Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15778 del 07/06/2021

Cassazione civile sez. I, 07/06/2021, (ud. 27/11/2020, dep. 07/06/2021), n.15778

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8007/2019 proposto da:

M.S.M., domiciliato in Roma, viale Angelico, n. 38, presso lo

studio dell’avv. Roberto Maiorana, che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno in persona del Ministro in carica;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Roma n. 5444/2018,

depositata il 28/5/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dal

Cons. Dott. Marco Vannucci.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.S.M., cittadino del Bangladesh, ha adito il Tribunale di Roma impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di aver lasciato il proprio Paese dopo essere stato malmenato da alcuni esponenti del partito governativo, che avevano fatto irruzione nella sua abitazione, provocando, fra l’altro, il decesso della madre.

Il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che la narrazione del richiedente fosse inficiata da contraddizioni e da eccessiva genericità.

2. L’appello proposto dal richiedente asilo è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di appello di Roma, che ha rilevato come il gravame difettasse di specificità, essendosi meramente riprodotte le domande già svolte, senza alcuna censura alle ragioni del loro rigetto.

3. Avverso la predetta sentenza il richiedente, ha proposto ricorso, affidato ad unico motivo illustrati da memoria.

L’intimata Amministrazione dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.a Con unico motivo si deduce la violazione dell’art. 342 c.p.c., per aver erroneamente la Corte di appello rilevato l’assenza di critiche all’ordinanza resa dal giudice di prime cure.

1.b. Il ricorso è inammissibile.

2. Nella sentenza impugnata, con una motivazione del tutto congrua, è stata escluso che l’appello proposto presentasse i richiesti requisiti di specificità, mancando del tutto una critica alle ragioni poste alla base della decisione di primo grado.

2.b. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – che trova la propria ragion d’essere nella necessità di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte – vale anche in relazione ai motivi di appello rispetto ai quali si denuncino errori da parte del giudice di merito; ne consegue che, ove il ricorrente denunci la violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c., conseguente alla declaratoria di nullità dell’atto di appello per genericità dei motivi, deve riportare nel ricorso, nel loro impianto specifico, i predetti motivi formulati nell’atto di appello. Invero, l’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un “error in procedendo”, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare (a pena, appunto, di inammissibilità) il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche specificamente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, e tale specificazione deve essere contenuta nello stesso ricorso per cassazione, proprio per il principio di autosufficienza di esso (Cass., n. 29495 del 23.12.2020; Cass., n. 22880 del 29.9.2017; Cass., n. 9734 del 21.5.2004; Cass., 20405 del 20.9.2006).

2.c. Tanto premesso, osserva la Corte come il ricorrente non abbia in alcun modo indicato il contenuto integrale dell’atto di appello (limitandosi a trascrivere un brano in cui, da un lato, si fa riferimento a circostanza non decisiva: omesso esame dei vizi formali del provvedimento di diniego, dall’altro non si criticano le ragioni poste alla base del giudizio di inattendibilità, addirittura riferendosi a emergenze fattuali del tutto diverse da quelle enunciate nella decisione impugnata), così rendendo la doglianza generica ed irricevibile in questo giudizio di legittimità.

3. Non si adotta alcun provvedimento in ordine al regolamento delle spese, non avendo la parte intimata svolto attività difensiva.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 27 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2021

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