Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15587 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. III, 04/06/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 04/06/2021), n.15587

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29781/2019 proposto da:

N.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE REGINA

MARGHERITA 239, presso lo studio dell’avvocato VALENTINA VALERI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIACOMO CAINARCA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 21/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/01/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. N.L., cittadino nigeriano nato ad (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale. La Commissione territoriale rigettò l’istanza.

Il provvedimento è stato confermato dal Tribunale di Milano, che, con Decreto n. 6726/2019 del 21 agosto 2019, ha rigettato il reclamo.

2. Tale pronuncia è stata impugnata per cassazione da N.L. con ricorso fondato su due motivi.

Il Ministero dell’Interno si costituisce per resistere al ricorso senza spiegare alcuna difesa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3.1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost., comma 3, nonchè del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, in relazione all’art. 360, nn. 3 e 5.

Il Tribunale avrebbe errato laddove non ha concesso al ricorrente la protezione “per gravi motivi umanitari” che trova la sua fonte nell’art. 10 Cost., comma 3 e nel D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e si distingue dalla protezione internazionale di diritto sovranazionale operando come contro-limite al potere di respingimento dello straniero. In particolare, il suo ambito applicativo uscirebbe dal “cono di luce della protezione internazionale proiettando la sua capacità di copertura e protezione nelle zone d’ombra in quella sede non contemplate” a garanzia di una “copertura maggiore” all’interno del quale troverebbe tutela la situazione del ricorrente.

3.2. Con il secondo motivo di ricorso lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ai sensi dell’art. 360, nn. 3 e 5, per non aver il Tribunale valorizzato il diverso e più attenuato grado di personalizzazione del rischio richiesto ai fini della concessione della protezione sussidiaria nonchè per non aver il Tribunale adeguatamente valutato le fonti dalle quali sarebbe ricavabile una “allarmante situazione di violenza indiscriminata” del territorio nigeriano.

Il ricorso non rispetta il requisito della esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, che, essendo considerato dalla norma come uno specifico requisito di contenuto-forma del ricorso, deve consistere in una esposizione che deve garantire alla Corte di cassazione, di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass. sez. un. 11653 del 2006). La prescrizione del requisito risponde non ad un’esigenza di mero formalismo, ma a quella di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (Cass. sez. un. 2602 del 2003). Stante tale funzione, per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, è necessario che il ricorso per cassazione contenga, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, l’indicazione sommaria delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni e, dunque, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si è fondata la sentenza di primo grado, delle difese svolte dalle parti in appello, ed in fine del tenore della sentenza impugnata.

Poichè il ricorso, nell’esposizione del fatto, non rispetta tali contenuti è inammissibile.

4. Pertanto la Corte rigetta il ricorso. Non è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio, attesa la indefensio della parte pubblica.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

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