Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15571 del 04/06/2021

Cassazione civile sez. un., 04/06/2021, (ud. 13/04/2021, dep. 04/06/2021), n.15571

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Primo Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente di Sez. –

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente di Sez. –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di giurisdizione 15197/2020 proposto

d’ufficio dal TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA SICILIA, con

ordinanza n. 584/2020 depositata il 9/3/2020 nella causa tra:

TEMENOS SOC. COOP. SOCIALE;

– ricorrente non costituita in questa fase –

contro

COMUNE DI AGRIGENTO, ARCIDIOCESI DI (OMISSIS);

– resistenti non costituiti in questa fase –

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/04/2021 dal Consigliere MAURO DI MARZIO;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale MARIO

FRESA, il quale chiede che le Sezioni Unite della Corte di

cassazione dichiarino la giurisdizione del giudice amministrativo.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. – La Società Cooperativa sociale Temenos ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Agrigento il Comune di Agrigento nonchè l’Arcidiocesi di Agrigento esponendo quanto segue:

-) con verbale di constatazione di violazione amministrativa del 1 agosto 2017, agenti del Comando di polizia municipale di Agrigento avevano accertato che essa attrice aveva violato gli artt. 11 e 20 del Regolamento comunale per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, comminando la sanzione amministrativa, prevista dall’art. 20 C.d.S., di Euro 169,00, e, successivamente, la sanzione accessoria del ripristino dello stato dei luoghi;

-) in particolare, secondo gli agenti, la Società Cooperativa sociale Temenos non era stata “in grado di esibire il titolo per l’occupazione di suolo pubblico di mq. 60 circa utilizzando parte della Piazza (OMISSIS)… per la posa di ombrelloni, tavoli e sedie a servizio della propria attività”;

-) l’area in questione, tuttavia non apparteneva al Comune, ma all’Arcidiocesi, che ne aveva concesso il godimento alla Società con appositi contratti di comodato e locazione commerciale.

La Società Cooperativa sociale Temenos ha concluso per l’annullamento della “diffida prot. n. 81515 del 18/10/2017, notificata il 25/10/2017 con cui il Comune di Agrigento diffida la ditta Temenos Coop. Sociale al ripristino dello stato dei luoghi in Piazza (OMISSIS) per le motivazioni sopra esposte”, ovvero, in subordine, per il caso di accertamento della titolarità dell’area in capo al Comune, per la dichiarazione di responsabilità “della Chiesa di (OMISSIS) e della Arcidiocesi di (OMISSIS)… nella qualità di comodante che ha concesso in comodato un bene di cui non poteva disporre, e per l’effetto condannare la Chiesa di (OMISSIS) e/o la Diocesi di (OMISSIS)… al pagamento delle sanzioni emesse dal Comune di Agrigento per i fatti di cui sopra”.

2. – Con ordinanza del 9 luglio 2018 il Tribunale di Agrigento ha dichiarato la propria incompetenza per materia, competente essendo il giudice di Pace di Agrigento.

Ha ritenuto il giudice adito che “la controversia de qua ha ad oggetto l’opposizione proposta dalla parte ricorrente avverso sia il verbale di contestazione di violazione di norme del C.d.S., predisposto nei suoi confronti da agenti del Comando di polizia locale di Agrigento in data 1 agosto 2017; sia la diffida prot. n. 81575 del 18 ottobre 2017, con cui la stessa è stata diffidata dal dirigente del Settore II del Comune di Agrigento a ripristinare lo stato dei luoghi oggetto del contendere. Di guisa che, ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, competente per materia a conoscere e decidere la suddetta opposizione è il giudice di pace del luogo ove è stata commessa la violazione, ossia il giudice di pace di Agrigento”.

3. – Riassunto dall’attrice il giudizio dinanzi al Giudice di pace, il giudice indicato come competente, con sentenza del 20 aprile 2019, ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione e assegnato il termine di giorni 60 dalla data di pubblicazione della sentenza per la riassunzione della causa dinanzi al Tribunale amministrativo regionale di Palermo, con compensazione di spese.

Si legge in detta sentenza che “l’oggetto dell’impugnazione è la diffida al ripristino dello stato dei luoghi, con la quale viene irrogata una misura ripristinatoria, e non il verbale di contestazione ad essa sotteso, che commina, invece, una sanzione amministrativa pecuniaria, avente natura punitiva. E’ opportuno evidenziare che, a differenza delle sanzioni punitive che hanno carattere afflittivo e la cui contestazione si risolve nell’dedurre un diritto soggettivo, le misure ripristinatorie tendono a realizzare direttamente l’interesse pubblico leso dall’atto illecito, con la conseguenza che, in tal caso, sussistono in capo al privato soltanto posizioni soggettive di interesse legittimo. Ne discende, pertanto, che nel primo caso le eventuali controversie rientrano nella cognizione dell’autorità giudiziaria ordinaria, nel secondo, invece, la materia è riservata alla giurisdizione del giudice amministrativo. Orbene, poichè nella concreta fattispecie si controverte in ordine alla legittimità o meno di una misura ripristinatoria, l’autorità adita non può adottare alcuna decisione nel merito, essendo la cognizione della materia riservata al giudice amministrativo”.

4. – Riassunto dall’attrice il giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, il giudice indicato come dotato di giurisdizione, con ordinanza del 9 marzo 2020, ha sollevato conflitto negativo di giurisdizione.

Ha osservato il giudice amministrativo che “nella particolare fattispecie in esame parte in causa non è il solo Comune, ma anche l’Arcidiocesi di Agrigento che, nella prospettazione di parte ricorrente, dovrebbe essere il proprietario dell’area oggetto dell’ordine di sgombero di cui alla diffida impugnata. Di conseguenza, la questione relativa alla pregiudiziale verifica della proprietà del bene (area antistante la Chiesa di (OMISSIS)) e del sottostante rapporto negoziale di comodato deve essere decisa in via principale e quindi con efficacia erga omnes; non potendo lo speciale sindacato incidentale del giudice amministrativo, ex art. 8 c.p.a., estendersi anche all’ipotesi in cui, come nel caso in esame, resistano in giudizio entrambi i soggetti che (implicitamente o espressamente) assumono di essere proprietari del bene oggetto dell’atto amministrativo impugnato da un terzo”.

5. – Le parti non hanno spiegato difese in questa sede.

6. – Il Procuratore Generale ha concluso per la dichiarazione della giurisdizione del giudice amministrativo.

Diritto

RITENUTO

Che:

7. – Va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, nonchè la competenza del Giudice di pace di Agrigento.

7.1. – Come risulta dall’originario ricorso introduttivo del giudizio di primo grado dinanzi al Tribunale di Agrigento, la polizia municipale di Agrigento, a fronte della contestata occupazione di suolo pubblico, ha nel caso di specie fatto applicazione dell’art. 20 C.d.S. (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285).

Tale disposizione, nel testo applicabile ratione temporis, stabiliva: “1. Sulle strade di tipo A), B), C) e D) è vietata ogni tipo di occupazione della sede stradale…

4. Chiunque occupa abusivamente il suolo stradale, ovvero, avendo ottenuto la concessione, non ottempera alle relative prescrizioni, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 169 a Euro 680.

5. La violazione di cui ai commi 2, 3 e 4 importa la sanzione amministrativa accessoria dell’obbligo per l’autore della violazione stessa di rimuovere le opere abusive a proprie spese, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI”.

Il ripristino dello status quo ante, a carico di colui il quale si sia reso responsabile dell’occupazione di suolo pubblico, ha, dunque, per espressa previsione normativa, natura di sanzione amministrativa accessoria.

Dopo di che, del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, sotto la rubrica “Dell’opposizione al verbale di accertamento di violazione del C.d.S.”, assoggetta le opposizioni ivi previste al rito del lavoro ove non diversamente stabilito, opposizioni da proporsi dinanzi al Giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione, e soggiunge al comma 4 che: “L’opposizione si estende anche alle sanzioni accessorie” (in generale sul tema della giurisdizione sulle sanzioni accessorie v. Cass., Sez. Un., 21 settembre 2020, n. 19664).

7.2. – Ciò detto, il petitum sostanziale spiegato dalla società originaria attrice aveva evidentemente ad oggetto la caducazione della sanzione irrogata, sia con riguardo al profilo pecuniario (si vedano le conclusioni, in particolare subordinate, già precedentemente trascritte), sia, soprattutto con riguardo al profilo della sanzione accessoria, presumibilmente di maggior rilievo pratico per l’attrice, giacchè tale da comportarne la cessazione dell’attività svolta in loco.

Petitum sostanziale devoluto per espressa previsione normativa, alla luce delle disposizioni più sopra trascritte, alla giurisdizione del giudice ordinario.

7.3. – Quanto precede esime dall’osservare che la declinatoria della giurisdizione, da parte del giudice di pace, è intervenuta quando sul punto si era ormai formato il giudicato implicito, a seguito della declinatoria di competenza da parte del Tribunale: e ciò perchè ogni giudice, anche qualora dubiti della sua competenza, deve sempre verificare innanzitutto, anche di ufficio, la sussistenza della propria giurisdizione (Cass., Sez. Un., 5 gennaio 2016, n. 29), di guisa che la decisione sulla competenza presuppone l’affermazione, quantomeno implicita, da parte del giudice investito della causa, della propria giurisdizione (Cass. Sez. Un., 22 febbraio 2018, n. 4361), affermazione di giurisdizione non assoggettata ad impugnazione, con quel che segue.

8. – Dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, le parti vanno quindi rimesse alla competenza del Giudice di pace di Agrigento.

P.Q.M.

dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e la competenza del Giudice di pace di Agrigento.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2021

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