Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 158 del 05/01/2017

Cassazione civile, sez. II, 05/01/2017, (ud. 24/11/2016, dep.05/01/2017),  n. 158

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25832/2012 proposto da:

F.G., (OMISSIS), F.L. (OMISSIS), F.S.

(OMISSIS), Z.D. (OMISSIS), F.R. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FRANCESCO SIACCI 2/B, presso

lo studio dell’avvocato CORRADO DE MARTINI, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato CLAUDIO SANTAROSSA;

– ricorrenti –

contro

B.Z.M.P., B.Z.P.F.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo

studio dell’avvocato PAOLO PANARITI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ALBERTO SCOTTI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 352/2012 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 15/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/11/2016 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;

udito l’Avvocato DE MARTINI Corrado, difensore dei ricorrenti che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato PANARITI Benito, con delega depositata in udienza

dell’Avvocato PANARITI Paolo, difensore dei resistenti che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine rigetto del ricorso.

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con atto di citazione ritualmente notificato F.G., Z.D., F.L., F.S. e F.R. convenivano innanzi al Tribunale di Prodenone B.Z.M.P. e B.Z.P.F. per sentir dichiarare l’intervenuto acquisto per usucapione di alcuni terreni siti nel Comune di Pordenone, distinti al foglio (OMISSIS) ai mappali (OMISSIS) confinanti con quelli delle convenute.

Gli attori esponevano al riguardo che i terreni suddetti erano stati utilizzati e coltivati, dapprima dal loro dante causa F.A. e successivamente da essi stessi, in modo pubblico, pacifico ed ininterrotto, mentre i convenuti avevano coltivato i terreni di cui ai mappali (OMISSIS) solo fino al confine con i su menzionati mapp. (OMISSIS).

Il Tribunale di Pordenone, assunta prova per testi ed espletata Ctu, rigettava la domanda.

La Corte d’Appello di Trieste, con la sentenza n. 352/12, pubblicata il 15.6.20123, confermava integralmente la sentenza impugnata.

La Corte d’Appello, in particolare, affermava che i terreni per cui è causa erano stati interessati – unitamente ad altri – da una procedura espropriativa per la costruzione di una scuola nel corso della quale gli attori erano stati sentiti, in quanto accampavano delle pretese, che non erano peraltro riusciti a documentare.

Secondo quanto evidenziato dalla Ctu espletata nel giudizio di primo grado, inoltre, la descrizione della linea di confine da parte dei testimoni era stata sommaria e faceva per lo più riferimento alla situazione dei luoghi, successiva alla costruzione dell’edificio scolastico avvenuta nell’anno 1990 o, in ogni caso non prima dell’anno 1988.

Sulla base delle contrapposte dichiarazioni dei testi indotti dalle rispettive parti e della genericità delle dichiarazioni, dunque non poteva ritenersi che gli attori avessero assolto all’onere, sugli stessi gravante, di provare il possesso delle aree in oggetto da oltre vent’anni rispetto alla data di instaurazione della controversia, vale a dire il 21 novembre 2005.

Avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione,con due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c., F.G., Z.D.. F.L., F.S. e F.R..

B.Z.M.P. e B.Z.P.F. hanno resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo le ricorrenti denunziano la violazione o falsa applicazione dell’art. 1158 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3), per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio.

Premessa la riconducibilità del motivo alla fattispecie di cui al n. 5) e non anche al n. 3) dell’art. 360 c.p.c., il motivo appare inammissibile in quanto si risolve nella richiesta di rivalutazione dei fatti già oggetto del sindacato del giudice di merito.

La Corte d’Appello ha infatti ritenuto, con motivazione completa e coerente, che, sulla base delle risultanze istruttorie, ed in particolare delle contrastanti dichiarazioni dei testi escussi e della loro genericità, non risultasse la prova del possesso dell’area oggetto della domanda di usucapione in capo ai ricorrenti, non risultando individuato l’esatto confine tra le due aree limitrofe, una delle quali oggetto della domanda di usucapione, nè soprattutto dimostrato che tale possesso risalisse ad almeno vent’anni prima dell’instaurazione del giudizio.

Non sussiste dunque il dedotto vizio di carenza motivazionale, configurabile soltanto qualora dal ragionamento del giudice di merito emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ovvero quando sia evincibile l’obiettiva carenza, nel complesso della medesima sentenza, del procedimento logico che ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti, il giudice al suo convincimento.

Nel caso, invece, in cui vi sia mera difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato degli elementi delibati dal giudice di merito, il motivo di ricorso si risolve, come nel caso di specie, in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento di quest’ultimo, tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, certamente estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione (Cass. Ss.Uu. 24148/2013).

Con il secondo motivo si denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1158 e 1165 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della Corte d’Appello secondo cui “l’espropriazione in oggetto si era compiuta a carico dei soli resistenti”, deducendo che tale affermazione era in contrasto con la documentazione acquisita.

Pure tale motivo è inammissibile per carenza di decisività, in quanto non coglie la rafia della statuizione impugnata.

La Corte non ha infatti affermato che l’espropriazione da parte del Comune avesse spiegato un’efficacia interruttiva sulla prosecuzione della signoria di fatto sui terreni da parte dei ricorrenti, valorizzando piuttosto il mancato coinvolgimento di costoro nel procedimento espropriativo quale ulteriore elemento indiziario contrario alla pretesa dei ricorrenti medesimi di una signoria di fatto sull’area in oggetto, anteriore all’espropriazione.

Tale circostanza risulta peraltro implicitamente confermata dallo stesso verbale di immissione in possesso del tecnico comunale, riportato nel corpo del motivo, in cui si dà atto dell’impegno ad acquistare per lo stesso prezzo unitario le due fasce di terreno catastalmente intestate alla ditta Z., ma asseritamente di proprietà della ditta F., non appena ques’ultima sarà in grado di dimostrare la proprietà che rivendica sui ritagli in questione….”.

Il ricorso va dunque respinto ed i ricorrenti vanno condannati, in solido alla rifusione alle resistenti delle spese del presente giudizio, che si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna i ricorrenti in solido alla refusione alle resistenti delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.800,00 per compensi, di cui Euro 200,00 per rimborso spese vive, ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 gennaio 2017

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