Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15846 del 19/07/2011

Cassazione civile sez. II, 19/07/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 19/07/2011), n.15846

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – rel. Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

COMUNE DI GRADO in persona del Sindaco pro tempore (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DI PRISCILLA 4, presso lo

studio dell’avvocato COEN STEFANO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROSATI FEDERICO;

– ricorrente –

contro

REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA P. IVA (OMISSIS), in

persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, PZZA COLONNA 355, presso lo studio dell’avvocato UFF DISTACCATO

REG AUT FRIULI VEN GIULIA, rappresentato e difeso dall’avvocato

MARTINI VINICIO;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE in persona del Ministro pro tempore;

– intimati –

avverso la sentenza n. 599/2005 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 06/10/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/06/2011 dal Presidente Dott. ROBERTO MICHELE TRIOLA;

udito l’Avvocato ROSATI Federico, difensore del ricorrente che ha

chiesto accoglimento delle difese scritte;

udito l’Avvocato CRUCIL Roberto con delega depositata in udienza

dell’Avvocato MARTINI Vincenzo, che ha chiesto il rigetto del ricorso

e l’accoglimento del controricorso e della memoria;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARESTIA Antonietta che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 22 ottobre 1996 il Comune di Grado conveniva il Ministero delle Finanze davanti al Tribunale di Gorizia, per sentire accertare che era proprietario di varie particelle censuarie (950/1, 2002/1, 205, 206, 202/910 e 217/33), che, invece, risultavano tavolarmente intestate allo Stato.

Il Ministero delle Finanze si costituiva eccependo pregiudizialmente l’incompetenza funzionale del tribunale di Gorizia in favore di quello di Trieste, quale foro della P.A., a norma dell’art. 25 c.p.c., e chiedendo in subordine il rigetto della domanda, in quanto i beni oggetto della stessa dovevano considerarsi appartenente al demanio naturale marittimo.

A seguito dell’adesione del Comune di Grado all’eccezione di incompetenza, la causa veniva riassunta davanti al Tribunale di Trieste.

In pendenza del giudizio entrava in vigore il D.Lgs. 21 maggio 2001, n. 265, che all’art. 1, comma 2, trasferiva alla Regione Friuli- Venezia Giulia “tutti i beni dello Stato e relative pertinenze di cui alla L. 5 marzo 1963, n. 366, art. 39, comma 2, situati nella laguna di (OMISSIS)”, con tutte le attribuzioni inerenti alla loro titolarità, tra le quali il subentro nei giudizi pendenti.

Si costituiva pertanto in giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, facendo proprie tutte le argomentazioni e conclusioni già avanzate dall’Avvocatura dello Stato per il Ministero delle Finanze.

Con sentenza in data 25 luglio 2002 il Tribunale di Trieste rigettava le domande del Comune di Grado, osservando che, secondo quanto emerso dalla C.T.U., quella di Grado-Marano era una laguna a tutti gli effetti e non un bacino di acqua salmastra, dal che discendeva che non occorreva disquisire circa la comunicazione delle aree che la compongono con il mare e circa l’idoneità delle stesse agli usi pubblici del mare, le quali sono problematiche che attengono ai bacini di acqua salsa o salmastra soltanto; inoltre, il requisito della fruibilità per gli usi pubblici del mare caratterizza solo le attività di ampliamento del demanio marittimo o la dismissione di zone demaniali, ai sensi degli artt. 33 e 35 c.n., non già la demanialità originaria ex lege.

Il Comune di Grado proponeva appello, che veniva rigettato dalla Corte di appello di Trieste con sentenza in data 6 ottobre 2004.

La Corte di appello riteneva di dover dare, innanzitutto, una definizione della “laguna” per distinguerla dai “bacini”: laguna è una zona d’acqua con bassa (o bassissima) profondità, separata dal mare da strisce di terra, con bocche di accesso sempre aperte e che consentono il ricambio d’acqua, soprattutto a mezzo delle maree. I bacini sono zone similari, nelle quali il rinnovo delle acque e l’accesso di quelle marine è saltuario, ma avviene almeno una volta l’anno. In sostanza, i bacini, ai fini della demanialità per legge e dell’uso pubblico del mare che la presuppone, sono qualcosa di più limitato e meno rilevante rispetto alle lagune. Perciò la legge ha previsto soltanto per i bacini la condizione della libera comunicazione con il mare almeno una volta l’anno, in presenza della quale l’uso pubblico proprio del mare è presunto; la laguna tale requisito possiede per definizione ed essa è quindi bene demaniale indiscutibilmente, cioè per presunzione assoluta di legge.

La navigabilità è un requisito non previsto: i bacini sono raramente navigabili, ma la laguna non può ricevere da questo punto di vista un trattamento diverso da quello che spetta appunto ai bacini di acqua salsa o salmastra.

Contro tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il Comune di Grado, con unico articolato motivo.

Resiste con controricorso la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, che ha anche depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il Comune di Grado deduce che ai fini della natura demaniale non è sufficiente che il fatto che il bacino di acqua per cui è causa sia in libera comunicazione con il mare, dovendo concorrere il requisito della sua attitudine oggettiva ed immediata all’uso pubblico ed in particolare ai fini della navigazione e del trasporto marittimo, come affermato da questa S.C. con le sentenze 19 marzo 1984 n. 1863 e 6 giugno 1989 n. 2745.

Il motivo è fondato.

Questa S.C. ha avuto occasione di affermare con la citata sentenza 19 marzo 1984 n. 1863, che i beni del demanio marittimo sono soggetti ad un particolare regime giuridico per la loro stessa conformazione, in quanto sono cioè rivolti a realizzare gli interessi che attengono ai pubblici usi del mare per la loro (naturale) attitudine ad essere posti in via permanente al servizio dell’interesse della collettività in questo particolare settore della vita sociale. Si comprende quindi come non solo per i bacini di acqua salmastra, ma per tutti gli altri beni facenti parte del demanio marittimo (cfr.

gli art. 822 c.c., comma 1 e art. 38 cod. nav.), il punto essenziale dell’indagine che riguarda la identificazione del bene come appartenente a tale categoria giuridica è incentrato sull’elemento funzionale (idoneità del bene a realizzare gli interessi che attengono ai pubblici usi del mare).

La sentenza impugnata, pertanto, va cassata, avendo errato nel ritenere che la laguna possiede il requisito dell’uso pubblico proprio del mare per definizione ed essa è quindi bene demaniale indiscutibilmente, cioè per presunzione assoluta di legge.

Va chiarito che il giudice di rinvio dovrà accertare la natura demaniale della laguna di cui si discute sulla base non di una destinazione attuale all’uso pubblico, ma della semplice idoneità a svolgere una siffatta funzione pubblica, alla stregua della sua attuale conformazione, secondo criteri di accertamento che devono essere applicati con particolare rigore, posto che è in questione la natura pubblica o meno di un bene astrattamente demaniale per forza di legge.

Tale conclusione è, infine, in linea con quanto affermato dalle Sezioni unite di questa S.C. con la sentenza 14 febbraio 2011 n. 3665, la quale, pur occupandosi di un problema diverso e più specifico (la natura demaniale o meno delle cd. valli da pesca della laguna veneta), ha ugualmente condiviso i principi affermati dalla sentenza 19 marzo 1983, cit..

In definitiva, il ricorso va accolto, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte di appello di Venezia, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Venezia, anche per le spese del giudizio di Roma.

Così deciso in Roma, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2011

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