Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15593 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. III, 04/06/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 04/06/2021), n.15593

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29987/2019 proposto da:

S.A., domiciliato ex lege in Roma, presso la cancelleria

della Corte di Cassazione rappresentato e difeso dall’avvocato

STEFANIA SANTILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 02/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/01/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. S.A., cittadino del Mali, chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e segg.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

2. A fondamento della sua istanza il richiedente dedusse di esser stato imprigionato, insieme al fratello, in seguito allo scoppio della guerra nel suo villaggio, (OMISSIS). Per tali ragioni il ricorrente decise di fuggire insieme al fratello, il quale morì durante il viaggio in mare. Giunto dapprima in Algeria, raggiunse l’Italia nel 2016.

La Commissione Territoriale rigettò l’istanza, ritenendo non credibile il racconto del richiedente.

Avverso tale provvedimento S.A. propose ricorso D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, ex art. 35, dinanzi il Tribunale di Milano, che con decreto n. 6815, pubblicato il 2 settembre 2019, ha rigettato il reclamo.

Il Tribunale ha ritenuto:

a) il richiedente asilo non credibile;

13) infondata la domanda di protezione internazionale perchè il richiedente asilo non aveva dedotto a sostegno di essa alcun fatto di persecuzione;

c) infondata la domanda di protezione sussidiaria perchè nella regione di provenienza del richiedente asilo non era in atto un conflitto armato;

d) infondata la domanda di protezione umanitaria poichè l’istante non aveva nè allegato, nè provato, alcuna circostanza di fatto, diversa da quelle poste a fondamento delle domande di protezione “maggiore” (e ritenute inveritiere), di per sè dimostrativa d’una situazione di vulnerabilità.

3. Il decreto è stato impugnato per cassazione da S.A., con ricorso fondato su tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non presenta difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la “violazione e falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 6, 14,17, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 27, artt. 2, 3 CEDU, ex art. 360 c.p.c., n. 3. Violazione dei parametri normativi relativi all’analisi delle domande di protezione internazionale ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), adottando criteri meramente quantitativi e violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”. Il Tribunale di Milano avrebbe escluso il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, lett. c), nonostante la presenza di violenza diffusa in gran parte del Mali. Dunque, il giudice di merito si sarebbe limitato a “valutare l’estensione diretta del conflitto con dati peraltro risalenti a un anno prima senza accertare le conseguenze dello stesso e l’effettiva esistenza di disordini e sistematiche”, non essendo sufficiente escludere la presenza di violenza nella regione di provenienza del richiedente.

4.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g) e art. 14, comma 1, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, perchè il Tribunale avrebbe erroneamente escluso che in Mali vi sia una situazione di instabilità tale da comportare minaccia grave alla vita e alla persona del richiedente alla luce delle COI offerte dal ricorrente”. Si duole della insufficienza dei report utilizzati dal giudice di merito, che avrebbe utilizzato fonti non aggiornate, con il conseguente mancato riconoscimento di una violenza sempre maggiormente diffusa in tutto il paese.

I motivi, trattati congiuntamente per la loro stretta connessione, sono infondati.

Il presupposto normativo di cui all’art. 14, lett. c), è quello della minaccia grave e individuale alla persona derivante da violenza indiscriminata scaturente da una situazione di conflitto armato interno o internazionale, minaccia che può, sia pur eccezionalmente, rilevare non in relazione alla situazione personale quando il livello di violazione dei diritti umani raggiunge un livello così elevato che il rischio risulta in re ipsa (C.G. 30 gennaio 2014, in causa C-285/12, Diakitè, punto 10.3). Ne deriva, sul piano strettamente logico, prima ancor che cronologico, che l’accertamento di tale situazione deve precedere, e non seguire, qualsiasi valutazione sulla credibilità del ricorrente.

Il Tribunale, nel rispetto di tali principi, ha adempiuto al dovere di cooperazione istruttoria, tramite la ricerca di informazioni circa la condizione sociopolitica presente in Mali da fonti aggiornate e ufficiali, da cui si evince una situazione caratterizzata da violenza diffusa e violazione dei diritti fondamentali nella parte del paese non riguardante il sud, zona di provenienza del richiedente. Tale giudizio, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente nel secondo motivo, è stato effettuato da parte del Tribunale nel rispetto del dovere di cooperazione istruttoria che richiede l’utilizzo di fonti aggiornate e affidabili per reperire informazioni in merito al luogo di provenienza del richiedente.

4.3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta “l’omesso esame circa fatti determinati. Violazione dei parametri normativi relativi all’analisi delle domande di protezione internazionale come disciplinati nel D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Il Tribunale di Milano, nel valutare la sussistenza di presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, non avrebbe compiuto alcun esame della situazione oggettiva del paese di provenienza e non avrebbe indicato le fonti in base alle quali ha accertato l’eseguibilità del rimpatrio in sicurezza e nel rispetto dei diritti umani ritenuti inviolabili come disposto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19”. Il Tribunale di Milano avrebbe del tutto omesso di valutare la situazione in relazione all’esistenza di una situazione di vulnerabilità, anche alla luce della sussistenza di una situazione di conflitto armato in Mali che determinerebbe una situazione di violenza almeno nel nord del Paese.

Il motivo è fondato.

Secondo l’interpretazione fatta propria dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato (Sez. U., Sentenza n. 29459 del 13 novembre 2019, Rv. 656062 – 02); peraltro, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente (Sez. 1 -, Ordinanza n. 13897 del 22/05/2019, Rv. 654174 – 01). In tema di protezione umanitaria, quanto più risulti accertata in giudizio una situazione di particolare o eccezionale vulnerabilità, tanto più è consentito al giudice di valutare con minor rigore il secundum comparationis, costituito dalla situazione oggettiva del Paese di rimpatrio, onde la conseguente attenuazione dei criteri rappresentati “dalla privazione della titolarità dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile e costitutivo della dignità personale (Cass. 1104/2020).

Nel caso di specie è dato leggere nella pronuncia di prime cure che “gli elementi di instabilità riscontrati nel paese di provenienza sono già stati considerati ai fini della protezione internazionale”. Il Tribunale ha considerato la situazione oggettiva presente in Mali ma non ha effettuato la comparazione sotto il profilo della violazione dei diritti umani. Pertanto il giudice del rinvio provvederà ad effettuare la valutazione comparativa tra il grado d’integrazione effettiva nel nostro Paese e la situazione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese di origine, sub specie della mancata tutela, in loco, del nucleo essenziale dei diritti fondamentali della persona.

Pertanto il Tribunale di Milano dovrà verificare la sussistenza dei profili.

5. Pertanto la Corte rigetta il primo e secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo motivo, cassa il provvedimento impugnato come in motivazione, e rinvia al Tribunale di Milano in diversa composizione che provvederà anche alle spese di questo giudizio.

P.Q.M.

la Corte rigetta il primo e secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo motivo, cassa il provvedimento impugnato come in motivazione, e rinvia al Tribunale di Milano in diversa composizione che provvederà anche alle spese di questo giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

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