Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15660 del 27/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 27/07/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 27/07/2016), n.15660

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9873/2015 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LAURA

MANTEGAZZA 4, presso lo studio dell’avvocato MARCO GARDIN,

rappresentato e difeso dagli avvocati MODESTO LAFASCIANO, MICHELE

COLETTI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.V., P.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1928/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI del

25/11/2014, depositata il 28/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’08/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI

LOMBARDO;

udito l’Avvocato Giuseppe Luigi Bandinu per delega dell’Avvocato

Modesto Lafasciano difensore del ricorrente, che arriva dopo la

chiamata del verbale. Il Presidente autorizza il Cancelliere a

prendere la presenza.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

il Consigliere designato ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

“Ritenuto che:

– P.V. e P.M. convennero in giudizio il fratello P.A., chiedendo che venisse disposto lo scioglimento della comunione ereditaria esistente tra essi, relativamente ad un fondo sito in (OMISSIS), in conformità al frazionamento eseguito dall’ing. D.C., nominato dai medesimi di comune accordo;

– il convenuto resistette alla domanda, chiedendo che lo scioglimento della comunione venisse disposta sulla base di un piano di riparto predisposto attraverso la nomina di un C.T.U.;

– il Tribunale di Trani dispose lo scioglimento della comunione secondo il progetto di divisione approntato dal C.T.U., attribuendo un lotto a ciascuno dei tre condividenti e stabilendo i relativi conguagli;

– sul gravame proposto da P.A., la Corte di Appello di Bari confermò la pronuncia di primo grado;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre P.A. sulla base di due motivi;

– P.V. e P.M., ritualmente intimati, non hanno svolto attività difensiva;

Atteso che sia il primo motivo (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 726 e 727 c.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, nonchè l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, per non avere la Corte di Appello considerato il minor valore del lotto B assegnato ad esso ricorrente rispetto ai lotti assegnati agli altri condividenti, trattandosi di lotto insuscettibile di formare oggetto di godimento autonomo, in ragione della necessità di realizzare un nuovo accesso con apposita rampa) che il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 726, 727 e 728 c.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, nonchè l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, per avere la Corte di Appello ritenuto la congruità dei conguagli stabiliti dal primo giudice, nonostante che il lotto B assegnato al ricorrente fosse di minor valore non solo in ordine alla difficoltà di accesso ma anche in ordine alla sua ubicazione) appaiono inammissibili, in quanto sottopongono alla Corte – nella sostanza – profili relativi alla valutazione della consulenza tecnica, che sono riservati al giudice di merito e sono insindacabili in sede di legittimità (cfr., in tema di divisione, formazione delle quote e determinazione dei conguagli, Sez. 2, Sentenza n. 1738 del 07/02/2002, Rv. 552135), quando – come nel caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno esposto in modo ordinato e coerente le ragioni che giustificano la loro decisione, sicchè deve escludersi tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, o il “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, che circoscrivono l’ambito del motivo di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134 (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 e 629831);

Ritenuto che il ricorso può essere avviato alla trattazione camerale, per essere dichiarato inammissibile”;

Considerato che:

– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla proposta del relatore, in quanto le censure si riducono ad una critica alla valutazione dei fatti (consistenza e valore dei beni da dividere), insindacabile in sede di legittimità;

– il ricorso, pertanto, deve essere rigettato;

– nulla va statuito sulle spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla l. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parre del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2016

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