Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15788 del 19/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 19/07/2011, (ud. 17/06/2011, dep. 19/07/2011), n.15788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE RENZIS Alessandro – Presidente –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3582/2008 proposto da:

Q.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALESSANDRO

PANZINI 47, presso lo studio dell’avvocato ANNIBALLI MATTEO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MAGGIO Michele, NAPOLI

PIERLUCIO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

Alessandro, GIANNICO GIUSEPPINA, VALENTE NICOLA, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 315/2007 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 12/02/2007 r.g.n. 315/07;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

17/06/2011 dal Consigliere Dott. GABRIELLA COLETTI DE CESARE;

udito l’Avvocato CLEMENTINA PULLI per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’inammissibilità o in

subordine il rigetto.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Lecce, accogliendo l’appello dell’INPS e previa rinnovazione della consulenza tecnica di ufficio, ha rigettato la domanda proposta da Q.L. per conseguire l’assegno ordinario di invalidità, osservando che il c.t.u. sulla base di accertamenti successivi alla consulenza di primo grado, aveva evidenziato come le affezioni di cui era portatore l’istante non fossero di gravità tale da produrre deficit funzionali di rilievo e che del tutto generiche, perchè scollegate dal caso concreto, erano le critiche mosse dall’appellato al giudizio diagnostico espresso dal nuovo ausiliare tecnico.

Di questa sentenza Q.L. domanda la cassazione con ricorso fondato su un unico motivo.

L’INPS ha resistito con controricorso.

MOTIVAZIONE SEMPLIFICATA.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Nell’unico motivo il ricorrente censura la sentenza impugnata per vizio di motivazione consistente nell’aver condiviso le valutazioni del c.t.u., trascurando di esaminare la documentazione sanitaria trascritta nella relazione di perizia e non giustificando in modo adeguato la condivisione di un giudizio diagnostico che è in palese contrasto con le nozioni della scienza medica; inoltre, nel non aver considerato che l’Ufficio sanitario della sede INPS di Lecce, dopo la visita peritale e prima del deposito della relazione di c.t.u., aveva espresso un giudizio di invalidità: infine, nel non aver valutato numerose e pur presenti patologie.

2. Il ricorso è inammissibile, per difetto del necessario requisito dell’autosufficienza, nella parte in cui si lamenta (senza trascriverne il contenuto nell’atto) il mancato esame delle noie critiche svolte nei confronti della relazione del c.t.u. (note, peraltro, esaminate dalla Corte di merito e valutate come del “tutto scollegate dal caso concreto”), nonchè la sottovalutazione delle diagnosi contenute in numerosi referti medici (del pari, non trascritti) e, ancora, l’omessa valutazione dell’obesità, patologia quest’ultima che il c.t.u. avrebbe potuto facilmente riscontrare sulla base dei dati (altezza e peso del periziando) rilevati in sede di visita peritale (manca, anche in questo caso, la trascrizione della parte della c.t.u. nella quale si rilevavano i dati in questione).

3. Si aggiunga che, dell’adesione al giudizio medico-legale del proprio ausiliare tecnico, la Corte di merito ha fornito idonea motivazione, osservando come il c.t.u. avesse spiegato che la entesoartrite sieronegativa, dalla quale era risultato affetto l’assicurato, accomuna sotto un’unica realtà nosologica l’interessamento poliarticolare, ma che, nel caso di specie, non aveva determinato deficit funzionali di rilievo a carico dei vari distretti articolari (a riprova del carattere discontinuo del decorso della patologia reumatica), mentre l’altra patologia (cardiopatia ipertensiva) era risultata ben controllata dalla terapia farmacologfica.

4. In realtà, le censure alla c.t.u. esposte in ricorso si risolvono nel contrapporre le valutazioni della parte circa l’entità e l’incidenza del dato patologico al diverso giudizio diagnostico espresso dal c.t.u. e, per ciò stesso, in un’ inammissibile critica del convincimento del giudice (che tale giudizio ha condiviso) non evidenziando – come invece richiesto dalla costante giurisprudenza di questa Corte (cfr., fra tante, Cass. n. 569 del 2011, nn. 10222, 9988 e 4254 del 2009, n. 6589 del 2000) – l’esistenza, nell’indagine tecnica, di affermazioni in palese contrasto con le nozioni correnti della scienza medica (la cui fonte va indicata, mentre il ricorso non ne fa menzione), ovvero l’omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, ovvero ancora la mancata considerazione di patologie documentate e di decisivo valore invalidante; in particolare, nella specie, del tutto generici sono i riferimenti alle nozioni scientifiche riguardanti l’evoluzione della più grave delle patologie di cui era portatore il ricorrente (entesoarlrite sieronegativa) che, peraltro, non contrastano, di per sè, con la valutazione del consulente d’ufficio circa la sua non incidenza invalidante, stante il carattere discontinuo del relativo decorso.

5. In conclusione il ricorso va rigettato.

6. Nulla per le spese del giudizio di cassazione ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo vigente anteriormente al D.L. n. 269 del 2003 (convertito dalla L. n. 326 del 2003), nella specie inapplicabile ratione temporis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2011

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