Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15588 del 22/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 22/06/2017, (ud. 01/03/2017, dep.22/06/2017),  n. 15588

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3766/2016 proposto da:

V.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CASETTA MATTEI

239, presso lo studio dell’avvocato SERGIO TROPEA, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPINA PISTONE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, C.F. (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2901/34/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI PALERMO, SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata

l’01/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’01/03/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito del D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016;

dato atto che il collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 2901/34/2015, depositata il primo luglio 2015, non notificata, la CTR della Sicilia – sezione staccata di Catania – ha accolto l’appello proposto dalla locale Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate nei confronti del Dott. V.G., per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Catania, che aveva invece accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che il professionista aveva presentato per l’Irap versata negli anni dal 1999 al 2004.

Avverso la pronuncia della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha affermato la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione riguardo all’attività svolta dal professionista, medico di base convenzionato con il SSN, avendo genericamente la CTR osservato che in tal senso deponeva non solo la sussistenza di costi per prestazioni di lavoro dipendente ma anche per compensi corrisposti a terzi, per importi, talvolta, non trascurabili, per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale.

Il motivo è manifestamente fondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 10 maggio 2016, n. 9451), hanno affermato il principio che il requisito dell’autonoma organizzazione di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, quale presupposto impositivo dell’Irap, ricorre quando il contribuente: “a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segretaria ovvero meramente esecutive”.

La decisione impugnata, che ha omesso di valutare le mansioni cui è stato adibito il personale dipendente (parte ricorrente assume trattarsi di un unico impiegato con mansioni di concetto) senza chiarire, peraltro, in relazione a ciascun periodo d’imposta, gli importi che si desumono diversificati, per compensi corrisposti a terzi, parimenti senza indicare la natura delle relative prestazioni, incorre, alla stregua del principio di diritto sopra enunciato, ribadito dalla successiva giurisprudenza di questa Corte, in falsa applicazione delle succitate norme di diritto quanto alla verifica del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.

Il ricorso va quindi accolto per manifesta fondatezza in relazione al primo motivo, assorbito il secondo.

La sentenza impugnata va pertanto cassata in relazione al motivo accolto, assorbito il secondo, con conseguente rinvio per nuovo esame alla CTR della Sicilia – sezione staccata di Catania – che, nell’uniformarsi al principio di diritto sopra enunciato, provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

Accoglie il ricorso, in relazione al primo motivo, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia – sezione staccata di Catania – in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 1 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA