Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15791 del 29/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 29/07/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 29/07/2016), n.15791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina L. – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22933 – 2013 proposto da:

Z.S.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA G.B. TIEPOLO 4, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

SMARGIASSI, rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONINO GIUFFRIDA

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PADANA ASSICURAZIONI SPA, M.A., G.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2510/2013 del TRIBUNALE di MILANO, depositata

il 21/02/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/06/2016 dal Consigliere Dott. BARRECA GIUSEPPINA LUCIANA;

udito l’Avvocato ANTONINO GIUFFRIDA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO GIANFRANCO che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. S.M.Z. citò in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Milano, per un sinistro stradale accaduto il (OMISSIS), A.G. ed A.M., nonchè la Padana Assicurazioni S.p.A., in qualità rispettivamente di conducente, proprietario ed assicuratore per la r.c.a., dell’autovettura che, a suo dire, aveva effettuato una repentina manovra di svolta a sinistra senza osservare il diritto di precedenza spettante allo Z., che sopraggiungeva a bordo del motoveicolo di sua proprietà. L’attore dedusse che, a causa dell’urto violento tra i due mezzi, era caduto ed aveva subito i danni alla persona ed al motociclo, oltre che agli indumenti ed al casco, dei quali chiedeva il risarcimento.

Costituitasi in giudizio la convenuta compagnia di assicurazione, il Giudice di Pace, con sentenza n. 4793/2011 resa pubblica il 18 marzo 2011, rigettò la domanda.

2. Lo Z. ha proposto appello chiedendo l’integrale riforma della sentenza di primo grado.

Rimasti contumaci gli altri due appellati, si è costituita la Padana Assicurazioni S.p.A. chiedendo il rigetto del gravame. Con la decisione ora impugnata, pubblicata il 21 febbraio 2013, il Tribunale di Milano ha confermato la sentenza di primo grado, ricostruendo la dinamica del sinistro nel senso che l’autovettura, quando la manovra di svolta a sinistra era quasi ultimata, era stata tamponata dal motociclo, che, proveniente dallo stesso senso di marcia, effettuava una manovra di sorpasso dei veicoli (tra cui un pullman) che si trovavano sulla stessa corsia. Ha perciò reputato la responsabilità esclusiva del motociclista che “non manteneva la distanza di sicurezza rispetto ai veicoli precedenti e non si avvedeva dell’autovettura che, posizionata al centro della carreggiata con l’indicatore acceso, stava effettuando la manovra di svolta a sinistra per immettersi nella via (OMISSIS)” (secondo il Tribunale, lo Z. aveva violato il combinato disposto degli artt. 145 e 149 C.d.S., ed aveva tenuto anche una velocità non adeguata); ha escluso ogni responsabilità in capo alla conducente dell’auto, in quanto “è pacifico che l’urto è avvenuto quando la signora G. era in fase di esecuzione della manovra di svolta a sinistra ed aveva quasi ultimato la manovra” (secondo il Tribunale, la G. aveva tenuto un comportamento conforme alla norme specifiche e generiche di prudenza, in quanto “ha adeguatamente ed accuratamente ispezionato il campo stradale e ha segnalato per tempo la manovra”).

3. Avverso la sentenza S.M.Z. propone ricorso affidato a due motivi, illustrati da memoria.

Gli intimati non si difendono.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo si deduce ” ex art. 360, n. 3, per violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., e dell’art. 115 c.p.c.”. Il ricorrente sostiene che il giudice di merito, per un verso, avrebbe “immotivatamente ritenuto” di dare credito alla ricostruzione dei fatti offerta dalla G., facendo assurgere ad elemento di prova le dichiarazioni di quest’ultima; per altro verso, avrebbe “totalmente travisato e svilito le risultanze testimoniali” a favore dello stesso ricorrente. Soggiunge che, comunque, il Tribunale avrebbe errato nel richiamare le norme in tema di rispetto di distanza di sicurezza e di tamponamento, in quanto tutt’al più si sarebbe trattato di un’ipotesi di concorso fra la manovra di sorpasso e quella di svolta a sinistra del veicolo da sorpassare, con priorità della prima rispetto alla seconda, che avrebbe imposto, come da giurisprudenza richiamata, l’obbligo del conducente che precede di astenersi dal completare la svolta.

1.1. Col secondo motivo si deduce ” ex art. 360, n. 3 violazione di legge art. 116 c.p.c., in relazione art. 2697 c.c. e artt. 2727/2729 – errata applicazione del ragionamento presuntivo; ex art. 360, n. 5, omesso esame di un fatto decisivo (l’impatto)”. Il ricorrente sostiene che la responsabilità a suo carico sarebbe stata “presunta” dal Tribunale dalla posizione assunta dai veicoli a seguito dell’impatto e che questa “presunzione” sarebbe smentita dalle fotografie riprodotte nel corpo del ricorso.

2. I motivi, che vanno esaminati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione, non meritano di essere accolti.

Sebbene il vizio denunciato sia, in gran parte, quello di violazione di legge, è palese che il ricorrente finisca per lamentare nient’altro che un errato apprezzamento dei fatti e delle prove da parte del giudice di merito.

La valutazione delle deposizioni testimoniali, delle risultanze del rapporto d’incidente della polizia stradale e dei rilievi effettuati dai verbalizzanti (su cui si sofferma la sentenza impugnata) non può essere sindacata da questa Corte se non in caso di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, ai sensi dell’art. 360 n. 5, nel testo attuale (come sostituito dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b, convertito nella L. n. 134 del 2012), applicabile al presente ricorso in quanto la sentenza impugnata è stata resa pubblica il 21 febbraio 2013.

2.1. Il richiamo alla norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, fatto col secondo motivo di ricorso, è infondato perchè il Tribunale non ha affatto omesso di considerare il fatto decisivo per il giudizio, che lo stesso ricorrente indica nell'”impatto” tra i due mezzi coinvolti nel sinistro. Non si tratta perciò di motivazione omessa, nè apparente.

2.2. Ogni altra censura è inammissibile.

L’inammissibilità consegue al principio – affermato già con riferimento al testo previgente dell’art. 360 c.p.c., n. 5, – per il quale in materia di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalità del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimità se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (Cass. 1028/12, nonchè, tra le altre, Cass. n. 4009/06). A maggior ragione, le censure del ricorrente risultano inammissibili dopo la modifica dell’art. 360 c.p.c., n. 5, che, nel testo attuale, va interpretato, come già precisato da questa Corte, nel senso che introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (così Cass. S.U. n. 8053/14).

3. Quanto ai dedotti vizi di violazione di legge, risulta correttamente applicato l’art. 154 C.d.S., poichè la Corte non ha affatto escluso che il conducente della vettura avesse l’obbligo di dare la precedenza ai sensi di questa norma, ma ha ritenuto che l’avesse rispettato prima di immettersi nel flusso della circolazione e di svoltare a sinistra e che l’incidente sia accaduto per esclusiva imprudenza del conducente del motoveicolo che, sopravvenendo sulla stessa originaria direttrice di marcia dell’autovettura e procedendo a velocità non adeguata alle condizioni loco – temporali, l’aveva urtata nella parte posteriore quando oramai la manovra di svolta a sinistra era quasi ultimata. Quindi, il giudice di merito ha decisamente escluso che si sia trattato di svolta “repentina” o “improvvisa”, sulla quale tanto insiste il ricorrente; anzi, ha positivamente accertato che la conducente dell’auto abbia rispettato gli obblighi di segnalazione della manovra di svolta, di spostamento a sinistra e di preventiva e completa ispezione della zona retrostante, prima di iniziare la manovra, imposti dalle norme del codice della strada e dalla comune prudenza.

Nè vi è violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c., – norme che non vengono affatto in considerazione, poichè il giudice non è risalito dal fatto noto oggetto di prova ad un fatto ignoto, ma ha ritenuto che le prove (testimoniali e documentali) riguardassero direttamente i fatti da provare (condotta dei due conducenti e punto d’urto), ricostruiti appunto sulla base di quelle stesse risultanze istruttorie che il ricorrente vorrebbe diversamente interpretate.

Fermo restando l’accertamento in fatto cui è correttamente pervenuto il giudice di merito, è da escludere che si sia avuta un’ipotesi di concorso tra manovra di svolta a sinistra e sorpasso (alla quale è riferita la giurisprudenza menzionata sia nel ricorso che nella memoria), essendosi piuttosto avuta una situazione di fatto riconducibile a quella considerata dai precedenti menzionati anche dal Tribunale di Milano, per i quali il conducente di un veicolo a motore che ad un crocevia fra strade pubbliche debba svoltare a sinistra ha l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli provenienti da destra ed ha, altresì, l’obbligo derivante dalla comune prudenza, di assicurarsi prima di svoltare, che non sopravvengano veicoli a tergo, ai quali spetta al pari la precedenza ancorchè si trovino in una illegittima fase di sorpasso, con la precisazione che l’obbligo di ispezionare la strada a tergo, per assicurarsi che non sopraggiungano veicoli in fase di sorpasso, circoscritto al momento spazio – temporale che precede la manovra, mentre nella fase di esecuzione il conducente del veicolo che svolta non può distrarre l’attenzione dal suo normale campo visivo (così Cass. n. 13380/12, oltre a numerose altre, citate in sentenza). Avendo il giudice ritenuto che la G. si trovasse nella fase di esecuzione inoltrata della manovra di svolta a sinistra, la norma invocata dal ricorrente non trova applicazione.

In conclusione, il ricorso va rigettato.

Non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità poichè gli intimati non si sono difesi.

Avuto riguardo al fatto che il ricorso è stato notificato dopo il 31 gennaio 2013, sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso Nulla sulle spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma l bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, il 13 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2015

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