Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15651 del 22/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 22/07/2020, (ud. 05/06/2020, dep. 22/07/2020), n.15651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA PER CORREZIONE DI ERRORE MATERIALE

sul ricorso 3293-2020 proposto da:

POSTE ITALIANE SPA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE EUROPA 190,

presso lo studio dell’avvocato PAOLA PISTILLI, rappresentata e

difesa dagli avvocati ELENA IOZZELLI, UMBERTO TOMBARI;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI

55, presso lo studio dell’avvocato CRISTIANO CASTROGIOVANNI,

rappresentata e difesa dall’avvocato PATRIZIA CICERO;

– resistente –

avverso l’ordinanza n. 3007/2019 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 31/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. NAZZICONE

LOREDANA.

Fatto

RILEVATO

– che viene proposta istanza di correzione dell’errore materiale nel quale è incorsa questa Corte nella ordinanza n. 3007/19, depositata in data 31 gennaio 2019, avendo essa, in motivazione e in dispositivo, indicato come giudice del rinvio il Tribunale di Roma, e non la Corte d’appello di Roma, da cui proveniva la sentenza impugnata;

– che non si è costituita l’intimata.

Diritto

CONSIDERATO

– che il ricorso è fondato;

– che, invero, alla errata designazione, da parte della corte di cassazione, del giudice di rinvio, può sopperire il rimedio della correzione di errore materiale, tutte le volte che non si tratti della effettiva, e quindi immodificabile, designazione di uno specifico ufficio, prescelto dalla Corte per la celebrazione del giudizio rescissorio (cfr. Cass. civ., sez. lav., 20-01-2017, n. 1553; Cass. civ., sez. III, 09-082007, n. 17457.In tema di designazione da parte della corte di cassazione del giudice di rinvio, la ragione della immodificabilità della stessa (al di fuori dell’ipotesi di un errore materiale, cui può sopperire il rimedio della correzione) e, quindi, anche della impossibilità di prospettare la non conformità a diritto di essa nel giudizio di cassazione conseguente allo svolgimento di quello di rinvio, non risiede tanto nel carattere funzionale ed inderogabile della competenza del giudice di rinvio, bensì nella circostanza che, non prevedendo il nostro ordinamento processuale civile l’impugnazione delle sentenze della corte di cassazione, al di fuori dell’ipotesi di revocazione di cui all’art. 391 bis c.p.c. (ed ora – dopo il D.Lgs. n. 40 del 2006 – da quelle di revocazione ed opposizione di terzo di cui all’art. 391 ter c.p.c., limitatamente alla cassazione con decisione nel merito), la designazione del giudice di rinvio, quale parte della statuizione della cassazione, non è suscettibile di essere messa in discussione, perchè su di essa, quale questione di rito, si forma nell’ambito del processo in cui è intervenuta, la cosa giudicata formale);

– che, nella specie, trattasi effettivamente di un simile errore, in cui è incorsa la decisione n. 3007/2019, laddove – pur avendo Poste Italiane s.p.a. impugnato la sentenza della Corte d’appello di Roma del 27 aprile 2017 (cfr. l’epigrafe della decisione ed il punto 1 della motivazione) – la causa è stata rinviata innanzi al Tribunale, giudice di primo grado;

– che la sussistenza di un mero errore materiale, e non di un’autonoma insindacabile valutazione in tal senso, risulta dalla ragione dell’operato annullamento della sentenza d’appello, non rientrante in una delle ipotesi ex art. 383 c.p.c., comma 3, e art. 354 c.p.c., onde è palese come il rinvio sia stato ivi compiuto ai sensi dell’art. 383 c.p.c., comma 1;

– che, in definitiva, risulta un vizio non attinente alla portata concettuale e sostanziale della decisione, bensì un mero errore materiale, correggibile ai sensi degli artt. 287 e 391-bis c.p.c., trattandosi di ovviare ad un difetto di corrispondenza tra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica, rilevabile ictu oculi dal testo del provvedimento, senza che venga in rilievo un’inammissibile attività di specificazione o di interpretazione della sentenza di legittimità;

– che non vi è luogo alle spese del presente procedimento, di natura amministrativa e senza una parte soccombente in senso proprio (Cass. 4 gennaio 2016, n. 14; 17 settembre 2013, n. 21213; 4 maggio 2009, n. 10203; sez. un., 27 giugno 2002, n. 9438).

PQM

La Corte accoglie il ricorso ed ordina correggersi il punto 8 della motivazione ed il dispositivo della ordinanza n. 3007 del 2019, disponendo che: al punto 8 della motivazione e nel dispositivo della sentenza, laddove è scritto “al Tribunale” si legga, invece, “alla Corte d’appello”.

Manda alla cancelleria di provvedere alla annotazione della correzione sull’originale della predetta ordinanza.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 5 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2020

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