Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15690 del 23/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 23/06/2017, (ud. 10/03/2017, dep.23/06/2017),  n. 15690

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9149-2013 proposto da:

B.M.T. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA SANTIAGO DEL CILE, 8, presso lo studio dell’avvocato EMANUELE

VERGHINI, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO BIANCHI;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE SALERNO, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 153/2012 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

SALERNO, depositata il 16/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/03/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO;

udito l’Avvocato.

Fatto

FATTI DI CAUSA

B.M.T., socia accomandante della “Studio D.F. s.a.s. del dott. N.D.F.”, impugnava l’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate, con cui si disponeva il recupero del credito di imposta indebitamente utilizzato per gli investimenti nelle aree svantaggiate, L. n. 388 del 2000, ex art. 8 in compensazione di tributi. Il credito derivante da investimenti realizzati nel 2001 dalla società “Studio D.F. s.a.s. del dott. N.D.F.” era stato portato in detrazione dalla ricorrente negli anni di imposta 2002, 2006 e 2007. La Commissione Tributaria Provinciale di Salerno accoglieva il ricorso. Proponeva appello l’Agenzia delle Entrate, che veniva accolto dalla Commissione Tributaria della Campania. La contribuente ricorre per la cassazione della sentenza, svolgendo tre motivi. L’Agenzia delle entrate ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29, dell’art. 101 cod. proc. civ. e dell’art. 111 Cost.. Parte ricorrente deduce la violazione del principio del contraddittorio, chiedendo, altresì, che sia riconosciuta nel presente giudizio l’efficacia espansiva del giudicato esterno relativo alla sentenza n. 408/4/12 della Commissione Tributaria Regionale della Campania. A tal fine, argomenta che l’Agenzia delle entrate aveva proceduto con autonomi avvisi di accertamento al recupero del credito tanto nei confronti della società “Studio D.F.” s.a.s. del dott. N.D.F., quanto nei confronti dell’altro socio dott. D.F.N., nonchè nei confronti di B.M.T. per le annualità 2004, 2005, 2006. Avverso i suddetti avvisi, la società “Studio D.F.” s.a.s. ed i soci D.F.N. e B.M.T. avevano proposto autonomi ricorsi, che, previa riunione, venivano accolti dalla C.T.P. di Salerno. Avverso la sentenza, proponeva appello l’Ufficio che veniva rigettato, con sentenza n. 408/4/12, dalla CTR della Campania.

La ricorrente deduce che nel processo tributario l’autonomia dei periodi di imposta non impedisce che il giudizio relativo ad un periodo tenga conto del giudicato esterno formatosi su un’altra controversia fra le stesse parti per un diverso periodo, quando la relativa sentenza investe elementi pregiudiziali della medesima fattispecie impositiva comuni ad entrambi.

2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata, denunciando insufficiente motivazione e violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 8 in quanto la CTR avrebbe ritenuto illegittimamente decaduta la ricorrente dalla eccezione di prescrizione e decadenza dell’Ufficio dal potere accertativo.

3. Con il terzo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata, denunciando omessa, erronea o contraddittoria motivazione della sentenza impugnata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Si argomenta che la decisione risulti completamente priva dell’esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti di causa e contenga una motivazione in diritto estremamente succinta, di per sè sola sostanzialmente non intellegibile. Inoltre, il giudice di secondo grado non avrebbe fornito giustificazioni idonee a far individuare le ragioni che lo hanno indotto a ritenere ininfluente l’attività di verifica posta in essere dall’Ufficio nel 2007 per accertare la sussistenza dei presupposti legittimanti l’attribuzione del credito di imposta, rispetto al successivo – tardivo – accertamento della G.d.F. del 2008, privo di qualsivoglia riscontro fattuale e documentale.

4. Il primo motivo di ricorso è fondato.

Secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità (v. tra le altre S.U. n. 13916 del 2006), il principio in base al quale, qualora due giudizi tra le stesse parti facciano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l’accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relativo ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il “petitum” del primo e non trova ostacolo, in materia tributaria, nel principio dell’autonomia dei periodi di imposta (Cass. S.U. n. 13916 del 2006; Cass. n. 4507 del 2008; Cass. n. 17718 del 2009).

Orbene, dalla visione del fascicolo processuale risulta che la sentenza in atti, munita di attestazione del formale passaggio in giudicato (Cass. n. 10623 del 2009) relativa agli anni di imposta 2004, 2005, 2006, fa riferimento ad avvisi di accertamento impugnati con distinti ricorsi dal legale rappresentante p.t. della società “Studio D.F. s.a.s. del dott. N.D.F. e dai soci B.M.T., con quota di partecipazione 60% e D.F.N., con quota di partecipazione del 40%. La CTR ha disposto l’annullamento degli atti impugnati riconoscendo la sussistenza dei presupposti per poter usufruire del credito di imposta, di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 8utilizzato per gli anni 2004 – 2005 – 2006, tenuto conto che a seguito di verbale di ispezione effettuata dai funzionari dell’Ufficio nel corso del 2007, per il controllo della correttezza delle richieste agevolazioni, è stata verificata l’esistenza dei beni oggetto di investimento presso la struttura operativa, dandosi atto, al momento dell’accesso, che gli stessi erano entrati in funzione.

Ne consegue che va considerato, nella specie, l’effetto preclusivo del giudicato intervenuto tra le stesse parti, con sentenza n. 408/4/2012, in quanto riguardante il medesimo rapporto giuridico, anche se riferito ad altre annualità (di cui una, anno 2006, coincidente), sicchè la statuizione contenuta nel dispositivo della decisione, riguardante la sussistenza dei presupposti per usufruire del credito di imposta L. n. 388 del 2000, ex art. 8 rappresenta la premessa logica indispensabile, che preclude il riesame dello stesso punto accertato e risolto.

5. In ragione della efficacia preclusiva del giudicato, stabilita dall’art. 2909 cod. civ. il primo motivo di ricorso deve essere accolto, con assorbimento dei successivi, e la sentenza impugnata deve essere cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, decidendo nel merito, va accolto il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente. Considerato l’andamento della lite nei gradi di merito e, tenuto conto dell’epoca di formazione dell’orientamento giurisprudenziale di riferimento rispetto al momento dell’instaurazione del giudizio, le spese di lite di ogni fase e grado vanno interamente compensate tra le parti.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente. Compensa le spese di lite dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2017

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