Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15618 del 15/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 15/07/2011, (ud. 08/06/2011, dep. 15/07/2011), n.15618

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 12028-2007 proposto da:

I.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SISTINA

121, presso lo studio dell’avvocato PANUCCIO ALBERTO, rappresentata e

difesa dall’avvocato CARNUCCIO FRANCESCO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.I.U.R. – MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA

RICERCA SCIENTIFICA, in persona del Ministro in carica, nonchè per

LICEO CLASSICO STATO (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 351/2006 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 20/06/2006 r.g.n. 1144/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/06/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI AMOROSO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso depositato il giorno 14.12.2000, I.V. agiva, innanzi al tribunale di Locri, quale giudice del lavoro, nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione e del Liceo Classico (OMISSIS) esponendo di essere insegnante presso quest’ultimo Liceo; che il Collegio Docenti, nella seduta del 10.9.1999, aveva individuato tre “funzioni obiettivo”: 1^ area (Gestione del POF, coordinamento offerta formativa, rapporto scuole- famiglia, programmi curricolari), 2^ area (sostegno lavoro docenti, aggiornamento, produzione materiali didattici, documentazione educativa), 3^ area (coordinamento attività extra-curricolari, orientamento, nuovi saperi)”; che il medesimo Collegio, nella seduta del 24.9.1999, aveva nominato una commissione per lo svolgimento dell’attività istruttoria relativa alla nomina dei docenti “con funzione obiettivo”; che detta commissione, con verbale del 12.10.1999, aveva ritenuto di individuare al riguardo tre docenti e precisamente, i prof. S. e D.A., oltre che essa ricorrente; che il Collegio Docenti, nella seduta del 13.10.1999, ritenendo di poter assegnare solo due delle suddette “funzioni obiettivo” in aggiunta alla “funzione di collaboratore vicario”, aveva nominato al riguardo, sulla base dell’attività dell’indicata commissione, che ratificava, i prof. S. e D.A.; che il Provveditorato agli Studi di Reggio Calabria aveva, poi, con nota del 7.12.1999, comunicato al Liceo l’assegnazione di un’altra funzione obiettivo (per un totale di quattro, quindi, compresa quella di collaboratore vicario); che, pertanto, in base alle indicazioni della suddetta commissione, ratificata dal Collegio dei Docenti il 13.10.1999, fin dal dicembre 1999 la quarta funzione obiettivo avrebbe dovuto essere subito assegnata ad essa ricorrente; che, però, il Collegio Docenti, “disattendendo illegittimamente ed immotivatamente le proprie precedenti determinazioni”, senza che sussistesse un “interesse pubblico” a riguardo, aveva deliberato, nella seduta del 24.1.2000, di promuovere una nuova scelta in ordine all’attribuzione della quarta funzione obiettivo (quella assegnata il 7.12.1999). decidendo, addirittura, poi, nell’ulteriore seduta del 5.2.2000, di differire all’inizio del successivo anno scolastico 2000/2001 la scelta del docente da nominare; che, nonostante ciò, il Preside del Liceo aveva delegato, tra febbraio e marzo del 2000, altro docente, esattamente la professoressa P.G., per “l’espletamento della quarta funzione obiettivo (attività di orientamento, appunto)” per la quale era stata precedentemente individuata essa I.; che tale delega alla professoressa P. era illegittima, spettando (a termini degli artt. 28 del CCNL Comparto Scuola del 26.5.1999 e 37 del CCNL Integrativo del 31.8.1999) al Collegio dei Docenti e non al Preside la potestà di assegnare le funzioni obiettivo; che, comunque, erano illegittime anche le determinazioni del Collegio dei Docenti relative alla seduta del 13.10.1999. allorchè la scelta, dovendosi fare con riferimento solo a due delle tre funzioni obiettivo originariamente individuate, era caduta sui prof. S. e D.A., perchè assunte senza alcuna motivazione, “facendo ricorso a semplice votazione”; che l’esposto operato del Preside e del Collegio dei Docenti le aveva cagionato danni consistiti, innanzitutto, nel non aver percepito il compenso previsto per l’assegnazione della funzione obiettivo (pari a circa 3.000.000 di vecchie Lire, per l’intero anno); poi, nel non averle reso possibili i benefici conseguenti al fatto che l’assegnazione della funzione obiettivo costituisce titolo di merito e preferenziale anche ai fini dell’accesso alla – dirigenza scolastica ed, inoltre, nelle ripercussioni di tutta la vicenda sulla sua “salute psichica”, per lo stato di depressione in cui era caduta.

Tutto ciò premesso, chiedeva, dunque, previo riconoscimento del suo diritto “all’assegnazione di una funzione obiettivo tra le quattro attribuite al Liceo Classico (OMISSIS)”, la condanna dei “convenuti al risarcimento dei danni tutti subiti” (ivi compreso quello biologico), quantificati in L. 100.000.000 o nella diversa misura, maggiore o minore, ritenuta di giustizia, con rivalutazione monetaria ed interessi legali oltre che al pagamento delle spese del giudizio.

Instauratosi il contraddittorio, si costituiva il convenuto Liceo Classico (OMISSIS), in persona de suo Dirigente Scolastico, e, deducendone l’infondatezza, chiedeva il rigetto dell’avversa domanda.

Non si costituiva, invece, restando contumace, il Ministero della Pubblica Istruzione.

Spiegava, poi, intervento volontario il Preside della Scuola, prof. Pa.Ca. che, contestando la fondatezza della pretesa attorea, ne chiedeva il rigetto.

2. L’adito tribunale, poi, con sentenza del 21.3.2002, dichiarato inammissibile, perchè tardivo, l’intervento volontario del Pa., rigettava la domanda della I. rilevando la legittimità dell’ operato del Liceo e dei suoi Organi, e compensava tra le parti le spese di lite.

3. Avverso tale decisione proponeva appello I.V., con ricorso depositato il 13.9.2002, e ne chiedeva la riforma, con l’accoglimento della domanda già avanzata in prime cure e la vittoria delle spese del doppio grado del giudizio.

Instauratosi il contraddicono, si costituivano, con un’unica memoria, a mezzo dell1 Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, il Ministero dell’Istruzione. Università e Ricerca (già Ministero della Pubblica Istruzione) ed il Liceo Classico (OMISSIS), in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, e, contestandone punto per punto la fondatezza, chiedevano il rigetto dell’appello, con vittoria delle spese del giudizio.

Restava contumace, invece, l’interventore volontario in prime cure.

Pa.Ca..

La Corte di Appello di Reggio Calabria con sentenza del 21 aprile – 20 giugno 2006 rigettava l’appello e, per l’effetto, confermava l’impugnata sentenza, dichiarando interamente compensate tra le parti costituite le spese del grado.

3. Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione la prof. I. con quattro motivi.

Resiste con controricorso.

Il Ministero dell’Istruzione, parte intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è articolato in quattro motivi.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’arti. 28 del contratto collettivo per il comparto della scuola del 26 maggio 1990 nonchè violazione falsa applicazione dell’art. 37 del contratto collettivo integrativo del 31 agosto 1999 e comunque violazione dell’art. 1362 e segg. c.c. in relazione alla predetto art. 37 della contratto collettivo integrativo. Deduce che l’attività di selezione dei responsabili delle funzioni obiettive risulta dalla normativa contrattuale ponendo, puntualmente e compiutamente, regole procedimentali. In particolare il richiamato art. 37 del contratto collettivo integrativo prevede espressamente che il collegio dei docenti operi la sua scelta con adeguata motivazione. Tale obbligo di motivazione secondo la ricorrente è stato violato perchè il collegio dei docenti ha deliberato con una votazione segreta, modalità questa che la giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato ritiene inconciliabile col principio di motivata valutazione comparativa degli aspiranti alla assegnazione della funzione obiettivo.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione falsa applicazione dell’art. 1218 nonchè dei principi generali di buona fede e correttezza di cui all’art. 1175 c.c. e all’art. 97 Cost..

Denuncia altresì violazione falsa applicazione dei già richiamati art. 28 del contratto collettivo di comparto e art. 37 del contratto collettivo integrativo. Deduce in particolare che la mancata assegnazione alla ricorrente della ulteriore funzione obiettivo destinata al liceo con nota del provveditore agli studi del 9 dicembre 1999 si poneva in contrasto con le regole di buona fede e correttezza contrattuale stante l’affidamento ingenerato dalla procedura paraconcorsuale espletata all’inizio dell’anno che aveva sancito il favorevole scrutinio della docente ricorrente. Censura in particolare l’attività provvedimentale dell’amministrazione della scuola diretta all’avvio di una nuova procedura per l’individuazione di una nuova area di funzione obiettivo e per la determinazione dei criteri di designazione del responsabile della stessa. Invece in relazione alla funzione obiettivo aggiuntiva assegnata con la nota provvedimentale del 7 dicembre 1999 il collegio dei docenti di rimandava l’assegnazione medesima all’anno successivo ritenendo inutile alla sua attribuzione nell’anno in corso essendo già passato il primo quadrimestre.

Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1218 c.c. nonchè violazione falsa applicazione del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 25 bis e del D.P.R. 275 del 1999, art. 13 nonchè ancora violazione falsa applicazione degli artt. 19 e 28 del contratto collettivo per il comparto della scuola e artt. 36 del collettivo integrativo. In particolare censura la sentenza impugnata con riferimento al punto relativo all’assegnazione da parte del preside della delega all’attività di orientamento in favore della professoressa P., attività che secondo la ricorrente faceva parte della funzione obiettivo assegnata in aggiunta a quelle precedenti. Ossia l’attività di orientamento, assegnata per delega del preside alla prof. P., apparteneva alla all’area della terza funzione obiettivo attribuita alla scuola.

Il preside pertanto, così facendo, avrebbe violato le norme contrattuali che indicavano il collegio dei docenti come organo deputato a scegliere e individuare le funzioni obiettivo e ad assegnarle.

Con il quarto motivo alla ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. e degli artt. 1218, 1223 e 1226 c.c.. Deduce che la corte distrettuale ha omesso di pronunciarsi in ordine alla domanda risarcitoria formulata da esser ricorrente.

2. Il ricorso – quanto ai suoi primi due motivi che possono essere valutati congiuntamente in quanto connessi – è fondato.

L’assegnazione delle funzioni obiettivo ai docenti della scuola rientra nel potere gestorio dell’amministrazione di individuazione delle mansioni lavorative del dipendente. In mancanza di un diritto soggetto tipo del dipendente a vedersi assegnate determinate mansioni piuttosto che altre, l’unica posizione soggettiva tutelata consiste nel pretesa del dipendente alla conformazione dell’Amministrazione pubblica all’obbligo di correttezza e buona fede nell’adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto. Nella fattispecie la contrattazione collettiva di comparto e integrativa disciplina il procedimento di formazione della scelta di assegnazione di queste particolari mansioni, ossia dell’esercizio delle funzioni obiettivo, ed attribuisce la scelta al collegio dei docenti, in particolare dettando precise regole procedimentali per la scelta dei docenti cui assegnare queste mansioni.

Nella specie è pacifico che la scelta del collegio dei docenti sia stata operata sulla base di una votazione segreta e quindi la motivazione della scelta riferibile all’amministrazione scolastica è consistita esclusivamente nel risultato di questa votazione. E’ mancata quindi del tutto la motivazione in ordine alle ragioni per cui dei tre docenti, aspiranti all’affidamento delle funzioni obiettivo, due fossero da preferire alla ricorrente.

Il criterio della votazione segreta è di per sè incompatibile con un obbligo contrattuale di adeguata motivazione della scelta datoriale.

La sentenza impugnata non ha in realtà disconosciuto ciò, ma ha ritenuto mancante la prova da parte della ricorrente della poziorità del suo diritto alla assegnazione della funzione obiettivo. Invece la regola procedimentale dell’obbligo di motivazione costituiva un specificazione dell’obbligo di correttezza e buona fede e dell’adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di impiego, la cui violazione poteva essere censurata dalla dipendente ex se e quindi senza la necessità di dimostrare di avere lei più diritto all’assegnazione delle mansioni degli altri due docenti che a lei furono preferiti dal collegio dei docenti.

In proposito può anche richiamarsi la giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. St., sez. 2, 24 gennaio 2001, n. 29) che ha aveva affermato in proposito che il procedimento di designazione dei docenti responsabili delle funzioni obiettivo non può concretarsi in una elezione segreta poichè questa non è idonea a far conoscere il processo logico valutativo con il quale si è pervenuti alla scelta del soggetto eletto.

3. L’accoglimento dei primi due motivi di ricorso comporta l’assorbimento degli altri motivi.

L’impugnata sentenza va quindi cassata con rinvio alla Corte d’appello di Messina perchè faccia applicazione del seguente principio di diritto: “Nel rapporto di impiego pubblico contrattualizzato l’Amministrazione datrice di lavoro è tenuta al rispetto dell’obbligo di correttezza e buona fede, che può specificarsi anche in regole procedimentali poste dalla contrattazione collettiva sia di comparto che integrativa, quali nella specie l’obbligo di motivazione della scelta del collegio dei docenti quanto all’assegnazione delle funzioni obiettivo ai docenti della scuola pubblica, obbligo non soddisfatto dal mero esito di una votazione segreta; la violazione di tale obbligo può essere denunciato dal dipendente senza che su di esso gravi anche l’onere di provare che le determinazioni dell’amministrazione, ove fossero state rispettose di tali regole procedimentali, sarebbero state a lui favorevoli”.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, alla corte d’appello di Messina.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2011

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