Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15742 del 23/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 23/07/2020, (ud. 18/02/2020, dep. 23/07/2020), n.15742

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6064-2014 proposto da:

TELECOM ITALIA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F.

CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato EMANUELE COGLITORE,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIAGRAZIA

BRUZZONE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 547/2013 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

SALERNO, depositata il 15/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2020 dal Consigliere Dott.ssa ZOSO LIANA MARIA TERESA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Telecom Italia s.p.a. impugnava l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro ed accessori dovuti in relazione alla registrazione di sentenze pronunciate nel 2008 del tribunale di Avellino in sede di impugnazione di altre sentenze emesse dal giudice di pace. Sosteneva la contribuente che l’imposta di registro non era dovuta stante la norma agevolativa di cui alla L. 21 novembre 1991, n. 374, art. 46, così come modificata dala L. 30 dicembre 2004 n. 311, art. 1, comma 308, secondo cui nelle cause ed attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di Euro 1.033,00 gli atti e i provvedimenti ad esse relativi sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, con esclusione dell’imposta di bollo e di registro e di ogni spesa o tassa. La commissione tributaria provinciale di Avellino accoglieva il ricorso. Proposto appello da parte dell’agenzia delle entrate, la commissione tributaria regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, lo accoglieva sul rilievo che la norma agevolativa è applicabile esclusivamente alla fase di giudizio in cui la controversia è instaurata, costituendo incentivo alla chiusura della controversia davanti al giudice di pace per il che, in caso di appello, deve applicarsi l’imposta di registro per la registrazione della sentenza.

2. Avverso la sentenza della CTI propone ricorso per cassazione la contribuente affidato a due motivi illustrati con memoria. L’agenzia delle entrate si è costituita al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, ai sensi dell’art. 370 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la formazione del giudicato esterno sulla questione oggetto del presente giudizio in quanto la commissione tributaria provinciale di Catanzaro e la commissione tributaria provinciale di Vibo Valentia hanno pronunciato tra le stesse parti sentenze divenute definitive a seguito di mancata impugnazione con cui hanno affermato il principio dell’applicazione dell’agevolazione prevista dalla L. n. 374 del 1991, art. 46, come modificato dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, in ciascuna fase dell’intero giudizio, compresa quella dell’impugnazione, essendo unico il rapporto sostanziale controverso.

2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. n. 374 del 1991, art. 46, sostenendo l’applicabilità dell’agevolazione prevista dalla norma in ogni fase del giudizio.

3. In ordine al primo motivo, si osserva che questa Corte ha più volte affermato il principio secondo cui il giudicato esterno richiede che le cause, tra le stesse parti, abbiano ad oggetto un medesimo titolo negoziale od un medesimo rapporto giuridico ed una di esse sia stata definita con sentenza passata in giudicato; in tal caso, infatti, l’accertamento compiuto in merito ad una situazione giuridica o la risoluzione di una questione di fatto o di diritto incidente su un punto decisivo comune ad entrambe le cause o costituente indispensabile premessa logica della statuizione contenuta nella sentenza passata in giudicato, precludono l’esame del punto accertato e risolto, anche nei caso in cui il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che costituiscono lo scopo ed il petitum del primo (Cass. n. 13152 del 16/05/2019; Cass. n. 16675 del 29/07/2011; Cass. n. 1365 del 16/5/2006; Cass. n. 19317 del 3/10/2005; Cass. n. 6628 del 24/3/2006).

Nel caso che occupa le sentenze emesse dalla commissione tributaria provinciale di Catanzaro e dalla commissione tributaria provinciale di Vibo Valentia prodotte dalla ricorrente, pur affermando un principio astrattamente applicabile in questo giudizio in quanto la causa verteva su fattispecie analoga, non hanno ad oggetto il medesimo rapporto giuridico dato che vertono sull’imposta di registro dovuta per la registrazione di diverse sentenze di talchè non costituiscono giudicato esterno vincolante in questo giudizio.

4. Il secondo motivo è fondato. Ciò in quanto questo collegio intende dare continuità al condivisibile principio affermato da questa Corte secondo cui, in tema di imposta di registro, l’esenzione dal pagamento del contributo unificato prevista dalla L. n. 374 del 1991, art. 46, per le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa di valore non superiore ad Euro 1.033,00 e per gli atti e i provvedimenti ad esse relativi, si applica a tutte le sentenze adottate in tali procedimenti, indipendentemente dal grado di giudizio e dall’ufficio giudiziario adito, rispondendo tale soluzione alla lettera nella norma, che non limita la sua portata alle sole sentenze emesse dal giudice di pace, nonchè alla sua ratio, intesa a ridurre il costo del servizio di giustizia per le procedure di valore più modesto (Cass. n. 31278 del 04/12/2018; Cass. n. 16978 del 24/07/2014).

5. Dall’accoglimento del secondo motivo deriva che la sentenza va cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, e il ricorso originario della contribuente va accolto. Le spese dell’intero giudizio si compensano in considerazione del consolidarsi del principio affermato in epoca successiva alla proposizione del ricorso.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario della contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 18 febbraio 2020.

Depositato in cancelleria il 23 luglio 2020

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