Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15628 del 22/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 22/06/2017, (ud. 15/03/2017, dep.22/06/2017),  n. 15628

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27975-2015 proposto da:

COMUNE DI GASSINO TORINESE – P.I. (OMISSIS), in persona del Sindaco

in carica, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LIVORNO 51, presso

lo studio dell’avvocato PAOLO PERFETTI che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MASSIMILIANO GENCO;

– ricorrente –

contro

T.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR 305,

presso lo studio dell’avvocato MARCO YEUILLAZ che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 423/36/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TORINO, depositata il 17/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELA;

vista la memoria ex art. 380 – bis c.p.c., prodotta da parte

ricorrente.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. si tratta di avviso di accertamento in rettifica ICI dell’anno d’imposta 2006 relativamente ad un fabbricato rurale di cat. A/7 e vani 15, per il quale il Comune di Gassino Torinese ha ritenuto insussistente il requisito dell’utilizzo abitativo ai fini dell’esenzione D.L. n. 557 del 1993, ex art. 9, comma 3, lett. b), risiedendo i coniugi comproprietari nel vicino Comune di Torino, distante appena 15 chilometri;

2. l’amministrazione impugna la sentenza con cui la C.T.R., in riforma della decisione di prime cure, ha riconosciuto all’immobile il carattere della ruralità – in quanto “abitazione principale del proprietario imprenditore agricolo”, “stato” riconosciuto “sia al sig. T.P. che al coadiuvante F.L.” – lamentando la violazione del D.L. n. 557 del 1993, art. 9, comma 3, e l’omesso esame del fatto decisivo che i coniugi dimorassero abitualmente non in (OMISSIS), bensì in (OMISSIS);

3. all’esito della camera di consiglio, il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

4. i motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, sono fondati;

5. invero, in disparte l’incerta situazione abitativa/residenziale (cfr. Cass. n. 14286/13), risulta assorbente il classamento catastale dell’immobile – di ben 15 vani – in cat. A/7 (villini di lusso), laddove l’esenzione da ruralità riguarda solo gli immobili di cat. A/6 (abitazioni di tipo rurale) e D/10 (fabbricati strumentali);

6. questa Corte ha più volte chiarito che “in tema d’ICI, ai fini del trattamento esonerativo rileva l’oggettiva classificazione catastale dell’immobile, per cui l’immobile iscritto come rurale, con attribuzione della relativa categoria (A16 o D/ 10) non è soggetto all’imposta, ai sensi del D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis, e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a), mentre, qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, è onere del contribuente, che pretenda l’esenzione, impugnare l’atto di classamento, fermo restando, invece, che se il fabbricato non risulti iscritto in catasto e il contribuente agisca per ottenere il rimborso dell’imposta, l’accertamento della ruralità può essere immediatamente compiuto dal giudice, ma incombe al contribuente dimostrare la sussistenza dei requisiti il D.L. n. 557 del 1993, ex art. 9 ” (Cass. sez. 5^ n. 7930/16; cfr. Cass. sez. 5^ n. 14386/13);

7. nel caso di specie, non risulta che gli interessati abbiano impugnato il classamento A/7, con la conseguenza che il trattamento esonerativo non può opera per L. (n. 7930 del 2016).

8. la sentenza impugnata va quindi cassata e, non apparendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa con il rigetto dell’originario ricorso di parte contribuente e la sua condanna alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo; le peculiarità processuali della vicenda giustificano invece la compensazione delle spese relative ai gradi di merito.

PQM

 

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente, che condanna alla rifusione delle spese processuali di legittimità, liquidate in Euro 1.000,00 oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA