Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1572 del 27/01/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 5 Num. 1572 Anno 2014
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: FERRO MASSIMO

55
,9
.5
Sul ricorso proposto da:

Data pubblicazione: 27/01/2014

SENTENZA

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore p.t., rappr. e dif. dall’Avvocatura
Generale dello Stato, elett. dom. nei relativi uffici, in Roma, via dei Portoghesi n.12
-ricorrente Contro

Achille Giovagnoli
-intimato-

G3_13per la cassazione della sentenza Comm. Tribut. Regionale di Bologna =12008;
Pagina 1 di 4 – RGN 27835/2009

estensore cd

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del giorno 6 dicembre
2013 dal Consigliere relatore dott. Massimo Ferro;
uditi l’avvocato Anna De Socio per l’Avvocatura Generale dello Stato;
udito il P.M. in persona del sostituto procuratore generale dott. Paola
Mastroberardino, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Agenzia d5e
ntrate impugna la sentenza della Commissione Tributaria
Regionale di Bologna E.-2.2008, che, in conferma della sentenza C.T.P. di Rimini n.
58/02/2006, ebbe a rigettare l’appello dell’Ufficio, così ribadendo la illegittimità del
silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria avverso l’istanza di
rimborso dell’IRAP per gli anni dal 1998 al 2001, sul presupposto — già ritenuto
dalla C.T.P. — per cui, pur ammessa la minima organizzazione personale nell’attività
del medico ricorrente, difettava il requisito di una organizzazione di beni e di
persone generativa di un valore aggiunto indipendente dall’intervento del
professionista stesso.
Ritenne in particolare la C.T.R. che l’appello dell’Ufficio non poteva essere
accolto nemmeno sul punto del conflitto tra istanza di rimborso dell’imposta e
avvenuto condono, trattandosi di eccezione per la prima volta introdotta in secondo
grado, mentre la citata definizione era intervenuta anteriormente alla sentenza
appellata. In ogni caso, dagli elementi di prova era emerso che il medico di base
appellato era risultato esercitare la sua attività senza dipendenti né beni strumentali
rilevanti.
Il ricorso è affidato ad un motivo.
I FATTI RILEVANTI DELLA CAUSA E LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo, si deduce la violazione di legge con riguardo agli artt.7 e 9 1.
27.12.2002, n.289 e 57 d.lgs. 546/1992, in relazione all’art.360 n. 4 cod.proc.civ.,
avendo la C.T.R. omesso di considerare che la norma relativa all’applicazione del
condono, benché non interamente processuale, partecipa anche di tale natura e
dunque è rilevabile d’ufficio.
Il motivo è fondato. In tema di condizioni preclusive del condono, questa Corte già ha
stabilito il principio secondo cui, con riferimento alla definizione automatica prevista
dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, la presentazione della relativa istanza preclude al
contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via
agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per assenza
del relativo presupposto (nella specie, IRAP) (Cass. 3682/2007). Il condono, infatti, in
quanto volto a definire transattivamente la controversia in ordine all’esistenza di tale
presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti
e che non si intersecano tra loro, ovverosia coltivare la controversia nei modi ordinari,
conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure
Pagina 2 di 4 – RGN 27835/2009

estenso

IL PROCESSO

Tale principio va ripetuto non già sulla base della incompatibilità assoluta tra l’istanza
di rimborso e la domanda di condono, ma sulla specifica previsione secondo cui la
definizione automatica non modifica l’importo degli eventuali rimborsi e crediti
derivanti dalle dichiarazioni presentate, anche ai fini IRAP (art. 7, comma 13, ult.
parte, e art. 9, comma 9, ult. parte, di identico tenore), con tali dichiarazioni
intendendosi solo quelle contenenti la specifica indicazione del credito richiesto (Cass.
25240/2007). Pertanto, dato il tenore identico delle previsioni riguardanti la L. n. 289
del 2002, artt. 7 e 9, deve essere data continuità al principio enunciato non emergendo
serie e contrarie argomentazioni, utili al suo superamento (Cass. 7729/2008;
1967/2012).
Infine, si è ritenuto che, in tema di condono fiscale e con riferimento alla definizione
automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, l’esercizio della facoltà di ottenere
la chiusura delle liti fiscali pendenti, pagando una somma correlata al valore della
causa, produce un effetto estintivo del giudizio, che opera anche in relazione alle
domande giudiziali riguardanti le richieste di rimborso d’imposta (nella specie, IRAP),
con la conseguenza che l’intervenuta proposizione della relativa istanza, palesandosi
come quegtione ufficiosa, d.iADrciltit pubblico. (leve CARere rilevata d’ufficio dal giudice
prima di ogni altra (Cass. 25239/2007 e 17142/2008). Quanto al profilo specifico
della tardività dell’eccezione processuale riguardante l’adesione del contribuente al
condono di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 7, si è osservato che “le questioni relative
all’applicazione del condono, pur non risolvendosi interamente nei problemi processuali, partecipano
anche di tale natura e sono, perciò, rilevabili d’ufficio, senza che occorra una specifica proposizione ad
opera della parte interessata a farle valere” (Cass. 17142/2008, ripresa da Cass. 1967/2012,
3841/2012;3759/2013).
Tale operare officioso concerne sia le liti relative all’accertamento dell’obbligazione
tributaria, sia le liti relative ad istanze di rimborso, e in entrambi i tipi di giudizi il
rilievo officioso si connette ai riflessi di ordine pubblico nascenti dall’elisione della
pretesa impositiva, realizzata in virtù dell’adesione al condono.
Pertanto il ricorso deve essere accolto, con cassazione della pronuncia impugnata e,
non essendo necessari ulteriori accertamenti, decisione anche nel merito del ricorso
originario del contribuente, da respingere. Quanto alle spese, esse sono regolate
secondo il criterio della soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo, ai sensi
dei parametri del D.M. 20 luglio 2012, n.140, per ciò che concerne il giudizio di
legittimità; la soluzione interpretativa alla fattispecie, progressivamente emersa solo in
epoca coeva o successiva al ricorso giustifica invece la compensazione integrale delle
spese di lite quanto alle fasi del merito.

P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito,
rigetta il ricorso originario del contribuente, condannando lo stesso alle spese del
Pagina 3 di 4 – RGN 27835/2009

estensthiv m.ferro

corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di
riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria.

giudizio di legittimità, liquidate in Euro 1.500, oltre alle spese prenotate a debito, con
compensazione integrale delle spese relative ai gradi del merito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 6 dicembre 2013.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA