Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15610 del 22/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/06/2017, (ud. 09/05/2017, dep.22/06/2017),  n. 15610

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 16964 del ruolo generale dell’anno

2016, proposto da:

A.A., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso dall’avvocato

Davide Lo Giudice (C.F.: LGD DVD 67B17 B429C);

– ricorrente –

nei confronti di:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Ministro

in carica;

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Palermo n.

820/2015, pubblicata in data 1 giugno 2015;

udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in

data 9 maggio 2016 dal consigliere Augusto Tatangelo.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Ministero della Giustizia, nel corso di una procedura esecutiva per espropriazione di crediti promossa nei suoi confronti da A.A., ha proposto opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., deducendo l’impignorabilità delle somme assoggettate ad esecuzione presso la Banca d’Italia. L’opposizione è stata rigettata dal Tribunale di Agrigento.

La Corte di Appello di Palermo, in riforma della decisione di primo grado, la ha invece accolta, ha dichiarato nullo il (solo) pignoramento eseguito presso la Banca d’Italia e ha condannato il creditore procedente a restituire gli importi eventualmente assegnati in base al pignoramento nullo.

Ricorre l’ A., sulla base di due motivi.

Non ha svolto attività difensiva in questa sede l’amministrazione intimata.

Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto ritenuto destinato ad essere dichiarato inammissibile.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile, in quanto proposto tardivamente. La sentenza impugnata risulta pubblicata in data 1 giugno 2015 e, secondo quanto dichiara lo stesso ricorrente, non è stata notificata.

Dalla data della pubblicazione decorreva pertanto il termine cd. lungo per il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 327 c.p.c..

Il ricorso è stato notificato il 23 giugno 2016.

Il giudizio ha avuto inizio nel 2008 e si tratta di opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c..

Ne consegue che il termine lungo per l’impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c. (nella formulazione vigente per i processi iniziati prima del 4 luglio 2009), pari ad un anno, non potendo operare la sospensione feriale dei termini (ex plurimis: Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 22484 del 22/10/2014, Rv. 633022 01; Sez. 3, Sentenza n. 8137 del 08/04/2014, Rv. 630934 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 171 del 11/01/2012, Rv. 620864 01; Sez. 3, Ordinanza n. 9998 del 27/04/2010, Rv. 612770 01; Sez. 3, Sentenza n. 4942 del 02/03/2010, Rv. 611652 01; Sez. 3, Sentenza n. 12250 del 25/05/2007, Rv. 597640 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 2708 del 10/02/2005, Rv. 579852 01), scadeva il 1 giugno 2016.

La tardività del ricorso rende superfluo riportare i motivi posti a base dello stesso.

2. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Nulla è a dirsi in ordine alle spese del giudizio, non avendo l’amministrazione intimata svolto attività difensiva.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

 

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 9 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2017

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