Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15778 del 19/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 19/07/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 19/07/2011), n.15778

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24880/2007 proposto da:

MINISTERO SALUTE, in persona del Ministro in carica, domiciliato in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

F.W., ASL/(OMISSIS) DI ALESSANDRIA TORTONA, REGIONE

PIEMONTE;

– intimati –

sul ricorso 28711/2007 proposto da:

F.W., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 84, presso lo studio dell’avvocato VALSECCHI FRANCESCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FARA GIOVANNI ANTONIO, giusta

delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

REGIONE PIEMONTE, MINISTERO DELLA SALUTE, ASL/(OMISSIS)

ALESSANDRIA DI

TORTONA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 618/2007 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 09/05/2007 R.G.N. 1583/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/05/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO FILABOZZI;

udito l’Avvocato MARIA ROSSO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’accoglimento primo motivo,

rigetto secondo motivo, assorbimento dell’incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

F.W., deducendo di aver subito un’infermità a causa di somministrazioni infette, ha convenuto in giudizio il Ministero della Salute, la regione Piemonte e la ASL (OMISSIS) per il pagamento dell’indennizzo previsto dalla L. n. 210 del 1992.

Il Tribunale di Tortona ha accolto la domanda nei confronti del Ministero, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della ASL e della Regione.

La Corte di Appello di Torino ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal Ministero in quanto tardivo.

Avverso questa pronuncia l’Amministrazione appellante propone ricorso per cassazione con due motivi cui resiste con controricorso F. W., che propone anche ricorso incidentale condizionato fondato su un unico motivo.

La Regione e la ASL non hanno svolto attività difensiva Il Ministero e il F. hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, deve disporsi la riunione del ricorso principale e di quello incidentale, ex art. 335 c.p.c., trattandosi di impugnazioni proposte contro la stessa sentenza.

1.- Con il primo motivo l’Amministrazione ricorrente lamenta violazione del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 2, comma 1, art. 285 c.p.c., art. 325 c.p.c., comma 1 e art. 326 c.p.c., comma 1, chiedendo a questa Corte di stabilire se “quando un’Amministrazione dello Stato sia rappresentata nel giudizio di primo grado da un legale del libero foro delegato dall’Avvocatura dello Stato a mente del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 2, ed abbia altresì eletto domicilio presso lo studio del medesimo – la notifica della sentenza di primo grado eseguita all’Amministrazione nel domicilio eletto presso il legale delegato sia o meno idonea a fare decorrere il termine per la proposizione dell’appello di cui al combinato disposto delle norme di cui all’art. 285 c.p.c., art. 325 c.p.c., comma 1 e art. 326 c.p.c., comma 1”.

2.- Con il secondo motivo del ricorso principale si denuncia violazione del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 7, commi 1 e 2, artt. 114 e 123, chiedendo a questa Corte di stabilire se “nei giudizi aventi ad oggetto istanze di concessione dell’indennizzo previsto dalla L. n. 210 del 1992 presentate in via amministrativa in data successiva al 1.1.01 ovvero al 21.2.01 – la legittimazione passiva spetti al Ministero della Salute ovvero alla Regione”.

3.- Al primo quesito si deve rispondere negativamente, riaffermando il principio enunciato in materia da questa Corte, ed al quale si intende dare continuità, secondo cui “qualora in un giudizio svoltosi fuori della sede degli uffici dell’Avvocatura dello Stato, quest’ultima si sia costituita in rappresentanza dell’Amministrazione convenuta, eleggendo domicilio in luogo diverso dai propri uffici, in base al R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 2, la notifica della sentenza di primo grado, ai fini del decorso dei termini per la proposizione dell’appello, deve essere comunque effettuata all’Avvocatura dello Stato presso i suoi uffici, secondo la disciplina dettata dall’art. 11 del medesimo R.D., stante il carattere inderogabile di tale disposizione. Conseguentemente, la notifica della sentenza effettuata al domicilio eletto per il giudizio di primo grado è nulla e, come tale, inidonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, ai sensi del combinato disposto degli artt. 325 e 326 c.p.c.” (cfr. Ex plurimis, Cass. n. 25359/2009, Cass. n. 6450/2009, Cass. sez. unite n. 4000/96).

Nella specie, la sentenza di primo grado è stata depositata in data 21.12.2005 e notificata al domicilio eletto dall’Avvocatura dello Stato per il giudizio di primo grado in data 10.2.2006, mentre il ricorso in appello è stato depositato il 14.11.2006. Poichè in base al principio sopra enunciato la notifica effettuata al domicilio eletto (presso un procuratore legale esercente nel circondario dove si è svolto il giudizio) deve ritenersi nulla, ne consegue la tempestività dell’impugnazione proposta dal Ministero della salute avverso la sentenza di primo grado.

Il primo motivo del ricorso principale è quindi fondato e deve essere accolto con la cassazione della sentenza impugnata, che ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello.

4.- Con il secondo motivo il Ministero della salute ha reiterato l’eccezione di difetto di legittimazione passiva già proposta in primo grado. La Corte d’appello non si è pronunciata sulla questione poichè la ha ritenuta assorbita dalla pronuncia di tardività del gravame. Il ricorrente principale non si limita ora a lamentare l’omissione di pronuncia, ma espone ampiamente le ragioni per la quali, a suo avviso, l’eccezione avrebbe dovuto trovare accoglimento, con conseguente affermazione del difetto di legittimazione passiva del Ministero. Le stesse ragioni sono state poi richiamate e illustrate nella memoria.

Accolto il primo motivo, il difetto di pronuncia pone ora il quesito se alla lacuna decisoria debba rimediarsi attraverso un rinvio al giudice di merito oppure se, in difetto della necessità di ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte possa statuire sulla questione all’esame, di puro diritto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2.

Benchè in passato la Corte abbia talvolta negato il proprio potere di pronunciare su questioni assorbite e di decidere nel merito quando questo comporti la soppressione di un grado di giudizio (Cass. n. 4804/2007, Cass. n. 6784/2003, Cass. n. 15808/2002), più recentemente questa stessa Corte, rimeditando il problema, ha statuito che, alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell’art. 111 Cost., nonchè di una lettura costituzionalmente orientata dell’attuale art. 384 c.p.c., ispirata a tali principi, qualora i giudici di merito non si siano pronunciati su una questione di mero diritto, ossia non richiedente nuovi accertamenti di fatto perchè rimasta assorbita, e la stessa venga riproposta in sede di legittimità, la Corte, una volta accolto il ricorso e cassata la sentenza impugnata, può decidere la questione purchè su di essa si sia svolto il contraddittorio, dovendosi ritenere che l’art. 384 c.p.c., comma 2, come modificato dalla L. n. 40 del 2006, art. 12, attribuisca alla Corte di cassazione una funzione non più soltanto rescindente, ma anche rescissoria, e che la perdita del grado di merito resti compensata con la realizzazione del principio di speditezza (Cass. n. 5139/2011, Cass. n. 2313/2010).

5.- Nel caso di specie, sia il ricorrente principale che il lavoratore hanno ampiamente dibattuto sul tema della individuazione del soggetto passivamente legittimato nei giudizi aventi ad oggetto il riconoscimento del diritto all’indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992, sicchè la questione, che non necessita di ulteriori accertamenti di fatto, può essere decisa ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2.

6.- Tale questione – e così il quesito proposto con il secondo motivo del ricorso principale – deve trovare risposta nel principio enunciato in materia dalla più recente giurisprudenza di legittimità, a cui questa Corte intende dare continuità, secondo cui in tema di indennizzo ai sensi della L. n. 210 del 1992, la titolarità passiva del rapporto per la generalità delle controversie amministrative e giudiziali spetta al Ministero della salute, indipendentemente dal momento di presentazione della domanda amministrativa per il riconoscimento del beneficio ovvero dalla data di trasmissione della medesima dalle Usl al Ministero della salute, dovendosi ritenere che il D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 123, nel conservare “allo Stato le funzioni in materia di ricorsi per la corresponsione degli indennizzi” in questione, abbia stabilito la perdurante legittimazione a contraddire del Ministero della salute sia in sede amministrativa che giudiziale, così da assicurare al medesimo una visione generale delle problematiche espressamente riservate allo Stato dal D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 112, comma 2, lett. f), prevedendo il trasferimento alle Regioni – mediante diversi D.P.C.M. susseguitisi nel tempo e, come tali, non suscettibili di derogare alle disposizioni di legge – dei soli oneri economici, ricadenti nell’ambito delle competenze amministrative attribuite alle Regioni ai sensi del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 114 (Cass. 13.10.2009, nn. 21703, 21704, 21706, 21707; Cass. 19.10.2009, n. 22111; Cass. 20.10.2009, n. 22166; Cass. 3.11.2009, nn. 23216 e 23217; Cass. 5.11.2009, n. 23434; Cass. 6.11.2009, n. 23588, cui adde Cass. 17.2.2011, n. 3864 e Cass. 21.2.201 l,n. 4166).

Tale orientamento è stato più di recente confermato dalle Sezioni unite, che con la sentenza n. 12538 del 9.6.2011 hanno osservato, in sintesi, che: a) le disposizioni sul contenzioso contenute nel D.P.C.M. 26 maggio 2000, D.P.C.M. 8 gennaio 2002 e D.P.C.M. 24 luglio 2003 riguardano solo l’onere dello stesso, ma da esse non si ricava anche una regola processuale sulla legittimazione passiva, nè potrebbe ricavarsi per inidoneità della fonte a disciplinare tale aspetto pur in un mutato contesto costituzionale di riparto delle competenze legislative tra Stato e Regione, che ora assegna alle regioni la competenza residuale in materia di assistenza sociale; b) la L. n. 210 del 1992, art. 5, continua ad assegnare al Ministro della salute la competenza a decidere il ricorso amministrativo avverso la valutazione della commissione medico-ospedaliera; c) questa competenza è stata fatta salva dal D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 123 e sopravvive anche nel mutato contesto di trasferimento alle regioni di compiti e funzioni in tema di indennizzo (ad opera dei cit. D.P.C.M. 8 gennaio 2002 e D.P.C.M. 24 luglio 2003) e di attribuzione alle regioni della competenza legislativa residuale in materia di assistenza pubblica (ad opera dell’art. 117 Cost., comma 4, riformato). Deve pertanto concludersi, secondo la citata sentenza, che, come il Ministero della salute decide in sede amministrativa pronunciandosi sul ricorso di chi chiede la prestazione assistenziale in esame, analogamente è nei suoi confronti che va proposta l’azione giudiziaria con cui il danneggiato rivendica l’indennizzo.

Il principio di diritto affermato dalle Sezioni unite nella sentenza di cui sopra è il seguente: “nelle controversie aventi ad oggetto l’indennizzo previsto dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210, in favore dei soggetti che hanno riportato danni irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e da questi ultimi proposte per l’accertamento del diritto al beneficio sussiste la legittimazione passiva del Ministero della salute”.

7.- La questione sollevata con il secondo motivo del ricorso principale deve quindi ritenersi infondata, con il conseguente rigetto dell’appello proposto dal Ministero della salute ed assorbimento del ricorso incidentale, espressamente condizionato all’ipotesi in cui fosse stato riconosciuto il difetto di legittimazione passiva del Ministero.

Si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente giudizio, sia in relazione all’accoglimento del primo motivo del ricorso principale sia in relazione al recente consolidarsi della giurisprudenza in materia.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale, cassa in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta l’appello del Ministero della salute; dichiara assorbito il ricorso incidentale; spese compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2011

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