Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15580 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. III, 04/06/2021, (ud. 14/12/2020, dep. 04/06/2021), n.15580

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32746/2018 proposto da:

C.A., rappresentato e difeso dall’AVVOCATO ROLANDO SEPE,

e con il medesimo elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE TRASTEVERE

131, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PIEMONTE,

Sepe.rolando.avvocatifoggia.legalmail.it,

luigipiemonte.ordineavvocatiroma.org;

– ricorrente –

contro

G.P., L.L., CA.AN., IL MESSAGGERO SPA,

S.R.A., rappresentati e difesi dagli AVVOCATI PIETRO CAVASOLA, e

LEONARDA SILIATO, ed elettivamente domiciliati presso lo studio

degli stessi in ROMA, VIA A. DEPRETIS 86, pec:

pietro.cavasola.legalmail.it, leonarda.siliato.legalmail.it;

c.a., RCS MEDIAGROUP SPA, D.B.F.,

rappresentati e difesi dall’AVVOCATO SANTE RICCI, ed elettivamente

domiciliati presso lo studio del medesimo in ROMA, VIA DELLE QUATTRO

FONTANE 161, pec: sante.ricci.pec.nctm.it

V.A., rappresentato e difeso dall’AVVOCATO ROMANO

VACCARELLA, ed elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO VITTORIO

EMANUELE II 269, pec: romanovaccarella.ordineavvocatiroma.org;

LU.MA., M.E., rappresentati e difesi dagli AVVOCATI

VIRGINIA RIPA DI MEANA, e VALERIA VACCHINI, ed elettivamente

domiciliati presso lo studio delle medesime in ROMA, P.ZA SANTI

APOSTOLI 81,

pec: virginiaripadimeana.ordineavvocatiroma.org,

valeriavacchini.ordineavvocatiroma.org

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2276/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/12/2020 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

C.A., con atto di citazione del 19/3/2008, convenne davanti al Tribunale di Roma i direttori dei quotidiani (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) e gli autori di articoli aventi ad oggetto l’inchiesta condotta sui vigili del gruppo Parioli e sul loro comandante C., imputati di favoreggiamento e concussione in ordine a malversazioni poste in essere nei confronti di commercianti dei (OMISSIS). Ad avviso dell’attore gli articoli incriminati presentavano contenuto altamente diffamatorio e non erano, peraltro, neppure sostenuti dal requisito essenziale della verità della notizia. In particolare in essi si riferiva che il C. era stato arrestato per concussione quando, invece, le accuse mosse al medesimo erano state di falso e favoreggiamento personale (nel reato di concussione).

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 21472 del 26/7/2012, rigettò la domanda ritenendo che, trattandosi di cronaca giudiziaria, il requisito della verità della notizia – quale scriminante del diritto di cronaca – doveva essere inteso quale verità putativa e dunque quale sicura riferibilità della notizia alla fonte; che le notizie riferite differivano solo in minima parte da quelle effettivamente riguardanti l’attore, essendo in ogni caso le accuse contestategli molto gravi e le differenze tra quanto riferito nell’articolo e quanto contestato in sede penale non tali da alterare in modo significativo il nucleo essenziale della notizia, essendo stati, peraltro, gli articoli scritti nell’immediatezza dei fatti e sulla base di una indagine dei Nas che aveva proprio ipotizzato per il C. il concorso nel reato di concussione; il Tribunale ritenne osservato altresì il limite della continenza delle espressioni utilizzate, constatando il frequente ricorso nel testo a formule dubitative atte ad attenuare l’offensività del contenuto.

Il C. propose appello ed anche la Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 2276 del 10/4/2018, ha concluso, rigettando l’appello, per la sussistenza della scriminante del diritto di cronaca.

Il C. ha allora proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. Hanno resistito, con distinti controricorsi, V.A., (OMISSIS) SpA, M.E., RCS Mediagroup SpA, D.B.F. e c.a..

La causa è stata fissata per la trattazione in Adunanza Camerale ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c., in vista della quale Rcs Mediagroup, D.B.F. e c.a., d’un lato ed M.E. dall’altro hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo di ricorso – violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ed erronea applicazione della scriminante di cui all’art. 51 c.p., quale esercizio del diritto di cronaca – il ricorrente si duole che la sentenza abbia fatto propria la scriminante del diritto di cronaca per rigettare la domanda nonostante non fosse stato osservato il requisito della verità della notizia dal momento che gli autori degli articoli avevano imputato al C. una condotta che non gli era mai stata contestata. Ad avviso del ricorrente non sarebbe stato neppure possibile invocare la marginale inesattezza della notizia rispetto a quanto riportato per escluderne l’offensività.

1.1 Occorre rilevare che il motivo difetta di autosufficienza e dunque risulta privo del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, in quanto il ricorrente non ha fornito l’indicazione specifica delle copie degli articoli di stampa censurati con la sua prospettazione nè dell’ordinanza cautelare del Gip di Roma, necessaria per verificare la diversità tra la notizia divulgata e quanto effettivamente contestato al C. in sede penale. In effetti il ricorrente si limita a riportare pochi stralci degli articoli di stampa incriminati non idonei ad “identificare” il contenuto degli articoli stessi nè indica in quale sede del giudizio di merito tali documenti siano stati prodotti. Gli articoli vengono evocati nell’esposizione del fatto ma individuati solo con riferimenti generici al numero di documento senza precisare a cosa si riferisca la numerazione indicata nè la sede cui la stessa si raccorda. In tal modo, si omette sia di localizzare tale sede nello svolgimento del giudizio di merito, sia, e soprattutto, di localizzarla in questo giudizio di legittimità, con la conseguenza che questa Corte non è posta in grado di esaminare gli articoli di stampa. Inoltre, il motivo si fonda sul contenuto dell’ordinanza cautelare del GIP di Roma, ma si omette sia di riprodurlo il contenuto per la parte che sorreggerebbe il motivo, sia nuovamente di localizzare l’atto nel giudizio di merito e in questo giudizio di legittimità.

La disamina dei detti documenti, nel contesto di un ricorso la cui unica censura consiste nella pretesa erronea valutazione della sussistenza del requisito della verità putativa della notizia, appare imprescindibile. Questa Corte ha avuto modo di ribadire la centralità del principio di autosufficienza del ricorso proprio in materia di diffamazione a stampa con la sentenza n. 4068 del 2014 dove ha argomentato che, in relazione ad una causa risarcitoria avente ad oggetto dichiarazioni asseritamente diffamatorie compiute a mezzo stampa, la parte che muova critiche alla valutazione compiuta dal giudice di appello, sia in fatto che in diritto, circa la natura diffamatoria dello scritto in questione e la sussistenza del relativo reato, è tenuta, in ossequio al c.d. principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, ad individuare – se del caso riproducendolo direttamente, ove necessario in relazione all’oggetto della critica di cui al motivo, ed eventualmente indirettamente, ove l’apprezzamento della critica lo consenta – il contenuto dell’articolo nella parte cui la critica si riferisce, specificando anche dove la Corte possa esaminarlo per verificarne la conformità del contenuto riprodotto rispetto a quello effettivo (Cass. Sentenza n. 3338 del 11/02/2009).

2. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato alle spese del giudizio di cassazione liquidate come in dispositivo. Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, del cd. “raddoppio” del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente a pagare in favore di Rcs Mediagroup SpA, M.E., D.B.F. e Lu.Ma. la somma di Euro 7.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%, ed in favore sia de Il Messaggero SpA, G.P., S.R.A., L.L., Ca.An., da un lato, sia di V.A., dall’altro, la somma di Euro 5.600 (oltre Euro 200 per esborsi), oltre accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 14 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

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