisione assunta dalla Commissione (Cass., Sez. 2, 7 febbraio 2017, n. 3252; Cass., Sez. 2, 14 febbraio 2017, n. 3903);

che, pertanto, assorbiti gli altri motivi, la decisione impugnata deve essere cassata, e la causa deve essere rinviata alla Commissione centrale, diversamente composta;

che le spese del giudizio di cassazione vanno compensate tra le parti, essendo il suo esito dipeso da una declaratoria di illegittimità costituzionale sopravvenuta alla proposizione dell’impugnazione.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la decisione impugnata e rinvia la causa alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, in diversa composizione; dichiara compensate tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione civile, il 11 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2017

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