Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15639 del 22/07/2020

Cassazione civile sez. lav., 22/07/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 22/07/2020), n.15639

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20050/2014 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA VIA CESARE BECCARIA 29 presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

avvocati ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, LELIO

MARITATO;

– ricorrente –

contro

F.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO 19,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE DI PIETRO, rappresentato e

difeso dall’avvocato PAOLO CECI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 966/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 24/07/2013 R.G.N. 1366/2012.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. La Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Avezzano di accoglimento dell’opposizione proposta da F.M. avverso la cartella esattoriale di pagamento all’Inps di Euro 42.980 per illegittima fruizione di sgravi contributivi L. n. 407 del 1990, ex art. 8, comma 9 – in riferimento ad alcuni lavoratori per il periodo da aprile 2003 a dicembre 2003 e da marzo 2004 a luglio 2004 – per carenza del requisito dello stato di disoccupazione da almeno 24 mesi.

La Corte ha riferito che era pacifico che i lavoratori avevano lavorato per il F. con contratti a tempo indeterminato inferiori ai 12 mesi nei periodi 1/4/2001-21/12/2001 e dal 13/3/2002 al 20/12/2002 (salvo F.A. che aveva lavorato fino 1/10/2002).

Secondo la Corte ai sensi del D.Lgs. n. 181 del 2000, art. 4, comma 3, i rapporti di durata inferiore ai 12 mesi non facevano venir meno lo stato di disoccupazione e di conseguenza il requisito dei 24 mesi di disoccupazione. Ha affermato che tale interpretazione era confermata da atti formali dell’amministrazione e il Centro per l’impiego di (OMISSIS) con apposite certificazioni individuali aveva accertato lo stato di disoccupazione sui quali il F. aveva fatto affidamento.

2. Avverso la sentenza ricorre l’Inps con un motivo ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c.. Resiste il F..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. Preliminarmente va rilevata l’infondatezza dell’eccezione di tardività del ricorso in cassazione in quanto deve trovare applicazione il termine annuale e non quello semestrale, atteso che il giudizio è iniziato davanti al Tribunale di Avezzano in data anteriore al 4/7/2009. Il nuovo termine semestrale, come introdotto dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, si applica, ai sensi dell’art. 58 della medesima Legge, ai giudizi instaurati, e non alle impugnazioni proposte, a decorrere dal 4 luglio 2009, essendo quindi ancora valido il termine annuale qualora l’atto introduttivo del giudizio di primo grado sia anteriore a quella data (cfr Cass. 6784/2012).

4.Inps denuncia violazione della L. n. 407 del 1990, art. 8, comma 9, D.Lgs. n. 181 del 2000, art. 4, comma 3, art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Lamenta che i giudici di merito non avevano accertato se il periodo di 24 mesi di disoccupazione era stato computato tenendo conto dei periodi di sospensione della disoccupazione in cui vi era stata attività lavorativa, circostanza questa pacifica in causa; che a fronte della contestazione dell’Inps il datore di lavoro non si era curato nè di allegare,nè di provare per ciascun lavoratore la durata complessiva del periodo di disoccupazione da cui sottrarre i periodi di lavoro prestato che sospendevano lo stato di disoccupazione e che l’affidamento ingenerato nel F. dal certificato del centro per l’impiego non poteva esser opposto all’Inps.

5. Il ricorso deve essere rigettato.

6. La L. n. 407 del 1990, art. 8, comma 9, stabilisce una riduzione della contribuzione dovuta a favore di datori di lavoro che assumono con contratto a tempo indeterminato lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da un periodo uguale a quello suddetto, quando esse non siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese licenziati per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale o sospesi.

L’Inps censura la sentenza in quanto la Corte non aveva accertato se il periodo di 24 mesi di disoccupazione era stato computato tenendo conto dei periodi di sospensione della disoccupazione in cui vi era stata attività lavorativa, in quanto era pacifico che tutti i lavoratori avevano lavorato per il F., nel periodo antecedente l’assunzione, con contratti a tempo indeterminato inferiori ai 12 mesi nei periodi 1/4/2001-21/12/2001 e dal 13/3/2002 al 20/12/2002, ed il F.A. fino all’1/10/2002.

Secondo l’Inps detti periodi di attività, inferiori ai 12 mesi, stando al contenuto del D.Lgs. n. 181 del 2000, art. 4, comma 3, sarebbero interamente computabili ai fini della sospensione del periodo di disoccupazione.

7. L’art. 4, rubricato “Perdita dello stato di disoccupazione”, vigente prima della modifica apportata dal D.Lgs. n. 297 del 2002, stabilisce al comma 3, che ” L’accettazione di un’offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo formulata dal servizio competente comporta una sospensione dell’anzianità nello stato di disoccupazione. Detta anzianità riprende a decorrere una volta cessato il contratto di lavoro a termine o di lavoro temporaneo. Qualora il rapporto di lavoro sia stato di durata superiore a dodici mesi, l’anzianitànello stato di disoccupazione riprende a decorrere con un abbattimento pari alla durata eccedente i dodici mesi”.

8. L’art. 4 citato distingue, ai fini della determinazione dell’anzianità di disoccupazione, l’ipotesi della prestazione di lavoro inferiore a 12 mesi – che determina solo la sospensione dell’anzianità di disoccupazione maturata che, cessato il lavoro, riprende a decorrere – da quella della prestazione di lavoro di durata superiore a 12 mesi – che determina l’abbattimento dell’anzianità di disoccupazione maturata,per la durata eccedente i 12 mesi.

9. Ciò premesso deve rilevarsi, con riferimento alla violazione dell’art. 2697 c.c., che un’autonoma questione di malgoverno dell’art. 2697 c.c., può porsi soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne fosse onerata secondo le regole di scomposizione della fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece ove oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti (cfr. Cass. n. 15107/2013, n. 13395/2018).

Nella specie la Corte territoriale non ha in alcun modo violato la norma in esame,atteso che costituisce principio consolidato che, in materia di sgravi e fiscalizzazioni, essendo il pagamento dei contributi un’obbligazione nascente dalla legge, spetta al debitore dimostrare il suo esatto adempimento e, quindi, grava sull’impresa che vanti il diritto al beneficio contributivo l’onere di provare la sussistenza dei necessari requisiti in relazione alla fattispecie normativa di volta in volta invocata (cfr. Cass. n. 5137/2006, Cass. Sez. U. n. 6489/2012; Cass. n. 13011/2017). La Corte territoriale ha ritenuto che il F. avesse fornito la prova su di lui incombente.

10. Quanto alla violazione delle altre norme va rilevato che la Corte territoriale, pur difettando una chiara enunciazione dei principi di diritto rilevanti, non ha manifestato di voler applicare regole contrastanti con quanto esposto dallo stesso istituto. La Corte territoriale, richiamato l’art. 4 citato, ha infatti riferito che ” i rapporti di lavoro inferiori a 12 mesi, come nella fattispecie, non fanno venire meno lo stato di disoccupato e di conseguenza il requisito di 24 mesi”. La Corte ha poi richiamato l’interpretazione contenuta in atti formali della PA in cui si affermava che ” diritto ad usufruire dei benefici contributivi di cui alla L. n. 407 del 1990, art. 8, comma 9, anche quei lavoratori che, iscritti da almeno 24 mesi, nelle liste di disoccupazione, hanno avuto rapporti di lavoro inferiori a 12 mesi che hanno dato luogo alla sospensione del decorso dell’anzianità di iscrizione ai sensi del D.Lgs. n. 181 del 2000, art. 4, comma 3″.

11. Ciò di cui si duole l’Inps, a ben vedere, non attiene alla violazione o falsa applicazione delle norme che i giudici di merito erano tenuti ad applicare. L’Istituto, in realtà, denuncia che la Corte non ha saputo ben valutare il materiale probatorio a disposizione, costituito, non solo dalla certificazione rilasciata dal centro per l’impiego che riconosceva lo stato di disoccupazione di 24 mesi anteriori all’assunzione, ma anche dalla circostanza che i lavoratori avevano avuto contratti di lavoro a tempo determinato inferiori a 12 mesi, circostanza questa pacifica tra le parti. In sostanza la censura si risolve nella denuncia di un cattivo governo delle prove da parte dei giudici di merito.

La censura di violazione di legge, pertanto, unica censura formulata dall’Istituto, non risulta pertinente non confrontandosi con la ratio decidendi della sentenza impugnata.

12. Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato con condanna dell’Inps a pagare le spese processuali.

Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna l’Inps a pagare le spese processuali che liquida in Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre 15% per spese generali ed accessori di legge, nonchè Euro 200,00 per esborsi.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2020

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