Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15831 del 23/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/07/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 23/07/2020), n.15831

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11837-2018 proposto da:

V.B., C.M.R., M.M.,

elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato GABRIELLA GRECO;

– ricorrenti –

contro

MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA in nome e per conto della SIENA NPL

2018 SRL, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA LAURA MANTEGAZZA 24, presso lo studio del

Dott. MARCO GARDIN, rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO

PELLEGRINO;

– controricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 64/2018 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 13/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

la Corte d’appello di Lecce, con sentenza del 13 gennaio 2018, ha respinto l’impugnazione avverso la decisione del Tribunale di Lecce del 14 febbraio 2014, la quale aveva disatteso le domande proposte dalla (OMISSIS) s.r.l. e dai fideiussori contro la Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., e condannato solo i secondi al pagamento della somma di Euro 31.258,45, così accertato il credito della medesima banca, in relazione a contratto di conto corrente aperto il 16 marzo 2005;

– che la corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, come: a) è infondato il motivo di appello relativo alla mancata reciprocità della clausola di anatocismo, in quanto, invece, alla luce sia del contratto di conto corrente bancario sia a quello di apertura di credito, tale reciprocità risulta chiaramente delle clausole negoziali concordate; b) nel valutare il dedotto superamento del tasso soglia usurario, correttamente il tribunale ha escluso dal computo quanto dovuto per commissione di massimo scoperto, avendo il D.L. n. 185 del 2008, convertito dalla L. n. 2 del 2009, al riguardo una portata innovativa, mentre il rapporto in questione si è esaurito prima dell’entrata in vigore della disciplina;

– che avverso questa sentenza propongono ricorso i soccombenti, affidato a due motivi;

– che resiste la banca intimata con controricorso.

Diritto

RITENUTO

– che i motivi del ricorso propongono avverso la sentenza impugnata censure che possono essere come di seguito riassunte:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 1283 c.c., del D.Lgs. n. 342 del 1999, art. 25, del D.Lgs. n. 385 del 1992, art. 120, art. 2 delibera Cicr 9 febbraio 2000, perchè non sussiste effettiva reciprocità della clausola anatocistica, essendo ben maggiori le somme dovute dal cliente alla banca;

2) violazione e falsa applicazione dell’art. 644 c.p., della L. n. 108 del 1996 e della L. n. 185 del 2008, art. 2-bis, perchè la nottua sulla c.m.s. va applicata anche ai rapporti di conto corrente esauriti prima della sua entrata in vigore;

– che il primo motivo è manifestamente inammissibile, in quanto esso, sotto l’egida del vizio di violazione di legge, mira ad ottenere una diversa valutazione dei fatti, con riguardo alla reciprocità delle clausole anaticistiche, invece positivamente già accertata dai giudici del merito, secondo un apprezzamento loro riservato; mentre la corte del merito, in diritto, ha fatto applicazione della regola dell’epoca, secondo cui è valida la clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi afferente ad un contratto di conto corrente bancario concluso successivamente alla vigenza del D.Lgs. n. 342 del 1999, e della delibera Cicr 9 febbraio 2000, purchè il tasso degli interessi sia espressamente determinato ed approvato per iscritto dal cliente e venga rispettata la condizione di reciprocità, secondo la quale gli interessi sia attivi che passivi devono essere calcolati con la medesima periodicità;

– che il secondo motivo è manifestamente infondato, atteso che la questione della computabilità delle commissioni di massimo scoperto agli effetti del superamento del tasso soglia dell’usura, di cui all’art. 644 c.p., comma 3, primo periodo, è stata risolta dalla Cassazione a Sezioni unite (Cass., sez. un., 20 giugno 2018, n. 16303), la quale ha enunciato il principio di diritto così massimato: “In tema di contratti bancari, con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore (il 1 gennaio 2010) delle dimensioni di cui al D.L. n. 185 del 2008, art. 2-bis, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta, come determinato in base alle diV9oskioni della L. n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale (1EG) degli interessi praticati in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente con il “tasso soglia” – ricavato dal tasso effettivo globale medio (TEGM) indicato nei decreti ministeriali emanati ai sensi della L. n. 108 del 1996 cit., art. 2, comma 1, – e con la “CMS soglia” – calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media pure registrata nei ridetti decreti ministeriali -, compensandosi, poi, l’importo dell’eccedenza della CMS applicata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con l’eventuale “margine” residuo degli interessi, risultante dalla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati”;

– che il motivo, il quale pretende la riconduzione della commissione di massimo scoperto entro il tasso soglia stabilito per il periodo anteriore al 2009, va dunque disatteso;

PQM

– che le spese vengono compensate per la metà, per essere stata la seconda questione incerta al momento della proposizione del ricorso. P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa per metà le spese di lite, liquidate, già nella predetta misura, nella somma di 2.100, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15/0 sui compensi ed agli accessori di legge.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2020

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