Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15725 del 28/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 28/07/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 28/07/2016), n.15725

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11516-2015 proposto da:

P.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VIRGINIO ORSINI

19, presso lo studio dell’avvocato MARIO TAGLIARENI, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE GIANGIACOMO, giusta procura speciale

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

TELECOM ITALIA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PALESTRO 78, presso lo studio

dell’avvocato ANDREA RANIERI, rappresentato e difeso dall’avvocato

MARCO CASTELLANI giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 66/2014 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO

del 11/03/2014, depositata il 26/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito l’Avvocato Gerardo Russillo per delega dell’ Avvocato Marco

Castellani difensore della resistente che chiede l’inammissibilità

del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

E’ stata depositata la seguente relazione.

“1. P.L. convenne in giudizio la Telecom Italia s p a, davanti al Tribunale di Latino, Sezione distaccata di Termoli, e – sulla premessa di essere titolare di un internet point i cui impianti non erano risultati funzionanti per inadempimenti da parte della società convenuta, con conseguente perdita di clienti – chiese il risarcimento dei danni asseritamente riconducibili al comportamento della società convenuta.

Si costituì la convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Tribunale rigettò la domanda.

2. Appellata la pronuncia dall’attore soccombente, la Corte d’appello di Campobasso, con sentenza del 26 marzo 2014, ha respinto il gravame, ha confermato la pronuncia di primo grado ed ha condannato l’appellante al pagamento della metà delle spese di giudizio, compensandone l’altra metà.

3. Contro la sentenza d’appello ricorre P.L. con atto affidato ad un morivo.

Resiste la Telecom Italia s.p.a. con controricorso.

4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato inammissibile.

5. Con il primo ed unico motivo di ricorso si sostiene che la Corte d’appello avrebbe deciso la causa in assenza del fascicolo della parte appellante, andato smarrito.

Ora, a parte l’evidente genericità della censura, che sarebbe supportata da una non meglio identificata attestazione del Tribunale di Tarino, il ricorrente neppure si preoccupa di indicare quali conseguenze gli sarebbero derivate, in termini di diritto di difesa, dall’asserita mancanza del fascicolo di parte. Nè risulta che la questione sia stata in alcun modo posta alla Corte d’appello o che davanti alla stessa sia stata fatta una qualche richiesta di rinvio per acquisizione del fascicolo o per la ricostruzione del medesimo.

6. Si ritiene, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Non sono state depositate memorie alla trascritta relazione.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni.

2. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Poichè il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato con provvedimento del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Campobasso in data 20 aprile 2015, non sussistono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte sua, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 5.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2016

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