Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15627 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/06/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 04/06/2021), n.15627

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32057-2019 proposto da:

MINISTERO DELLA DIFESA, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.V.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OVIDIO,

20, presso lo studio dell’avvocato LUCA DI PAOLO, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA ANDRISANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 608/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 25/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Lecce, a conferma della sentenza del Tribunale di Taranto, ha rigettato la domanda proposta dal Ministero della Difesa avverso l’annullamento del licenziamento disciplinare intimato a M.V.A., ritenendo che fosse stato superato il termine perentorio di 120 giorni per la conclusione del procedimento, contemplato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55-bis;

la Corte territoriale ha stabilito che la doglianza si poneva in contrasto con il principio del divieto di mutatio libelli, avendo accertato che la stessa era stata rappresentata per la prima volta nel giudizio di secondo grado;

la cassazione della sentenza è domandata dal Ministero della Difesa sulla base di un unico, articolato motivo;

M.V.A. ha depositato controricorso, illustrato da successiva memoria;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 345 e 437 c.p.c., e, in subordine, ove la suddetta violazione e falsa applicazione dovesse ritenersi aver determinato nullità della sentenza o del procedimento d’appello, le deduzioni che seguono devono intendersi svolte in relazione al n. 4”; parte ricorrente contesta la statuizione di novità dell’eccezione riguardante il differimento dei termini per la conclusione del procedimento, affermando che il superamento del termine di legge sarebbe conseguito all’accoglimento, da parte del Ministero, dell’istanza con cui M.V.A. aveva chiesto di differire la data della propria audizione per presentare le discolpe;

la proroga del termine costituirebbe un elemento processuale incontroverso poichè risultante dagli stessi atti di causa e, peraltro, mai resa oggetto di contestazione da parte del dipendente licenziato;

il motivo è inammissibile per difetto di specificità;

la statuizione della Corte territoriale circa la novità della domanda si fonda sulla circostanza che gli elementi dedotti dal Ministero nel giudizio di secondo grado si basavano su fatti diversi da quelli costitutivi del diritto azionato, integrando una pretesa (rectius: difesa) diversa da quella fatta valere in primo grado;

la sentenza impugnata ha preso atto di quanto risultava dagli atti di causa, ossia che la questione relativa alla proroga del termine in conseguenza della richiesta di differimento dell’ascolto a discolpa non era stata introdotta nel giudizio da nessuno dei contendenti, e che la produzione documentale prodotta in appello (nella specie, l’istanza di differimento dell’audizione del 28.1.2016 accompagnata dalla relazione medica del (OMISSIS), nonchè la nota del (OMISSIS)) era tardiva per intervenuta decadenza (art. 437 c.p.c.), essendo nella piena disponibilità del Ministero fin dal primo grado di giudizio;

a fronte dell’accertamento svolto in appello, la censura di parte ricorrente, circa la mancata valutazione della legittimità del licenziamento disciplinare per giustificato prolungamento del termine, è formulata in modo del tutto generico;

al fine di evitare la pronuncia d’inammissibilità, il Ministero avrebbe dovuto trascrivere o produrre l’atto introduttivo dell’appello, o, almeno, localizzare dove, come e quando la questione del rinvio dell’audizione richiesta dal dipendente è stata introdotta nel giudizio di merito, divenendo parte integrante del thema decidendum;

in conformità a quanto ripetutamente affermato da questa Corte, il ricorso per cassazione, in ragione del principio di specificità, deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito ed, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi od atti attinenti al pregresso giudizio di merito (cfr. Cass. n. 11603 del 2018; Cass. n. 27209 del 2017; Cass. n. 12362 del 2006);

il motivo in esame, sotto il profilo della violazione di legge, non si sottrae certamente al limite di genericità, qualora raffrontato a quanto da ultimo hanno confermato le Sez. Un. 23745 del 2020, là dove affermano che l’onere sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denuncia il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena d’inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa (cfr. ex plurimis, anche Cass. n. 4905 del 2020);

lo stesso limite di genericità inficia d’inammissibilità, altresì, il motivo proposto in via subordinata;

è pur vero che, allorquando questa Corte venga invocata quale giudice del fatto e richiesta di accertare se il giudice di merito sia incorso in error in procedendo, ha il potere di esaminare direttamente gli atti di causa, tuttavia, non essendo il predetto vizio rilevabile ex officio, nè potendo la Corte ricercare e verificare autonomamente i documenti interessati dall’accertamento, è necessario che la parte ricorrente non solo indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame, ma anche che illustri la corretta soluzione rispetto a quella erronea praticata dai giudici di merito, in modo da consentire alla Corte investita della questione, secondo la prospettazione alternativa del ricorrente, la verifica della sua esistenza e l’emenda dell’errore denunciato (cfr., ex plurimis, Cass. n. 20181 del 2019);

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza, disponendosene la distrazione in favore del difensore di M.V.A., dichiaratosi antistatario;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il Ministero ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità nei confronti del controricorrente, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4.000,00 a titolo di compensi professionali da distrarsi in favore del difensore di questi, dichiaratosi antistatario, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento, e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA