Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15570 del 14/07/2011

Cassazione civile sez. trib., 14/07/2011, (ud. 22/06/2011, dep. 14/07/2011), n.15570

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,

nei cui Uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 e domiciliata;

– ricorrente –

contro

C.C. residente a (OMISSIS);

– intimata –

Avverso la sentenza n.20/24/2007 della Commissione Tributaria

Regionale di Firenze – Sezione n. 24, in data 27/03/2007, depositata

il 18 maggio 2007;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22 giugno 2011 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Presente il P.M. Dott. SORRENTINO Federico.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Nel ricorso iscritto a R.G. n. 17152/2008, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 20-24-2007 pronunziata dalla C.T.R. di Firenze, Sezione n.24, il 23.03.2007 e DEPOSITATA il 1 maggio 2007.

Con tale decisione, la C.T.R. ha respinto l’appello dell’Agenzia Entrate ed annullato la cartella di pagamento impugnata.

2- Il ricorso, che attiene ad impugnazione di cartella di pagamento relativa ad irpef dell’anno 1996, censura l’impugnata sentenza per violazione o falsa applicazione della L. n. 114 del 1997, art. 17.

3 – L’intimata, non ha svolto difese in questa sede.

4 – I Giudici di appello hanno ritenuto infondata la pretesa impositiva nei confronti dell’intimata, nella considerazione che risultava essere stato violato il diritto di difesa della C., in quanto alla stessa non era stato notificato l’avviso di accertamento in una all’intimata cartella.

5 – Il mezzo sembra manifestamente fondato,sulla base del consolidato e condiviso principio secondo cui Ai sensi della L. 13 aprile 1977, n. 114, art. 17, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costituisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce tutte le conseguenze, vantaggiose ed eventualmente svantaggiose, che derivano dalla legge e che ne connotano il peculiare regime, a prescindere dalle successive vicende del matrimonio (Cass. N.2021/2003).

E’ stato, pure, precisato che, Ai sensi della L. 13 aprile 1977, n. 114, art. 17, – il quale prevede che, ove i coniugi abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi, gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi i coniugi e notificati nei confronti del marito, e che i coniugi medesimi sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito -, la responsabilità solidale della moglie si estende alle obbligazioni derivanti dal successivo accertamento di un maggior reddito a carico del marito, titolare dell’impresa familiare in cui la moglie e1 collaboratrice.

Tale disciplina non si pone in contrasto, nè con i principi di eguaglianza e di capacità contributiva, atteso che il collaboratore familiare ha poteri di indirizzo e controllo sulla gestione dell’impresa familiare (tali da consentirgli di verificare gli utili effettivamente conseguiti) e che l’accertamento riguarda un reddito omesso, o infedelmente indicato, nella dichiarazione congiunta, frutto di libera scelta del contribuente, nè con il diritto di difesa della moglie, la quale può tutelare i propri diritti in sede di impugnazione dell’avviso di mora conseguente all’avviso di accertamento notificato al marito (e del quale non aveva avuto legale conoscenza), ancorchè questo sia divenuto definitivo per mancata impugnazione da parte del coniuge (Cass. 5169/2002, n. 2168/2001).

6 – Data la delineata realtà processuale, sulla base del richiamato principio, si propone, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., di trattare la causa in Camera di Consiglio, accogliendo il ricorso per manifesta fondatezza.

Il Relatore Cons. Antonino Di Blasi”.

La Corte, Vista la relazione, il ricorso e gli altri atti di causa;

Considerato che in esito alla trattazione del ricorso, il Collegio, condividendo le argomentazioni svolte nella relazione, ritiene di dover accogliere il ricorso, per manifesta fondatezza;

Considerato che, per l’effetto, cassata l’impugnata decisione, la causa va rinviata ad altra sezione della CTR della Toscana, la quale procederà al riesame e, adeguandosi, ai richiamati principi, deciderà nel merito ed anche sulle spese del presente giudizio di legittimità, motivando congruamente;

Visti gli artt. 375 e 380 bis del c.p.c..

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa l’impugnata decisione e rinvia ad altra sezione della CTR della Toscana.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA