Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15776 del 07/06/2021

Cassazione civile sez. I, 07/06/2021, (ud. 27/11/2020, dep. 07/06/2021), n.15776

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2503/2019 proposto da:

S.A., domiciliato in Roma, presso la Cancelleria della Corte

di Cassazione; rappresentato e difeso dall’avv. Paola Urbinati, per

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno in persona del Ministro in carica

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, e

domiciliato presso i suoi uffici in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna, n. 1707/2018,

depositata il 20 giugno 2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dal

Cons. Dott. Marco Vannucci.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. S.A., cittadino del Gambia, ha adito il Tribunale di Bologna impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Il ricorrente aveva riferito di aver lasciato il proprio Paese in quanto, essendo omosessuale, ed essendo stato scoperto, temeva di essere incarcerato e perseguitato.

3. Il Tribunale ha accolto il ricorso, riconoscendo il diritto allo status di rifugiato del richiedente, non confermando il giudizio di inattendibilità del suo racconto espresso dalla competente Commissione.

3. La Corte di appello di Bologna, accogliendo l’appello proposto dal Ministero dell’Interno, riteneva il S. non credibile e rigettava, quindi, ogni domanda dallo stesso avanzata.

4. Avverso tale provvedimento il richiedente ha proposto ricorso, affidato a tre motivi, cui l’Amministrazione dell’Interno resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo mezzo il ricorrente deduce la nullità della decisione impugnata, emessa in violazione degli artt. 112 e 342 c.p.c., per non aver pronunciato in merito all’eccezione di inammissibilità dell’appello.

1.1. Il motivo, quanto al vizio di omessa pronuncia, è all’evidenza infondato, in quanto lo stesso esame, nonchè il successivo accoglimento, del gravame, implicano una pronuncia implicita sull’eccezione di inammissibilità per difetto di specificità (Crf., ex multis, Cass., 6 novembre 2020, n. 24953; id, 30 gennaio 2020, n. 2153).

1.2. Quanto, poi, alla denuncia di violazione dell’art. 342 c.p.c., deve rilevarsi che il gravame in esame, all’esito dell’esame compiuto dalla Corte (e consentito dalla natura procedurale del vizio denunciato, avendone per altro la parte trascritto nel ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza, i brani salienti), presenta i caratteri di specificità richiesti dalla norma sopra indicata, così come individuati dalla giurisprudenza di legittimità. In proposito va richiamato il principio secondo cui gli artt. 342 e 434 c.p.c., nel testo formulato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012, vanno interpretati nel senso che l’impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado, tenuto conto della permanente natura di “revisio prioris instantiae” del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata (Cass. Sez. U., 16 novembre 2017, n. 27199). Prescindendo dagli aspetti relativi all’identità e alla nazionalità del richiedente, non mancano, nell’atto di impugnazione in esame, rilievi critici attinenti all’ubi consistam della decisione appellata, attinenti alla genericità e alle insanabili contraddizioni del racconto del richiedente, non superabili – secondo una valutazione poi fatta propria dalla corte territoriale – dallo stato di depressione emergente dalla documentazione clinica acquisita.

2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione dei criteri di valutazione previsti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3.

2.1. Con il successivo mezzo si deduce la natura “perplessa o apparente” della motivazione relativa allo stato depressivo del richiedente.

2.2. Tali censure, da esaminarsi congiuntamente, sono inammissibili, in quanto tendono sostanzialmente a una più favorevole ricostruzione della fattispecie, attraverso una diversa interpretazione, riservata al giudice del merito, delle risultanze processuali.

Premesso che il giudizio circa l’incidenza o meno dello stato di depressione sulla memoria del ricorrente è sorretto da una motivazione che, ancorchè sintetica, supera il c.d. “minimo costituzionale” (laddove si giudica inverosimile che una “rilevante confusione temporale” possa essere determinata da depressione), va osservato che il giudizio di inattendibilità formulato dalla corte territoriale rispetta i canoni normativi invocati dal ricorrente (tra i quali la coerenza interna assume un significativo rilievo), in quanto le gravi lacune e contraddizioni riscontrate, non attinenti ad aspetti secondari, investono la globalità della narrazione del richiedente.

Soccorre, in proposito, il principio, di recente affermato da questa Corte, secondo cui, una volta esclusa la credibilità intrinseca, della narrazione offerta dal richiedente asilo alla luce di riscontrate contraddizioni, lacune e incongruenze, non deve procedersi al controllo della credibilità estrinseca – che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del Paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito – poichè tale controllo assolverebbe alla funzione meramente teorica di accreditare la mera possibilità astratta di eventi non provati riferiti in modo assolutamente non convincente dal richiedente (Cass., 4 novembre 2020, n. 24575).

4. Il regolamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.100,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 27 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2021

 

 

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