Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15579 del 27/07/2016


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Cassazione civile sez. trib., 27/07/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 27/07/2016), n.15579

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. IZZO Fausto – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – rel. Consigliere –

Dott. CATENA Rossella – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18709-2010 proposto da:

DRENGOT SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del liquidatore pro tempore,

V.M.G., V.R., C.A. tutti soci,

rappresentati e difesi dall’avvocato AUGUSTO IMONDI con studio in

CASERTA VIA TURATI 55 (avviso postale ex art. 135) giusta delega a

margine;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI AVERSA, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 24/2010 della COMM.TRIB.REG. di NAPOLI,

depositata il 04/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/06/2016 dal Consigliere Dott. PIERLUIGI DI STEFANO;

udito per il controricorrente l’Avvocato PUCCIARIELLO che si riporta

agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Drengot S.r.l. in liquidazione ed i soci V.R., V.M.G. ed C.A. propongono ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Aversa, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Napoli n. 24/45/10 del 28/1-4/2/2010, relativa ad una controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso a carico della società, esercente l’attività di ristorante pizzeria, che individuava una maggiore rendita di impresa per l’anno 2005 nella misura di Euro 119.231,00 e, in conseguenza, rideterminava le imposte dovute, con sanzioni ed interessi, dalla società e dai singoli soci.

1.1 Secondo la CTR la Agenzia delle Entrate aveva operato sulla base di una corretta valutazione di congruità utilizzando i dati contabili rilevati e non contestati. La sentenza di appello, quindi, in riforma della sentenza di primo grado che aveva parzialmente accolto il ricorso, rigettava la domanda iniziale confermando l’accertamento.

Deducono:

2. con il primo motivo la violazione di legge (L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4 bis) sull’obbligo per l’Ufficio di indicare le ragioni per il disconoscimento dei valori dichiarati dal contribuente che non siano ritenuti adeguati al volume dei ricavi accertato. Contesta, quindi, che la CTR non abbia constatato la mancanza assoluta di motivazione ed abbia invece ritenuto soddisfatto l’obbligo di motivazione richiesto dalla norma invocata con la sola esposizione degli elementi di fatto che, per la Agenzia delle Entrate, proverebbero il maggior reddito di impresa.

2.1 Con il secondo motivo la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 sulla idoneità delle presunzioni applicate alla concreta determinazione del reddito del contribuente, attesa la riferibilità degli elementi valutati ad un diverso e successivo anno di imposta (2008 rispetto al 2005). Indica ad esempio il dato, ben diverso, del personale dipendente, 3 nel 2000 e 12 nel 2008. Tale ultimo dato era risultato fuorviante e significativo nell’economia della sentenza. Anche il costo dei pasti utilizzato quale parametro era quello del 2008 non quello del 2005. Erroneamente la CTR aveva ritenuto che non fosse dimostrato il prezzo del 2005 secondo quanto riportato dalla ricorrente, la quale, inoltre, contrariamente a quanto ritenuto dalla Commissione Regionale, aveva presentato gli scontrini di chiusura delle operazioni giornaliere a dimostrazione degli incassi e dei prezzi. Gli stessi ricorrenti presentano, quindi, un conteggio che tiene conto della rivalutazione dei prezzi dando atto che, anche per solo parte delle voci, applicando gli effettivi valori del 2005, il calcolo finale dei ricavi trova corrispondenza in quanto dichiarato.

Smentiscono anche l’argomento logico della Agenzia delle Entrate secondo il quale il finanziamento della società da parte dei soci, a fronte della redditività della stessa, appariva chiaramente un escamotage per coprire la produzione di reddito in misura superiore a quella corrispondente alla documentazione.

2.2 Con il terzo motivo la violazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36) sulla insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza di secondo grado. L’ esposizioni dei motivi non è esauriente e la Corte si limita ad aderire alla tesi dell’ufficio finanziario.

3. La Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso con il quale deduce:

– quanto al primo motivo che l’ufficio ha adempiuto all’obbligo di motivazione, cosa di cui ha dato atto la CTR con valutazione di merito. Le parti erano state poste indiscutibilmente in grado di controdedurre.

– Quanto al secondo motivo, rileva che le incongruenze indicate dalla Agenzia delle Entrate derivano direttamente dalla visione dei dati contabili, riferiti al corretto anno di accertamento, e da quanto dichiarato dalla parte; a fronte degli elementi valutati dalla Agenzia, spettava alla contribuente offrire diversi elementi per smentire tale ricostruzione.

– Quanto al terzo motivo, rileva la evidente inammissibilità perchè non sono state date indicazioni su quali siano i punti di illogicità o carenza prospettando il ricorso soltanto una diversa ricostruzione del materiale acquisito.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato.

1. Il primo motivo parla in modo generico di una motivazione che sarebbe insufficiente senza, però, segnalarne carenze significative, avendo dato atto che la Agenzia delle Entrate ha individuato gli elementi di fatto per ricostruire il reddito in misura superiore agli studi di settore. I ricorrenti sono stati portati a conoscenza dei dati significativi e posti in condizioni di controdedurre, così realizzando la motivazione la sua essenziale finalità.

1.1 Il secondo motivo riferisce di presunti errori consistenti nella utilizzazione di dati contabili riferiti ad un anno diverso rispetto a quello di accertamento, ma ciò non risulta dal provvedimento impugnato. Risulta, invece, che la verifica è avvenuta nel gennaio 2008 utilizzando i dati contabili del 2005, individuati in contraddittorio con la parte; l’unico dato oggi richiamato è quello del menu asseritamente del 2005, del tutto inidoneo a offrire una prova certa in contrasto con i dati specifici individuati dalla Agenzia. Risulta, comunque, che la Commissione Tributaria ha espressamente valutato la produzione documentale escludendo che fossero stati presentati scontrini specifici in grado di smentire che i prezzi praticati fossero quelli ricostruiti. Quanto al dato del numero dei dipendenti, risulta come non sia stato ritenuto fondante in quanto l’accertamento deriva essenzialmente dalla valutazione della quantità di merce utilizzata nei periodi in esame. Inoltre la CTR ha considerato quale fosse il reddito netto dei soci, ed in tal modo ha dimostrato la impossibilità dell’autofinanziamento; sul punto non è stata offerta alcuna allegazione contraria.

In conclusione, contrariamente a quanto riferito nel motivo di impugnazione, la ricostruzione contabile risulta corretta.

1.2 Il terzo motivo deduce un presunto vizio di motivazione, consistente nella ripetizione degli argomenti della Agenzia delle Entrate che, però, non tiene conto che le Sezioni Unite di questa Corte, proprio con riferimento alla sentenza la cui motivazione consista sostanzialmente nella piena adesione (e ricopiatura) ad un atto di parte, hanno affermato “E’ inoltre da evidenziare che, non rilevando il percorso psicologico del giudice ma le ragioni effettivamente poste a sostegno della decisione, neppure può dedursi in maniera aprioristica….. che, per il solo fatto di essersi limitato a riportare le argomentazioni di un atto di parte, il giudice abbia omesso ogni autonoma valutazione (ovvero abbia omesso di considerare le ragioni della controparte), se ciò non emerge in maniera oggettiva dalla motivazione, ben potendo il giudice avere autonomamente valutato le posizioni ed argomentazioni, utilizzando poi per motivare la propria decisione le ragioni esposte nell’atto di una delle parti (eventualmente anche senza nulla aggiungere ad esse) in quanto ritenute corrette ed esaustive, perciò idonee a dare conto della decisione assunta…” (Sez. Un. civili, Sentenza n. 642 del 16/01/2015, Rv. 634091) “. Ciò, quindi, esclude il rilievo delle doglianze del terzo motivo.

2. Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in complessivi Euro 5000 oltre spese liquidate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2016

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