Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15590 del 14/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 14/07/2011, (ud. 15/06/2011, dep. 14/07/2011), n.15590

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.G. (OMISSIS), A.V.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato CALDERANO

BIAGIO, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.S. elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE

71, presso lo studio dell’avvocato BELLUCCI MAURIZIO, che la

rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 423/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

2/02/2010, depositata il 28/04/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui agli artt. 376 e 360 bis cod. proc. civ., è stata redatta relazione;

che la relazione ha il seguente contenuto:

“1. La Corte d’Appello di Roma, decidendo una controversia in materia di locazioni, dichiarava improcedibile l’appello (sentenza 28 aprile 2010).

Rilevato il mancato rispetto del termine di dieci giorni, previsto dall’art. 435 c.p.c., comma 2 – posto che la notifica, del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione, era stata effettuata solo successivamente – la Corte motivava l’improcedibilità sostenendo che, pur trattandosi di termine ordinatorio, l’avvenuta scadenza, senza richiesta di proroga, determinava conseguenze analoghe a quelle ricollegabili al decorso del termine perentorio, quali la rilevabilità d’ufficio e la non sanabilità. Richiamava la decisione Cass. s.u. n. 20604 del 2008.

1.1. Il ricorso in appello e il relativo decreto sono stati notificati il 9 ottobre 2008; l’udienza di discussione era fissata per la data del 2 febbraio 2010; quindi, risulta rispettato l’art. 435 c.p.c., comma 3.

2. Avverso la suddetta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i coniugi D.G. e A.V., con un motivo.

E’ applicabile ratione temporis la L. n. 69 del 2009.

Proposta di decisione.

1. Con il ricorso si deduce la violazione dell’art. 435 in relazione agli artt. 154 e 164 c.p.c..

Il ricorso è manifestamente fondato sulla base del principio consolidato, secondo cui “Nel rito del lavoro, il termine di dieci giorni assegnato all’appellante per la notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza di discussione (art. 435 cod. proc. civ., comma 2,) non è perentorio e, pertanto, la sua inosservanza non comporta decadenza, sempre che resti garantito all’appellato uno “spatium deliberando non inferiore a venticinque giorni prima dell’udienza di discussione, perchè egli possa apprestare le proprie difese (art. 435 cod. proc. civ., comma 3)” (Cass. n. 21358 del 2010).

1.1. La suddetta decisione ha deciso una fattispecie identica, sulla base della giurisprudenza costante, relativa al mancato rispetto del termine per la notifica, concernente sia il primo grado (art. 415 c.p.c., Cass. n. 26039 del 2005) che l’appello (Cass. n. 352 del 1987), in ipotesi in cui risultava rispettato il termine tra la data della notifica e l’udienza di discussione. In essa si argomenta diffusamente (si v. motivazione) in ordine: a) alla regolazione legislativa (nel senso della permanenza degli effetti della compiuta notifica nel caso di rispetto del comma 3) delle conseguenze dell’inosservanza del termine di cui al comma 2, con conseguente superamento della esigenza della preventiva richiesta di proroga; b) alla non ipotizzabilità della violazione del principio della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.) rispetto alla disciplina legislativa suddetta; c) alla non pertinenza della svolta effettuata da Cass. s.u. n. 20604 del 2008 (successivamente confermata), secondo cui “Nel rito del lavoro l’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della cosiddetta ragionevole durata del processo “ex” art. 111 Cost., comma 2 – al giudice di assegnare, ex art. 421 cod. proc. civ., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 cod. proc. civ.”, relativa alla diversa ipotesi di inesistenza di notificazione e non alla notificazione effettuata in ritardo.

1.2. La non pertinenza della decisione delle s.u. del 2008, rispetto alla questione di diritto in esame, è stata confermata dalla Corte costituzionale (ordinanza n. 60 del 2010), che ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 435 c.p.c., prospettata sulla base della suddetta decisione delle s.u., per evidente erroneità del presupposto interpretativo.

L’accoglimento del ricorso è correlato alla sussistenza di precedenti conformi”;

che la suddetta relazione è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che il Collegio condivide le osservazioni in fatto e le argomentazioni e le conclusioni in diritto della relazione;

che le parti non hanno mosso rilievi;

che, pertanto, il ricorso – correlato alla sussistenza di precedenti conformi – deve essere accolto;

che la causa deve essere rimessa alla Corte di merito, che liquiderà anche le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 15 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA