Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15650 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. I, 04/06/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 04/06/2021), n.15650

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 17436/2020 proposto da:

B.H., rappresentato e difeso dall’Avv. Carlo Tabbia, per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, nella persona del Ministro pro tempore, e

Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Vercelli, nella

persona del Prefetto pro tempore, rappresentati e difesi ex lege

dall’Avvocatura Generale dello Stato e presso la stessa per legge

domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrenti –

avverso l’ordinanza del Giudice di pace di Vercelli n. 619/2020,

depositata il 19 maggio 2020, notificata in pari data;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/04/2021 dal consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con ordinanza del 19 maggio 2020, il Giudice di pace di Vercelli ha rigettato il ricorso presentato da B.H., nato in (OMISSIS), confermando il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dal Prefetto della Provincia di Vercelli n. 6/20 del 27 gennaio 2020.

2. Il Giudice di pace ha ritenuto che la motivazione del provvedimento di espulsione non era carente e contraddittoria e che era stata dimostrata una condotta pericolosa per la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, rilevando plurime condanne a carico del ricorrente che riscontravano la pericolosità sociale dello stesso e che i restanti motivi restavano assorbiti, dato che la misura dell’espulsione discendeva con carattere di automaticità dalla ricorrenza dell’ipotesi di trattenimento illegale di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), commi 4 e 4 bis e art. 14.

3. B.H. ricorre per la cassazione dell’ordinanza con atto affidato a tre motivi.

4. Le Amministrazioni intimate hanno depositato controricorso, chiedendo la condanna della controparte ai sensi dell’art. 96 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 1 sul difetto di attualità della pericolosità sociale e sul superamento della presunzione legale della pericolosità, non avendo verificato il Giudice di pace l’attualità della pericolosità sociale, nonostante le specifiche difese sul punto, trattandosi di sentenze risalenti a molti anni prima e riferibili alla sua minore età e non avendo valutato ai fini della presunzione di pericolosità il superamento positivo dei programmi rieducativi che gli avevano consentito di ottenere una pluralità di provvedimenti di liberazione anticipata.

1.1 Il motivo è fondato.

1.2 Premesso che il Giudice di Pace, pur richiamando il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, lett. b in realtà fonda la motivazione del provvedimento impugnato anche sulla sussistenza della pericolosità sociale del ricorrente, confermando sul punto la valutazione di pericolosità come formulata dal prefetto, va osservato che questa Corte, in proposito, ha già avuto occasione di chiarire che in tema di valutazione della ricorrenza dei presupposti di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. c), il Giudice di pace, per verificare l’appartenenza dello straniero ad una delle categorie di persone pericolose indicate dalla predetta norma, non può limitarsi alla valutazione dei suoi precedenti penali, ma deve compiere il suo esame in base ad un accertamento oggettivo e non meramente soggettivo degli elementi che giustificano sospetti e presunzioni, estendendo il suo giudizio anche all’esame complessivo della personalità dello straniero, desunta dalla sua condotta di vita e dalle manifestazioni sociali nelle quali quest’ultima si articola, verificando in concreto l’attualità della pericolosità sociale (Cass., 31 luglio 2019, n. 20692; Cass., 14 maggio 2013, n. 11466).

In particolare, detto riscontro secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 116 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) va condotto sulla base dei seguenti criteri: a) necessità di un accertamento oggettivo e non meramente soggettivo degli elementi che giustificano sospetti e presunzioni; b) attualità della pericolosità dello straniero; c) necessità di esaminare globalmente l’intera personalità del soggetto, quale risulta da tutte le manifestazioni sociali della sua vita di relazione.

Il Giudice di pace, inoltre, nella verifica della concreta sussistenza dei presupposti della pericolosità sociale, ha dei poteri di accertamento pieni, sia pure circoscritti all’ambito fattuale dedotto dalle parti, e non limitati da una insussistente discrezionalità dell’amministrazione (Cass., 5 luglio 2017, n. 16626).

1.3 Il Giudice di pace di Vercelli non si è attenuto ai predetti principi, essendosi limitato a prendere atto dei precedenti penali dell’espulso, omettendo del tutto di verificare la fondatezza della valutazione della pericolosità sociale formulata dal predetto, sia sotto il profilo della riconducibilità dei fatti accertati ad una delle ipotesi di pericolosità sociale definite dal D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 1 il quale fa riferimento a: “1) coloro che debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono abitualmente dediti a traffici delittuosi; 2) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; 3) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica”, nessuna delle quali viene chiaramente e specificamente richiamata; sia sotto il profilo dei criteri della attualità della pericolosità e della valutazione globale della personalità dell’interessato, alla luce anche degli elementi allegati dal medesimo nel giudizio.

La commissione di reati, infatti, come affermato da questa Corte anche con riferimento a comportamenti comunque violenti, non può essere automaticamente ricondotta ad ipotesi di pericolosità sociale conclamata, qualora non si enuclei un quadro di elementi eloquenti circa la predetta pericolosità, desumibili da valutazioni tratte dalla concretezza degli episodi della condotta di vita e dalla personalità complessiva dello straniero (Cass., 31 luglio 2019, n. 20692).

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del T.U. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2 e ss. sulla insussistenza dell’ipotesi di trattamento illegale sul territorio, in quanto, in data 28 gennaio 2020, il ricorrente era stato tradotto direttamente dalla Casa Circondariale di Vercelli all’Ufficio immigrazione della Questura di Vercelli.

2.1 Il motivo è inammissibile.

Ed invero lo stesso ricorrente deduce che l’espulsione era stata disposta ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. c), sicchè diventa irrilevante la questione del soggiorno irregolare non essendo stata l’espulsione disposta ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b).

3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 8 CEDU e dei principi fondamentali della CEDU, nonchè il difetto di valutazione degli elementi di prova ai sensi dell’art. 116 c.p.c., nonchè l’omesso esame sulla tutela dei legami familiari avendo dedotto che l’intera famiglia viveva e lavorava in Italia.

3.1 Il motivo è infondato.

Ed invero si tratta di censure che attengono al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 5 (domanda, peraltro, come si legge a pag. 3 del provvedimento impugnato, rigettata dal Questore di Alessandria il 29 novembre 2014), mentre in sede di espulsione, la valutazione della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, nonchè dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine, è prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2 bis, soltanto nelle ipotesi in cui il provvedimento di espulsione sia stato adottato nei confronti dello straniero ai sensi del comma 2, lett. a) e b) decreto citato.

4. In conclusione, l’ordinanza impugnata va cassata in relazione al primo motivo, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà ai principi di diritto sopra enunciati e provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il secondo motivo e rigetta il terzo motivo; cassa l’ordinanza impugnata, in relazione al motivo accolto, e rinvia al Giudice di Pace di Vercelli, in persona di diverso giudicante, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

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