Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15837 del 08/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 08/06/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 08/06/2021), n.15837

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28831/2014 R.G. proposto da:

C.M., rappresentata e difesa dall’Avv. Antonino

Galletti, con domicilio eletto presso il suo studio sito in Roma

piazzale Don Giovanni Minzoni n. 9;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio,

sez. staccata di Latina, n. 583/39/2013 depositata il 14 ottobre

2013, non notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 12 novembre 2020

dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sez. staccata di Latina veniva rigettato l’appello proposto da M.C. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone n. 72/7/2010 la quale, a sua volta, aveva rigettato il ricorso della contribuente contestando i rilievi IVA portati da un avviso di accertamento emesso in relazione alla cessata attività di vendita al dettaglio di carburanti per autotrazione, avvenuta nel 2002.

– La CTR riteneva così di confermare la decisione di primo grado “per le ragioni evidenziate dall’ufficio, ed in particolare perchè la ricorrente non ha in ogni caso documentato l’importo effettivo della mancata detrazione rivendicata.”.

– Avverso la decisione propone ricorso la contribuente, affidato a cinque motivi, cui replica l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

Considerato

che:

– Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, la contribuente deduce la nullità della sentenza per violazione delle norme processuali in tema di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali in relazione agli artt. 24 e 111 Cost., all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, all’art. 118 disp. att. c.p.c., e al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, e all’art. 6 CEDU, per non essere rinvenibile nella sentenza alcun elemento idoneo a consentire di ricostruire la ratio decidendi.

– Con il secondo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, la contribuente deduce la nullità della sentenza per omessa pronuncia, in violazione dell’art. 112 c.p.c., per non aver la CTR pronunciato sulla questione dedotta in appello alle pagg. 3-5 dell’atto di impugnazione in cui veniva lamentata la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, in relazione alla metodologia accertativa esperita dall’Agenzia.

Con il terzo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, si lamenta là nullità della sentenza per violazione delle norme processuali in tema di dovere decisorio del giudice e valutazione delle risultanze del giudizio, in violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c., oltre che dell’art. 2697 c.c. in ordine alla valutazione della documentazione idonea a dimostrare la spettanza della detrazione.

– Con il quarto motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. -, si censura la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 55 e 33, per avere la CTR sommariamente e in modo incompleto riassunto le difese delle parti ai fini della decisione dell’appello quanto al metodo di accertamento; in particolare, circa la sovrapponibilità del metodo analitico-contabile e del metodo induttivo extracontabile c.d. puro nel caso in cui, come nella fattispecie, non sia stata presentata la dichiarazione. Nel medesimo motivo la contribuente inoltre censura il fatto che il giudice d’appello non abbia tenuto conto dell’art. 33 decreto IVA, nella formulazione in vigore dal 1 gennaio 1998, secondo cui nei casi in cui l’accertamento risulti basato sui dati risultanti dalla contabilità spontaneamente esibita dal contribuente, non può considerarsi induttivo e, quindi, escludersi l’assoggettabilità ai limiti delle detrazione di cui al decreto, art. 55, comma 1.

– Con il quinto motivo di ricorso la contribuente deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’omesso esame della documentazione prodotta con riferimento alla non spettanza dell’IVA.

– Il primo motivo, che si deve riferire alla deduzione di apparenza della motivazione, è infondato. Va ribadito che “La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da “error in procedendo”, quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture” (Cass. Sez. Un. 3 novembre 2016 n. 22232). Si rammenta inoltre che “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. Un., 7 aprile 2014 n. 8053).

– Nel caso in esame, la sentenza della CTR sia pure molto succintamente espone il fatto processuale, i motivi di appello ed esprime una ratio decidendi, sfavorevole alla contribuente, sul merito delle riprese ritenendo che la ricorrente non abbia dato prova dell’importo effettivo della detrazione IVA, negata dall’Agenzia delle Entrate. Si tratta di una ragione di adesione alla decisione di primo grado, espressamente richiamata, che soddisfa il minimo costituzionale richiesto nell’esprimere una motivazione giurisdizionale.

– Il secondo e il quarto motivo possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi oggettivamente poichè relativi alla metodologia accertativa.

– La stessa CTR dà conto nella sua brevissima motivazione dell’esistenza nell’atto di appello della censura oggetto del secondo motivo, precisamente nella locuzione “escludersi l’assoggettabilità ai limiti alle detrazioni di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, comma 1”. Si tratta di una sintesi parziale del complessivo motivo di appello riprodotto per autosufficienza in ricorso, relativo alla legittimità del metodo di accertamento, per non potersi sovrapporre il metodo analitico-contabile e il metodo induttivo extracontabile c.d. puro nel caso in cui, come nella fattispecie, non sia stata presentata la dichiarazione, alla luce anche del testo applicabile ratione temporis dell’art. 33 decreto IVA.

– Su tale doglianza d’appello la CTR non ha espressamente deciso, ma va reiterato che “Non ricorre il vizio di omessa pronuncia quando la decisione adottata comporti una statuizione implicita di rigetto della domanda o eccezione formulata dalla parte.” (Cass. Sez. 2 -, Ordinanza n. 20718 del 13/08/2018, Rv. 650016 – 01, conforme a Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 29191 del 06/12/2017, Rv. 646290 – 01). Nel caso di specie, l’aver disatteso nel merito la spettanza delle detrazioni implica necessariamente una decisione sfavorevole al contribuente sulla questione preliminare della legittimità dell’accertamento, dal che discende il rigetto del secondo motivo.

– Tuttavia, se va esclusa l’omessa pronuncia, nondimeno nel caso in esame non può ritenersi che la CTR abbia anche implicitamente aderito alla decisione di primo grado o alle difese dell’Agenzia sulla questione della legittimità dell’accertamento, dal momento che l’unica laconica espressione in cui è enucleabile una ratio decidendi è sul merito delle riprese, nella locuzione: “per le ragioni evidenziate dall’ufficio, ed in particolare perchè la ricorrente non ha in ogni caso documentato l’importo effettivo della mancata detrazione rivendicata.”. Tale argomentazione non rende leggibile dall’esterno (cfr. Sez. 5 -, Sentenza n. 24452 del 05/10/2018, Rv. 650527 – 01) il percorso logico seguito dal giudice d’appello che lo ha portato a dismettere l’articolata questione preliminare – potenzialmente assorbente -, portata alla sua attenzione come si evince – seppure ellitticamente in sentenza e più dettagliatamente nel ricorso. Si tratta di un vizio specificamente censurato in ricorso con il quarto motivo, che denuncia l’erronea sussunzione della fattispecie, e che trova in ultima analisi accoglimento.

– Restano assorbiti i motivi terzo e quinto relativi al merito della ripresa e, per ciò solo, accolto il motivo quarto del ricorso, rigettati il primo e secondo, la sentenza va cassata con rinvio alla CTR del Lazio, in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione al profilo e per la liquidazione delle spese di lite.

PQM

La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso, rigettati i primi due e assorbiti il terzo e quinto, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio, in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione al profilo e per la liquidazione delle spese di lite.

Così deciso in Roma, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2021

 

 

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