Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15746 del 23/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 23/07/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 23/07/2020), n.15746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 857/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende per

legge;

– ricorrente –

contro

D.M.M., elettivamente domiciliata in Roma, via Montaione 48,

presso l’avv. Francesco Rivellini, che la rappresenta e difende

giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Regionale della Puglia (Bari),

Sez. 10, n. 82/10/13 del 26 marzo 2013, depositata il 14 maggio

2013, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 19 febbraio

2020 dal Consigliere Dott. Botta Raffaele;

Preso atto che le parti non hanno prodotto memorie e che il P.G. ha

depositato conclusioni scritte chiedendo l’accoglimento del ricorso;

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. La controversia concerne l’impugnazione di un avviso di accertamento ai fini dell’imposta sul reddito di una supposta

plusvalenza realizzata dalla contribuente con la donazione di un terreno edificabile (ad essa pervenuto per donazione dal padre di lei) ai propri figli che, nello stesso giorno, lo vendevano a un terzo per un corrispettivo pari al valore indicato nell’atto di donazione: la contribuente negava l’ipotesi di interposizione fittizia supposta dall’Ufficio affermando che il corrispettivo era rimasto nella esclusiva disponibilità dei figli donatari e venditori i quali avevano, con il ricavato, acquistato altri immobili;

2. Il ricorso era accolto in primo grado e la decisione era confermata in appello con la sentenza in epigrafe, avverso la quale l’amministrazione propone ricorso per cassazione con unico motivo. Resiste la contribuente con controricorso;

3. Con l’unico motivo di ricorso, l’amministrazione lamenta la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, e art. 37-bis, dell’art. 53 Cost., degli artt. 2727, 2729, 2697 c.c., nonchè degli artt. 67 e 68 TUIR, in quanto il giudicante, erroneamente ad avviso della ricorrente Agenzia, avrebbe ritenuto che la donante fosse rimasta estranea all’operazione posta in essere dai donatari senza averne alcun beneficio economico;

4. Il motivo non è fondato. Questa Corte ha già avuto modo di evidenziare che: “In tema di accertamento rettificativo dei redditi, la disciplina antielusiva dell’interposizione, prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale; in tale valutazione occorre, tuttavia, tenere conto nei rapporti tra genitori e figli della libertà di pianificazione della successione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva confermato la legittimità dell’avviso di accertamento, ritenendo evidente, in presenza di una donazione di terreni edificabili conclusa fra genitore e figlio, seguita a breve dalla vendita dei beni a terzi, l’assenza dello spirito di liberalità e la strumentalità dell’operazione ad evitare il carico fiscale sulla plusvalenza)” (Cass. n. 21952 del 2015);

5. E non solo. Questa Corte ha altresì rilevato, con riferimento alla disciplina applicabile nella fattispecie ratione temporis, che: “In tema di imposte sui redditi, la disciplina antielusiva dettata dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis – espressione del principio generale del divieto di abuso del diritto – non trova applicazione nell’ipotesi di interposizione di persona disciplinata dal detto D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, non rientrando la stessa tra le operazioni negoziali tipizzate dal legislatore in presenza delle quali può configurarsi un abuso del diritto, da considerarsi tassative, avendo le finalità di limitare il rischio di una indiscriminata applicazione di tale figura, evitare controversie tributarie su accertamenti fiscali dall’esito incerto, ed impedire che i contribuenti siano sottoposti a inutili e complessi accertamenti fiscali a discapito di altre attività di controllo” (Cass. n. 27886 del 2018);

6. Il ricorso deve essere pertanto respinto: in considerazione del recente formarsi del principio cui si è fatto riferimento è giustificata la compensazione delle spese della presente fase del giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 febbraio 2020.

Depositato in cancelleria il 23 luglio 2020

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