Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15688 del 15/07/2011

Cassazione civile sez. I, 15/07/2011, (ud. 06/04/2011, dep. 15/07/2011), n.15688

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29503/2005 proposto da:

B.M. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata

in ROMA, PIAZZA G. MAZZINI 27, presso l’avvocato DI GIOIA Giovanni,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato BONELLI SANDRO,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

V.V. (c.f. (OMISSIS));

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di PISTOIA, depositata il

04/10/2005, n. 583/05 c.c.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/04/2011 dal Consigliere Dott. ROSA MARIA DI VIRGILIO;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato G. DI GIOIA che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CESQUI Elisabetta, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il geometra B.M. proponeva reclamo contro il decreto del 23 marzo 2005, con il quale il G.D. del Fallimento di F. G. le aveva liquidato i compensi per l’incarico conferito dal medesimo Giudice il 20 settembre 2002. Il geometra B. lamentava che il compenso le era stato liquidato come coadiutore, ai sensi della L. Fall., art. 32, del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 49, e segg., e secondo il D.M. 30 maggio 2002, laddove l’attività prestata a seguito dell’incarico affidatole (indagini catastali, ipotecarie e presso l’Archivio di Stato, rilievi per riconfinamento, predisposizione e redazione di tipo mappale per la modifica della mappa catastale, rilievi planimetrici e predisposizione di planimetrie catastali), in quanto funzionale non ad attività del Giudice o all’assistenza del Curatore fallimentare, ma alla regolarizzazione catastale dell’immobile, costituiva opera professionale, da compensare secondo i criteri stabiliti dalla legge professionale (L. n. 144 del 1949, art. 60).

Il Tribunale di Pistoia, premesso che il geom. B., nel ricorso depositato il 12/5/05, aveva affermato di avere preso visione del decreto di liquidazione impugnato il 22/4/05, e rilevato che la fattispecie deve intendersi regolata dalla L. Fall., art. 26, inteso dalla giurisprudenza, a seguito di una serie di pronunce di incostituzionalità, nel senso che, per i provvedimenti che incidono su diritti soggettivi, il termine per la proposizione del reclamo è quello dell’art. 739 c.p.c., ossia dieci giorni dalla comunicazione del decreto, ha concluso per la tardività del reclamo.

Il Tribunale si è posto il quesito se il procedimento fosse da inquadrarsi invece nella normativa di cui al D.P.R. n. 115 del 2001, art. 170, concludendo negativamente, atteso che lo stessa geometra aveva affermato espressamente di non poter essere considerata un ausiliare del magistrato o un coadiutore, bensì un prestatore d’opera, e che in ogni caso, la L. Fall., art. 26, si pone come norma speciale rispetto all’art. 170 del D.P.R. cit..

Avverso detta ordinanza propone ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. il geometra B.M., sulla base di due motivi.

Il Curatore del Fallimento di F.G. non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1.- Con il primo motivo, la ricorrente si duole della violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 e dell’errata applicazione della L. n. 267 del 1942, art. 26, in relazione all’art. 737 c.p.c., e segg..

Secondo la ricorrente, il procedimento previsto dalla L. n. 319 del 1980, art. 11, non può considerarsi fungibile, atteso il carattere di specialità di detta normativa, mentre non è esperibile il reclamo L. Fall., ex art. 26, la cui applicazione è limitata ai soli provvedimenti ordinatori, da cui la tempestività del ricorso depositato in data 12 maggio 2005 avverso il decreto di liquidazione del G.D., a seguito della preso visione in data 22 aprile 2005.

1.2.- Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, e cioè errata applicazione al caso del D.M. 30 maggio 2002, art. 49, e segg., e del D.P.R. 115 del 2002.

Secondo la ricorrente, il G.D. ha erroneamente inquadrato l’intera opera prestata dal professionista nella figura del coadiutore, di cui alla L. Fall., art. 32, mentre l’attività di accertamento, indagini ipotecarie, ripristino della situazione catastale dell’immobile, diversamente dalla mera collaborazione ed assistenza al G.D., rese nell’ambito del primo incarico, per la durata e la complessità, i risultati raggiunti e l’impegno profuso, ha rilevanza esterna alla procedura, e deve essere compensata secondo il criterio residuale della tariffa professionale, di cui alla L. n. 144 del 1949, art. 60.

2.1.- Il primo motivo è infondato, per i rilievi che seguono.

La ricorrente sostiene che contro il decreto di liquidazione dei compensi emesso dal G.D. deve ritenersi esperibile l’opposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 (norma che ha sostituito la L. n. 319 del 1980, art. 11, atteso che detta legge, ad eccezione dell’art. 4, Onorari commisurati al tempo, è stata abrogata dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 299, sulle spese di giustizia) e non già il procedimento di cui alla L. Fall., art. 26, da cui, in tesi, la tempestività del ricorso depositato dalla B. entro il termine dei venti giorni dalla comunicazione del decreto del G.D., ma dopo il decimo giorno.

Tale tesi, in sè intrinsecamente contraddittoria, atteso che la ricorrente deduce l’applicabilità della L. n. 319 del 1980, ora del D.P.R. n. 115 del 2002, come ausiliario del Giudice, per farne conseguire il diritto al compenso secondo la tariffa professionale e non secondo i criteri della legge invocata, è errata in diritto, atteso il carattere di specialità della L. Fall., art. 26, rispetto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, per regolare detta ultima norma l’opposizione avverso tutti i provvedimenti di liquidazione dei compensi,e la prima, il reclamo avverso i decreti del G.D. a carattere decisorio, tra cui quello di liquidazione del compenso emessi nell’ambito della procedura fallimentare.

E’ agevole a riguardo rilevare che la ricorrente richiama l’orientamento di legittimità, di cui alle pronunce 10911/02, 1952/96, 14456/99, affermativa del carattere di specialità della disciplina dettata dalla L. n. 319 del 1980, art. 11 e della L. n. 794 del 1942, art. 29, in tema di liquidazione del compenso spettante a periti, consulenti tecnici e traduttori nominati dall’Autorità giudiziaria, per sostenere, del tutto incongruamente, la specialità in senso esattamente contrario al rapporto da genere a specie, e quindi ritenendo come speciale quella che è invece la normativa generale per lo specifico settore regolamentato.

Nè infine si vede come la parte potrebbe ottenere la liquidazione dei compensi secondo la tariffa professionale, invocando il D.P.R. n. 115 del 2002 ed il D.M. 30 maggio 2002, che invece fissano i criteri di liquidazione secondo la tariffa giudiziale.

La reiezione del primo motivo, determinando la tardività del ricorso, assorbe la valutazione del secondo motivo. Nulla sulle spese, non essendosi difeso il Curatore.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 6 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2011

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